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La "fabbrica delle incertezze", tra iperrealismo e denuncia sociale. Inaugurata a Carbonia la mostra personale di Marco Picci PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e societĂ 
Venerdì 05 Gennaio 2018 16:31

Venerdì 29 dicembre 2017 è stata inagurata a Carbonia - presso il Circolo Euralcoop in Piazza Marmilla - la mostra personale di Marco Picci. La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio 2018, tutti i giorni, dalle h 17,30 alle h 20,00 (esclusi i festivi). Marco Picci, classe 1974, è un’artista di Carbonia che dal 2009 abita e opera in Svizzera. Di formazione autodidatta si avvicina subito al realismo e all’iperrealismo, concentrandosi sulla tecnica dell’acquerello. Nella sua ricerca alterna tematiche personali e familiari ad argomenti di denuncia sociale. In occasione di questa mostra vi proponiamo l'intervista di Silvia Manca*.

Marco tu sei un artista iperrealista, che cosa ha condizionato la tua predilezione per questa tecnica?
Mi ritengo un pittore realista che a volte ritrae soggetti di ispirazione iperrealista, la differenza tra i due stili pittorici non riguarda la tecnica d’esecuzione, ma tipologia dei soggetti.
La mia non e’ stata una scelta, ma un percorso naturale che ha seguito il mio istinto pittorico, ho sempre amato mettere in risalto dettagli infinitesimali, quindi mi sono ritrovato su questo “genere” spontaneamente, senza una vera e propria scelta,man mano che  le mie capacità tecniche crescevano e si affinavano, spingevano la mia pittura in quella direzione.

Guardo i tuoi quadri e mi viene naturale chiederti: Perché c’è così spesso il marchio-logo della Coca Cola?
Tornando al discorso della differenza tra realismo e iperrealismo, uno dei miei soggetti di derivazione iperrealista sono i dipinti “fabbrica delle incertezze” uno e due e i dipinti delle bottiglie di coca-cola, anche io come nella pittura iperrealista americana del primo periodo, cerco attraverso questi soggetti di esprimere una critica sociale.
Le mie bottiglie sono il simbolo del consumismo estremo, la cultura dell’usa e getta, la società dell’immagine e dell’ostentazione , dove è più importante apparire che essere, in questo contesto le mie bottiglie rappresentano il vendersi come un prodotto o un Brand,attraverso un’immagine accattivante,suadente,sexy, ma fondamentalmente privo di alcun valore . Un bel contenitore senza contenuti, esattamente come la bottiglia di coca-cola vuota.

 

 
La Sardegna ai tempi dello "Ius soli". Quale futuro per un'isola da sempre terra di “melting pot” e inclusione? PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Sabato 30 Dicembre 2017 11:08

In questa fine di legislatura nazionale non c’è stato spazio per l’approvazione, anche in Senato, dello “Ius soli”, la norma che prevederebbe la cittadinanza italiana per i figli di coppie straniere residenti in Italia, in cui almeno uno dei due sia immigrato regolare da almeno cinque anni. Dello “Ius soli” si è discusso tanto; non, tuttavia, in Sardegna. Ma in una regione dove i tassi di natalità continuano a essere bassissimi e l’invecchiamento della popolazione in continuo aumento, l’attenzione sulle nuove cittadinanze dovrebbe porsi con forza. Come spunto di pensiero per intraprendere un confronto proponiamo questo intervento di Daniele Madau.

Dello “Ius soli” si è discusso tanto; non, tuttavia, in Sardegna. Giustamente o no, la nostra isola è più concentrata su temi per essa abituali, quali il lavoro o, riguardo i partiti identitari, ai quali farò maggiormente riferimento, spinti da eventi europei come i fatti catalani, la riflessione si è incentrata su un’autonomia più ampia o l’indipedenza.

Proprio le formazioni politiche, tuttavia, che si battono per questi ultimi obbiettivi, vorrei che si pronunciassero su di un tema che è quanto di più attuale il contesto sociale proponga come interrogativo di ciò che si sogna e progetta per la propria terra e, specularmente, lo si dovrà affrontare per non restare ancora più isolani e isolati, sia come attitudine di pensiero che come azione pratica.

In una regione dove i tassi di natalità continuano a essere, come da anni, bassissimi e l’invecchiamento della popolazione in continuo aumento, l’attenzione sulle nuove cittadinanze deve porsi con forza.

 
Startup Down, il 27 dicembre a Iglesias la presentazione del primo libro sardo sulle startup PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Imprenditoria
Sabato 23 Dicembre 2017 00:00

“Startup Down – Storia felice di un fallimento” farà a tappa a Iglesias mercoledì 27 dicembre 2017 alle ore 17.00 presso la Sala Remo Branca in Piazza Municipio.  Saranno presenti gli autori Nicola Manca e Jacopo Deidda Gagliardo e l’editore Acanta MAG Coop.  Coordinerà Mauro Usai – presidente del Consiglio Comunale di Iglesias. Ringraziamo il Comune di Iglesias per il patrocinio di questa iniziativa.

Acanta Mag Coop sostiene e promuove il progetto editoriale “Startup down – storia felice di un fallimento”, di Nicola Manca e Jacopo Deidda Gagliardo.  Si tratta di un progetto editoriale che ha visto la partecipazione di tanti professionisti che hanno voluto dedicare gratuitamente il loro tempo e i loro consigli in modo che tanti giovani (e non) startupper potessero avere un ulteriore strumento per la riuscita della loro impresa. Gli autori, Nicola Manca e Jacopo Deidda Gagliardo, hanno utilizzato lo strumento della narrazione come base di partenza per un progetto articolato in più fasi. Partendo dal fatto che fallire non sia sinonimo di “essere un fallito”, il testo vuole dare spunti e stimoli ai suoi lettori, incoraggiandoli a provare e non arrendersi alla prima difficoltà.

Nel testo sono state predisposte 6 macroaree, trattate ciascuna da un professionista del settore, contenenti pillole e suggerimenti frutto di esperienza sul campo e che difficilmente si trovano sui libri strettamente tecnici. Si tratta di veri e propri suggerimenti alla stregua della punta di zucchero nel sugo della nonna per correggere l’acidità: quei dettagli che fanno la differenza.

 
Dossier Caritas 2017, Sos arrivano soprattutto da disoccupati e migranti PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Dicembre 2017 00:00

Cucine sempre aperte alla Caritas di Cagliari. Oltre 800 pasti al giorno, con punte di 1.200 nei momenti di emergenza; per un totale di quasi 300mila tra pranzi e cene. Sono 1.562 le persone che si sono rivolte alla Caritas, non necessariamente per la mensa: 669 in meno rispetto al 2016. Sono alcuni dei numeri del dossier 2017 della Caritas "CaritĂ , giovani e lavoro", presentato oggi a Cagliari.

La maggioranza delle persone che chiedono aiuto è di cittadinanza italiana in una percentuale pari al 62,7% contro il 34,6% degli stranieri, provenienti soprattutto da Mali, Nigeria e Senegal. Quasi la metà delle persone assistite ha un'età compresa tra i 35 e i 54 anni. Livello di istruzione? Medio-basso, con un 5% di analfabeti. Ma il 2,9% ha la laurea. Lavoro? Oltre il 70% non ne ha. I bisogni degli assistiti sono per la maggior parte di natura economica. Poi ci sono gli Sos di chi cerca occupazione, dei migranti e di chi non ha un posto per dormire.

Il dossier della Caritas tratta in maniera approfondita il pianeta giovani: i neet, i ragazzi che non studiano, non hanno lavoro e nemmeno lo cercano piĂą, sono, tra i 15 e i 34 anni, 72.780. "Lo spirito della Caritas - ha detto l'arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio - deve essere operativo, ma deve anche scavare alla radice dei problemi e cercare delle soluzioni".

Chi si rivolge alla Caritas? In prima fila i disoccupati. Ma ci sono anche pensionati, inabili al lavoro e casalinghe. L'80%, nel complesso, non ha un posto di lavoro. Tra le testimonianze del dossier anche quella di chi si è messo al servizio della mensa. "Non mi sarei mai immaginata di essere completamente travolta da questa esperienza - questo un passaggio del racconto - non pensavo mi avrebbe cambiato così tanto nei rapporti interpersonali".

 
Cagliari, presentazione del primo libro sardo delle startup PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Imprenditoria
Domenica 10 Dicembre 2017 18:08

Giovedì 14 dicembre 2017 alle ore 17.30 presso lo Spazio Eventi al primo piano della Mem-Mediateca del Mediterraneo in via Mameli, 164 a Cagliari, verrà presentato il primo libro sardo delle startup, “Startup down – storia felice di un fallimento“,  di Nicola Manca e Jacopo Deidda Gagliardo, Edizioni Acanta. Presenti gli autori e l'editore Acanta MAG Coop. Coordina Massimo Moi.

Gli autori hanno utilizzato lo strumento della narrazione come base di partenza per un progetto articolato in più fasi. Partendo dal fatto che fallire non sia sinonimo di “essere un fallito”, il testo vuole dare spunti e stimoli ai suoi lettori, incoraggiandoli a provare e non arrendersi alla prima difficoltà. I due giovani autori, entrambi consulenti aziendali, hanno trovato nella MAG Acanta e nelle figure del presidente Fabrizio Palazzari e del vicepresidente – nonché co-fondatore di banca etica – Giovanni Acquati, il supporto per far nascere e strutturare il loro progetto, la cui base di partenza è la condivisione.

Il progetto non ha scopo di lucro e col ricavato dalle vendite verranno stampate ulteriori copie da distribuire gratuitamente presso quei luoghi dove l’etichetta di “fallito” è già stata data a priori: case circondariali, comunità di recupero, carceri minorili ecc. Si tratta di un progetto editoriale che ha visto la partecipazione di tanti professionisti che hanno voluto dedicare il loro tempo e i loro consigli in modo che tanti giovani (e non) startupper potessero avere un ulteriore strumento per la riuscita della loro impresa. Sono state infatti predisposte 6 macro aree, trattate ciascuna da un professionista del settore, contenenti pillole e suggerimenti frutto di esperienza sul campo e che difficilmente si trovano sui libri strettamente tecnici. Si tratta di veri e propri suggerimenti alla stregua della punta di zucchero nel sugo della nonna per correggere l’acidità: quei dettagli che fanno la differenza.

 

 
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