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La verità è sempre più forte PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Venerdì 03 Giugno 2016 19:00

Quanto sta emergendo dalla Commissione d'inchiesta parlamentare sulla tragedia del Moby Prince, corrisponde al buon senso e, soprattutto, a quanto ipotizzato subito dopo l'incidente.

Di Daniele Madau

Ciò che sta emergendo dall'inchiesta della commissione parlamentare sulla tragedia del Moby Prince, corrisponde a quanto facevano presumere le dinamiche del disastro come apparivano agli occhi di chiunque, tranne di chi, purtroppo, è stato chiamato a emettere le sentenze. Non si sta inveendo contro i giudici, non è nello stile di Tramas, ma si sta parlando di quello che è stato, ed è ancora, il Segreto di Stato.

Il Segreto di Stato, se mai avesse una ragione d'esistere, sarebbe per la difesa dei cittadini, non per chi, già colpito da tragedia, deve portare anche sulle spalle il peso di un'oscurità che, tramite il paradossale segreto di uno Stato che, a volte, è parso diventare omertoso, assume le caratteristiche del depistaggio. Sta emergendo, dunque, in seguito alle parole e ai documenti dell'allora ministro dell'interno Scotti, come sia ormai quasi accertata la presenza all'interno della stiva del Moby Prince di esplosivo, di natura e destinazione ignota, comunque deflagrato.

Questa deflagrazione disegnerebbe un contesto di destabilizzazione in cui avrebbe avuto luogo l'impatto con la petroliera; questa presenza, però, non è ancora collegata, in assenza di altri elementi illuminanti, agli eventi anomali, come i mancati soccorsi, che sono succeduti successivamente allo scontro con l’Agip Abruzzo.

Con Luchino Chessa, figlio del comandante del Moby Prince, possiamo focalizzarci, e commentare, i risultati, per ora positivi e insperati, della commissione parlamentare.

 
Elezioni a Cagliari PDF Stampa E-mail
Editoriali - Piero Marcialis
Venerdì 03 Giugno 2016 18:50

Le elezioni del prossimo 5 giugno per il rinnovo del Consiglio Comunale di Cagliari, non hanno valore solo amministrativo, hanno valore politico.

Di Piero Marcialis

Rinnovare Sindaco e Consiglio della prima città della Sardegna ha riflessi consistenti sulla politica italiana. All’indomani dei risultati sentiremo commentare “ i sardi sono con noi, condividono la nostra politica”. E il riflesso manderà effetti sul voto del referendum di ottobre e sulla prossima legge elettorale. E’ fatale.

Naturalmente, prima delle elezioni, si fa l’operazione contraria: sono amministrative, non sono politiche.

E questo verrà detto dai furbi che sanno che è falso, ma anche dagli ingenui che credono che il governo di una città sia solo un fatto di buona amministrazione. I nostri maestri di scienze sociali e di cultura politica ci hanno da tempo insegnato la differenza abissale tra “buona amministrazione” e governo politico. La buona amministrazione consiste nell’applicare le regole, quelle esistenti, la può fare la sinistra e ugualmente la destra: potrebbe farla un calcolatore elettronico. Il governo politico consiste nel cambiare le regole, nel distinguere tra quelle giuste e quelle ingiuste, nel decidere per regole più favorevoli alla classe che vuoi rappresentare. In genere le regole esistenti rappresentano lo statu quo, gli interessi della classe dominante, e limitarsi ad applicarle è sempre una politica di destra, anche se lo fa la sinistra.

 
Passeggiata cagliaritana PDF Stampa E-mail
Editoriali - Piero Marcialis
Giovedì 12 Maggio 2016 09:41

Cinque anni fa si sfilava per le strade di Cagliari. "Ora c’è silenzio, lo scontro è finito, siamo silenziosi".

Di Piero Marcialis

Vado al Poetto. A passeggiare. Coi disoccupati e i pensionati.

Che bella passeggiata, da Marina Piccola verso Quartu.

Tutto ben asfaltato e ordinato il percorso, coi bar tutti uguali.

A destra una volta c’era la spiaggia colle alte dune, adesso, dopo solo due giorni di pioggia, la spiaggia sembra una laguna.

Dicono che con le canne le dune riappariranno.

 
Moby Prince 25 anni dopo PDF Stampa E-mail
Editoriali - Roberto Prost
Domenica 10 Aprile 2016 08:29

Di Roberto Prost

Riprendiamo il filo, mai interrotto, che nella nostra mente vorrebbe portarci alla “Verità” sulla tragedia del Moby Prince.

Sono passati 25 anni da quella notte e ancora non riusciamo a capire cosa sia successo, non riusciamo a capire perché sono morte 140 persone su un traghetto e contemporaneamente sono stati salvati tutti i membri dell’equipaggio di una pertroliera, non riusciamo a capire perché ci hanno raccontato di distrazioni, di nebbie, di partite di pallone, di messaggi radio, di guasti, di ritardi inspiegabili, di navi fantasma, di traffico d’armi…

E intanto è passato davvero tanto tempo: 25 anni non sono pochi, ma non sono molti e non bastano certo per dimenticare, per far tacere le voci dei familiari delle vittime che chiedono ancora “verità e giustizia”, e se non riusciranno loro ad avere risposte, saranno i loro figli e i loro nipoti a continuare a chiederle. Perché, se c’è una cosa sicura in tutta questa storia, è la determinazione di chi in quella nave ha perso un pezzo di vita, e con la vita ha un conto aperto.

Tra questi Luchino Chessa, presidente dell’Associazione 10 Aprile - Familiari Vittime Moby Prince e figlio del comandante del traghetto Ugo Chessa, di cui la scorsa estate abbiamo avuto il piacere di pubblicare l’intervista di Daniele Madau.

A distanza di pochi mesi lo ritroviamo nell’aula del Consiglio Comunale di Cagliari in occasione della “Giornata per non dimenticare e per testimoniare #iosono141”.

 
Qualcosa di bello per Cagliari PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Lunedì 07 Marzo 2016 21:20

Di Daniele Madau

In una democrazia compiuta - come fu quella di Atene – a esempio, il periodo che precede le elezioni dovrebbe essere caratterizzato dal più ampio dibattito possibile, comprendente i cittadini da quattordici anni in su, sul futuro di una città.

Sarebbe bello che se ne parlasse a scuola, tra amici, nelle piazze: le varie coalizioni per convincere gli elettori, gli altri per uno scambio di idee.

Ricordo quanto diceva M.Teresa di Calcuta: “Facciamo qualcosa di bello per Dio”, ecco si dovrebbe discutere su qualcosa di bello per Cagliari.

Cosa intendo dire precisamente?

Il bello, per il futuro prossimo, per me sarebbe che Cagliari, prima di tutto, si conoscesse e rispettasse: la storia di Cagliari è la grande sconosciuta. Si dovrebbero valorizzare tutti i luoghi storici segnati dagli apporti di varie epoche e culture (la Cagliari punica, romana, giudicale, pisana, catalana, aragonese, spagnola, piemontese, italiana; gli storici mi bacchetteranno: so bene che usare il nome di Cagliari per tutti questi periodi è improprio, è solo per semplicità). Conoscersi significa anche ricordare una Cagliari che, nella prima metà del secolo scorso, conosceva già le rotonde e la metropolitana di superficie, viveva il Poetto in maniera, forse, più responsabile (nonostante i casotti) e altre spiagge ormai dimenticate come Giorgino.

 
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