Home
INFORMAZIONE PER LA RETE DEI SARDI, DENTRO E FUORI LA SARDEGNA
Premier Gentiloni il 29 ottobre a Cagliari, ci saremo anche noi PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Politica
Giovedì 12 Ottobre 2017 11:47

Tramas de Amistade sarà tra le testate giornalistiche accreditate all'intervento del presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni. Il premier interverra’ a Cagliari il 29 ottobre, nell’ultima giornata della 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani, sul tema “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale”.

Sul palco della Settimana sociale dei cattolici, organizzata a Cagliari dal 26 al 29 ottobre dalla Conferenza episcopale dei vescovi, salirà mezzo governo. In ordine di apparizione: Claudio De Vincenti, Giuliano Poletti e Paolo Gentiloni, due ministri e un primo ministro. Molti gli ospiti dell’evento nazionale organizzato dalla Conferenza episcopale sarda che si terra’ nella fiera del capoluogo sardo dal 26 al 29 ottobre e si aprira’ con un messaggio di Papa Francesco: oltre al “padrone di casa” Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, al sindaco della Citta’ metropolitana Massimo Zedda e al presidente della Regione Francesco Pigliaru, attesi tra gli altri il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti e Gualtiero Bassetti, presidente della Cei (26 ottobre), il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, Giovanni Brugnoli, vice presidente Confindustria per il capitale umano, Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, Tiziano Treu, presidente Cnel, e la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan (tutti il 28 ottobre). Nell’ultima giornata, oltre a Gentiloni, previsto l’intervento del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Sarà un grande momento di dibattito e confronto sulle prospettive che oggi la società può proporre soprattutto ai giovani, ha detto l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio nel presentare un appuntamento «verso cui non solo i cattolici, ma tutti dovranno guardare con molta attenzione». Il lavoro è un «argomento caldo, quello più caldo, per la società» e dalla «politica ci aspettiamo di più se tutt’insieme vogliamo uscire dalla crisi», ha aggiunto Miglio. Lo hanno scritto anche i vescovi sardi nel loro ultimo documento di preparazione all’evento, in cui ricordano tra l’altro le ormai storiche parole di Papa Francesco contenute nell’enciclica Evangeli gaudium «Senza lavoro, non c’è dignità per l’uomo».

 
Intervista al regista Enrico Pau, di Roberto Zuddas PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Venerdì 06 Ottobre 2017 08:15

Enrico Pau è una delle figure di spicco del cinema sardo. Laureato alla facoltà di lettere di Cagliari, è professore di italiano nelle scuole superiori. Si dedica fin da giovane a collaborazioni artistiche, che lo portano a scrivere programmi e sceneggiati radiofonici. Lavora a numerosi spettacoli teatrali, in veste di attore, poi di regista.
Ha all’attivo cortometraggi, documentari e tre lungometraggi: “Pesi leggeri” (2001), la storia di due pugili che cercano la vittoria sportiva e il riscatto personale, “Jimmy della Collina” (2006), il racconto di un ragazzo ribelle che vive in una comunità di recupero e “L’accabadora”, una storia ambientata nella Cagliari martoriata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Il suo cinema presenta spesso il punto di vista degli ultimi ed è caratterizzato da una raffinata cura per la costruzione delle immagini. Ne “L’accabadora” risalta particolarmente questa cura: le pause sono dosate con sapienza, i dialoghi centellinati, si percepisce l’attenzione per la resa finale. Un prodotto molto particolare, nel corso del quale la protagonista emana una sorta di aura misteriosa ed affascinante.
In occasione della presentazione del suo ultimo cortometraggio alla mostra di Venezia, l’ho contattato per  parlare dei suoi lavori passati e presenti e dei progetti futuri. Il tempo dell’intervista a Enrico è passato piacevolmente, mentre rispondeva alle mie numerose curiosità sul suo modo di fare arte e sulla sua visione del cinema contemporaneo.

Di Roberto Zuddas

Enrico Pau: regista, sceneggiatore, insegnante. Ho dimenticato qualcosa?
Sì, ho collaborato con la Nuova Sardegna, quindi sono anche pubblicista. Inoltre ho passato tanti anni nel mondo del teatro, al quale tengo molto. Posso anzi dire che il teatro sia la mia vera grande passione.

Dunque ti senti un regista di teatro prestato al cinema?
Beh, sì. Anche perché ho fatto poco teatro rispetto al cinema o, per meglio dire, meno di quello che avrei desiderato fare. Decisamente mi sento un regista di teatro, anche se sono condannato a fare il cinema (ride). Ovviamente scherzo, però il teatro è nel mio codice genetico, la mia formazione teatrale ha una grande influenza sul mio modo di fare il regista.

Leggo anche di un passato da attore.

Ho davvero fatto tanti anni di teatro, e purtroppo per il pubblico ho anche recitato (ride). L’esperienza che decisamente mi ha lasciato il segno più di altre è stata con Rino Sudano, con il quale ho interpretato il Woyzeck di Büchner al teatro dell’Arco.

 
Libertà e conoscenza , libertà è conoscenza. Tramas de Amistade all’apertura dell’anno accademico PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Venerdì 06 Ottobre 2017 07:49

Lunedì 2 ottobre 2017 nell’Aula magna del Palazzo del Rettorato si è svolta la solenne cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico 2017/18 dell’Università degli Studi di Cagliari, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della senatrice a vita Elena Cattaneo. Di seguito il racconto del nostro invitato Daniele Madau, con una breve intervista alla senatrice Cattaneo.

Di Daniele Madau

L’inaugurazione dell’anno accademico, celebrata lunedì 2 ottobre dall’Università di Cagliari, ha avuto come filo conduttore il percorso verso le fonti dell’università stessa, verso il suo cuore e, in fin dei conti, verso il cuore stesso dell’uomo: la conoscenza e la cultura. Gli accedemici invitati erano funzionali a questo fine, soprattutto colei a cui è stata riservata la prolusione, la senatrice a vita Elena Cattaneo; ospite d’onore, in occasione anche delle commemorazioni per l’ottantesimo anniversario della morte di Gramsci, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E’ un periodo storico, nel nostro Paese, in cui, faticosamente, la cultura e la conoscenza tornano a essere oggetto identitario dello stato italiano, del suo uomo e del suo cittadino: una nuova, timida, primavera le cui primizie sono minacciate da eventi atavici – ma non vogliamo scrivere congeniti, in un articolo in cui si parla di libertà dell’individuo - conosciuti ma non combattuti, come quelli della corruzione, e depravazione, all’interno delle università.
Quando, però, come in questa occasione, gli interventi toccano la libertà come frutto della conoscenza, è naturale intuire e avvertire come il discorso si elevi verso quei cieli e quelle corde in cui si può avventurare l’uomo, ogni uomo, seguendo la sete di conoscenza scolpita nel nostro cuore, il cuo modello è in Ulisse, quello di Omero e di Dante.
Allora l’Università riscopre tutto il suo senso di esistere, allora una cerimonia pomposa, stridente – almeno da noi che non sempre celebriamo il nostro passato e le nostre tradizioni, forse per il pudore e la vergogna verso il presente - e, a voler essere taglienti, autoreferenziale, diventa imprescindibile.

 
Lo sguardo sul mondo dal nostro campanile, di Salvatore Cubeddu PDF Stampa E-mail
Editoriali - Salvatore Cubeddu
Domenica 10 Settembre 2017 10:06

Quella di giovedì scorso, con un variegato popolo di manifestanti scesi in piazza a Cagliari per dire no alla riforma della rete ospedaliera, è stata con quella dei pastori di agosto l’unica manifestazione con tematiche di massa degli ultimi due anni. E' il sintomo di una sperimentata infruttuosità del metodo vertenziale e della mancanza di prospettiva del continuare a mantenere o consolidare i troppi esiti infausti dei lunghi decenni che ci trasciniamo dietro. Come ben richiamato da Salvatore Cubeddu - in questo editoriale della domenica - in Sardegna tutti noi siamo chiamati a superare la fase vertenziale. Perchè "la critica giusta è necessaria, ma non sufficiente. Se da sola, può risultare persino dannosa, se non mira alla ri-costruzione."

La via Roma di fronte al Consiglio regionale è già stata liberata per diventare piazza. Ma è difficile da credere che i pochi sindaci in fascia e gli infermieri e i medici in borghese divellino i bastoni dei pochi ombrelloni per dare l’assalto al palazzo del parlamento sardo chiamato a decidere il ridimensionamento dei loro ospedali e presidi sanitari. Qualche mese fa si erano mossi anche i sindacati di categoria: sono infatti in gioco l’adeguatezza dei servizi nelle zone interne, ma pure ruolo, redditi, relazioni sociali, equilibri territoriali in una Sardegna allo sbando da decenni.

E così, alla definitiva agonia della petrolchimica si continua ad offrire ed a chiedere un’assurda ed improponibile ‘chimica verde’; ad un pugno di operai sulcitani non si ha il coraggio di dire la verità sull’inaccettabilità di quegli scarichi industriali; si vanta e veniamo chiamati a godere di un successo turistico di cui non calcoliamo quanto scarse siano le briciole che ricadono sulla nostra mensa. Ciechi, sordi e muti: non c’è prospettiva nel mantenere o consolidare i troppi esiti infausti dei lunghi decenni che ci trasciniamo dietro. E il non dirlo significa che non ci riflettiamo, e quindi non cerchiamo altro, non agiamo per innovare, ci lamentiamo nell’inutilità. Tutto questo deve finire.

Quella di giovedì scorso è con quella dei pastori di agosto l’unica manifestazione con tematiche di massa degli ultimi due anni, nel corso dei quali i più significativi cortei sono stati la celebrazione del clero per la festa del corpus Domini e, non licet l’accostamento, il variopinto percorso dei gay pride. Il fatto che i sindacati non chiamino il popolo a lotte di portata generale segnala soprattutto la sperimentata infruttuosità del metodo vertenziale. La lezione è da apprendere: non chiedere ad altri quello che è tuo compito costruire e decidere, non scaricare fuori da te le tue responsabilità. Il futuro lavorativo ed economico della Sardegna non può non passare attraverso una nuova estensione e l’incoraggiamento del lavoro autonomo, singolo o cooperativo che sia.

 

 
A più di 40 anni da “Padre Padrone”, è un altro, inaspettato, Gavino Ledda PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Sabato 26 Agosto 2017 09:50

Classico è un classico, perché corrisponde a tutte le definizioni che di “classico” si sono date; ma c’è dell’altro: ha segnato profondamente il suo autore e i suoi lettori, una terra, un’epoca. Ha creato dibattiti, anche aspri, e tanti sostenitori quanti avversari, come solo un fenomeno imprescindibile e rilevante può fare. Non basta: ha interessato diverse arti, perché è anche diventato un film acclamato e   un’espressione ormai entrata a far parte della lingua. “Padre Padrone” è sedimentato ormai nella nostra memoria, in quella della letteratura e del cinema italiano e mondiale e, nell’aspetto più interessante, ha rappresentato quel momento di passaggio della Sardegna da una realtà ancora intrisa di segni e detriti del passato, alla mutevole, ambigua modernità.

Di Daniele Madau

Nonostante Gavino Ledda abbia scritto da uomo ormai rinato e riscattato dalla condizione di pastore analfabeta, per noi il testo fu uno shock. Perché? E’ una domanda talmente complessa che, se ci fosse risposta, non potrebbe essere riassunta qui. Pensiamo solo, si parva licet componere magnis, per usare le parole di Virgilio (se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi), a come reagiamo quando, da qualsivoglia fonte, scaturisce una offesa o un luogo comune contro noi sardi: con un istinto di difesa e reazione.

Eppure Gavino Ledda, che risponde dalla sua casa di Siligo situata davanti alla casa dei genitori, che, come Baddevrustana, fa parte ormai dei luoghi dell’anima sarda, ha lasciato da tempo dietro le spalle quell’opera bella e invadente, nata, come la grande letteratura, dalle ferite sanguinanti della vita e dalle loro cicatrici, segno di rinascita.

Per me, che l’ho letto solo da poco – ed è una colpa –, quel libro è stato soprattutto un grande esempio di riscatto attraverso la cultura, quindi una vicenda che si rende meravigliosamente universale e, di fatto, attuale.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Joomla templates by a4joomla

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Cliccando sul pulsante “agree” acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie consulta la sezione dedicata facendo click su “privacy policy”. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information