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INFORMAZIONE PER LA RETE DEI SARDI, DENTRO E FUORI LA SARDEGNA
A Carloforte riapre lo storico cinema "Cavallera". Ma chi era Giuseppe Cavallera? PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Mercoledì 07 Giugno 2017 00:00

Dopo oltre un anno di chiusura, ha riaperto al pubblico il glorioso Cavallera, uno dei cineteatri sardi di maggiore importanza, dal punto di vista storico-culturale e architettonico. Dedicato al fondatore, a fine Ottocento con i battellieri, del primo sindacalismo sardo. Per conoscere meglio la sua figura proponiamo una relazione di Pietro Murandi, letta nel corso del  Convegno su Giuseppe Cavallera tenutosi 28 settembre 2016 alla Camera del Lavoro di Cagliari.

Di Pietro Murandi

Giuseppe Cavallera (1873 – 1952) ha radicato e diffuso il socialismo e il sindacalismo in Sardegna, ha ispirato e guidato i primi movimenti popolari nell’isola. Bisogna sfatare l’idea diffusa, che a volte si sente e si legge, che i primi movimenti popolari in Sardegna siano stati quelli ispirati dal sardismo, dopo la prima guerra mondiale. In realtà tali movimenti popolari risalgono a un quarto di secolo prima e al movimento socialista.  Il socialismo fu radicato in Sardegna alla fine dell’Ottocento ad opera di militanti giunti nell’isola con l’obiettivo di diffondervi le idee e le organizzazioni socialiste.

Giuseppe Cavallera fu uno di essi, la sua azione si impose rapidamente come la più efficace, duratura e profonda. Fu lui, giovanissimo, a dedicarsi e ad assolvere con decisione alla missione, come si diceva allora, di diffondere il socialismo nell’isola fra i lavoratori e di radicare fra essi una piena coscienza dei loro interessi di classe. Non che in Sardegna non ci fossero circoli socialisti, ma erano formati generalmente da borghesi massoni e anticlericali, senza rapporti con la classe operaia, anche perché ben poca ce n’era nell’isola. Circoli si trovavano a Cagliari, a Sassari, a Tempio con l’esponente riformista Claudio De Martis, che è probabilmente il più autentico rappresentante di quel tipo di socialisti.

 

 
Leggendo Metropolitano, sarĂ  un festival nel segno della ecosostenibilitĂ  e della lotta ai pregiudizi. PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e societĂ 
Martedì 30 Maggio 2017 12:44

All’interno della nona edizione del festival Leggendo Metropolitano spiccano tre iniziative collaterali quali Biblioteca Vivente, le passeggiate alla riscoperta della storia cittadina organizzate da Legambiente e il laboratorio della Gaudats Junk Band (poi protagonista di un concerto) per la costruzione di strumenti musicali con oggetti riciclati. Grazie al progetto AzzeroCo2, il festival punta ad essere totalmente ecosostenibile.

Un festival nel segno della ecosostenibilità e del riciclo, della lotta ai pregiudizi e della riscoperta della storia cittadina. La nona edizione di Leggendo Metropolitano, in programma a Cagliari dall’8 all’11 giugno, allarga i suoi confini e le sue collaborazioni. E così, grazie alla partnership con l’Orto Botanico dell’Università di Cagliari, e Legambiente Italia e Legambiente Sardegna, il festival offrirà una serie di interessantissime iniziative collaterali al cartellone di incontri, quali la Biblioteca Vivente e le passeggiate culturali per la città. Ma nel segno dell’ambiente ci sarà anche il laboratorio di creazione di strumenti musicali “alternativi” realizzati utilizzando scarti e rifiuti, condotto dalla Gaudats Junk Band, che poi sarà anche protagonista di un atteso concerto serale. Le iniziative sono state presentate stamattina nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Cagliari professor Gianluigi Bacchetta, il direttore artistico di Leggendo Metropolitano Saverio Gaeta, Cristina Muntoni dello staff di Leggendo Metropolitano, e Carla Varese e Annalisa Columbu di Legambiente Sardegna.

 
Festival Tuttestorie, la novità dell'edizione 2017 è la mostra per le scuole. PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e societĂ 
Lunedì 29 Maggio 2017 00:00

Si potrà presentare a partire dal prossimo 30 maggio 2017 la 1° prenotazione alla mostra per le classi della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria. La mostra è un percorso giocato interattivo che racconta la capacità dei libri e delle storie di farci entrare nei panni degli altri per sperimentare emozioni proprie e altrui.

La novità del 2017 è che la mostra, inaugurata con il 12° Festival Tuttestorie (5/8 ottobre) proseguirà sino al 07 gennaio grazie alla collaborazione con Camù e nei giorni del FestivalScienza (7/12 novembre) presenterà un programma di attività scientifiche progettate ad hoc. Legami e reti dunque, anche nell’ideazione delle attività.In ogni parte del nostro corpo suona e risuona una storia, un libro. E dentro questa un'altra e un'altra ancora, in un richiamo di relazioni continue.  La mostra prevede un percorso su tre ambienti che diventano cuore, pancia e piedi.

Ed ecco che il mio cuore è il rifugio dei bambini perduti dove Wendy racconta storie a ogni battito, facendo correre il mio sangue di drago. Nel rifugio-cuore sono tanti gli alvei ricchi di narratori: Bilbo, nella sua hobbit-casa, sussurra storie di vastità. I fratelli Grimm, Calvino, Perrault e Andersen mi danno coraggio e mi fanno sussultare. Nel frattempo il mio Daimon-animale tesse le vene tra una storia e l'altra. E così tanti altri narratori. Se poggi la testa sul mio petto li sentirai far battere il tempo al mio cuore di inchiostro. Nella mia pancia ci sono tante pance ricche di storie. La balena di Pinocchio che nel suo navigare si è riempita di mille e un oggetto. Una cassa del tesoro nascosta. La stiva del Nautilus. Il centro della terra. E di oggetti-storie mi nutro, e così cresco. Cibo e sangue viaggiano nel mio corpo sino ad arrivare ai piedi, che oramai grandi mi fanno scoprire il mondo. Così batto i tacchi tre volte e mi trovo davanti un sentiero di mattoni gialli. Qui cammino e mi perdo. Faccio il giro del mondo con Pippi. Viaggio nelle Terre Selvagge. Provo delle scarpette rosse. Corro insieme ai lupi sulla neve. Ogni giorno posso indossare i panni dei miei eroi ed eroine preferite: buoni, cattivi. Ed anche di quelli che non capisco bene da che parte stanno. Perché per diventare grandi ed essere grandi non bisogna avere paura di scoprire nuovi legami tra il mio cuore e quello degli altri. Così che tu possa sentire come ti batte forte il mio cuore.

 
“Suono di pietra” di Mario Faticoni, sabato 27 maggio alla Grotta della Vipera di Cagliari PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e societĂ 
Giovedì 25 Maggio 2017 00:00

Sabato 27 maggio 2017, per la rassegna “Voci dal passato” l’audiolibro - edito da Condaghes - sarà diffuso a partire dalle ore 18. L’iniziativa è tra gli eventi collaterali al festival “Leggendo Metropolitano” ed è realizzata in collaborazione con Orientare, la Mem e l’Aes.

La poesia civile sarda risuonerà nell’antro della Grotta della Vipera a Cagliari nel se-condo appuntamento della rassegna “Voci del passato”, promosso dal festival Leggendo Metropolitano in collaborazione con Orientare, la Mem – Mediateca del Mediterraneo e l’Aes - Associazione Editori Sardi. Appuntamento sabato 27 maggio alle ore 18 con “Suono di pietra”, recital dall’attore Mario Faticoni, contenuto in un audiolibro pub-blicato da Condaghes nella collana “Carta e musica”. Il biglietto di ingresso alla Grotta della Vipera è di 1 euro (gratis per bambini fino ai sei anni, portatori di handicap e accom-pagnatori).

In “Suono di pietra” Faticoni propone una antologia delle più belle poesie sarde in lingua italiana, composte da autori quali Francesco Masala, Romano Ruju, Benvenuto Lobina, Antonio Sini e Giovanni Dettori. Ad accompagnare le liriche sono le musiche originali scritte e interpretate da Alessandro Olla.

Nato come recital ai primi degli anni Ottanta, “Suono di pietra” è poi diventato un vero e proprio spettacolo che l’attore sardo-veronese ha portato in scena in circa duecento repli-che. La storia di questo allestimento è contenuta nel libro edito da Condaghes “Suono di pietra: viaggio di un ribelle in forma di poesia” che contiene al suo interno anche l’audiolibro che verrà diffuso alla Grotta della Vipera.

 
Il caso Fluorsid e il ricatto ultradecennale sul diritto al lavoro e alla salute. Un intervento di Massimo Dadea PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Lunedì 22 Maggio 2017 00:00

Dopo il caso Fluorsid di Macchiareddu, che ha portato all'arresto di sette persone con l'accusa di associazione a delinquere e disastro ambientale, in Sardegna è di nuovo tempo di bilanci sullo stato del nostro ambiente. Da Porto Torres a Ottana, fino a Capo Teulada, sono tante le aree ancora avvelenate e per le quali non sono mai partite le bonifiche. Pubblichiamo al riguardo un intervento di Massimo Dadea.

Ancora una volta la bulimia del profitto e del facile arricchimento ha avuto il sopravvento sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Cosa altro deve succedere perché qualcuno si accorga del disastro ambientale su cui sta seduta la Sardegna?

Le vicende di E.On a Porto Torres, dell’Euroallumina a Portovesme, della SARAS a Sarroch, dell’amianto ad Ottana, degli inceneritori di Tossilo e di Macchiareddu, del Salto di Quirra e di Teulada, aspettano ancora una risposta.

Tutte domande retoriche, evidentemente, visto che chi dovrebbe rispondere, ad iniziare dalle istituzioni regionali, si è guardato bene dal dare una qualche rassicurazione alle paure dei sardi. Si è preferito mettere la testa sotto la sabbia, quasi che ignorare le tante denunce – lo studio epidemiologico SENTIERI, Lega Ambiente, Greenpeace, Medici per l’ambiente (ISDE), Gruppo d’intervento giuridico – potesse esorcizzare il disastro ambientale che incombe.

Quanto disprezzo per la stampa libera e democratica, per le Associazioni di cittadini – Aria Noa a Sarroch, Non Bruciamoci il Futuro a Macomer ed altre ancora – che da anni chiedono di essere ascoltati prima di assumere decisioni che possono avere ricadute nefaste sulla esistenza dei cittadini.

Quanta sufficienza nei confronti di Vincenzo Migaleddu, un medico, uno studioso, un combattente, che ha dedicato la sua troppo breve esistenza alla tutela dell’ambiente e della salute dei sardi, a cercare di liberare la Sardegna da predatori e faccendieri, da incapaci e approfittatori.

 
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