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Moby Prince, il 7 aprile a Cagliari la giornata del ricordo PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e società
Martedì 04 Aprile 2017 00:00

In occasione del ventiseiesimo anniversario della strage del Moby Prince, anche quest’anno Cagliari e la Sardegna vogliono dare il loro contributo alla memoria.  Il programma prevede la cerimonia di intitolazione della “Piazza Vittime del Moby Prince" e la proiezione di "Buonasera, Moby Prince”, il documentario di Paolo Mastino del TGr Sardegna. Pubblichiamo il comunicato stampa dell’Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince.
Di Luchino Chessa *

Il Comune di Cagliari e la Presidenza del Consiglio Regionale insieme all’Associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince hanno organizzato per venerdì 7 aprile a Cagliari una giornata del ricordo, per non dimenticare una strage ancora impunita, dove l’unica verità di comodo è stata costruita nei tribunali,  una strage rimasta per anni nel silenzio e con il silenzio delle Istituzioni, una strage che ha visto un importante tributo di vite umane, di cui ben 26 sarde, distrutte dal fuoco, dopo ore di angoscioso calvario, in attesa di qualcuno le portasse via da un inferno  senza fine.



L’immagine della sofferenza dei nostri cari, che ancora dopo tanti anni ci angoscia, trova un momento di serenità nel pensare ad uno spazio per loro come testimonianza del ricordo. Con questo spirito i familiari delle vittime hanno identificato una piccola piazza, di fronte alla Capitaneria di Porto, tra le trafficatissime via Roma e piazza Deffenu, uno spazio tranquillo che protende verso il mare, uno spazio per non dimenticare. La cerimonia di intitolazione “Piazza Vittime del Moby Prince” avverrà il 7 aprile alle ore 10.00 con la presenza del Sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, del Presidente della Commissione Personale e Affari Generali del Comune di Cagliari, Roberto Tramaloni, dei tre Senatori sardi della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, Silvio Lai, Emilio Floris e Luciano Uras, dei familiari delle vittime e di tutti i cittadini che vorranno testimoniare con la loro presenza.

 

 
Presentato a Iglesias "Lo studio restituito agli esclusi", il volume che racconta la Scuola Popolare di Is Mirrionis PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e società
Lunedì 03 Aprile 2017 00:00

Nella serata di venerdì 31 marzo ha avuto luogo, presso la sede della “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, la presentazione de libro Lo studio restituito agli esclusi. Hanno presenziato gli autori.

Di Sara Garau *

A quarant’anni dall’esperienza della Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis, gli autori Franco Meloni, Ottavio Olita e Giorgio Seguo hanno pubblicato, per la casa editrice La Collina, il volume Lo studio restituito agli esclusi. Gli anni della Scuola Popolare di Is Mirrionis, presentato ieri a Iglesias, con la partecipazione della Prof.ssa Luisa Maria Plaisant dell’Università degli Studi di Cagliari.

Nel ruolo di relatore, Mario Sciolla ha descritto l’impianto dell’opera, testimonianza di un progetto di diritto allo studio, animato da volontari provenienti da diversi backgrounds, che consentì a quasi trecento lavoratori, negli anni tra il 1971 e il 1975, di conseguire la licenza media. Il progetto della Scuola Popolare dei Lavoratori, concepito originariamente dai giovani frequentanti la parrocchia di Sant’Eusebio del quartiere Is Mirrionis di Cagliari, attirò in breve tempo diplomati e neolaureati di diverse correnti politiche ed estrazione sociale, dai cattolici alla sinistra extraparlamentare, che misero a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per riavvicinare allo studio coloro che, principalmente per difficoltà economiche e lavorative, furono costretti ad abbandonare la scuola prima di aver ottenuto la licenza media. E se il progetto trascendeva le ideologie politiche in nome del diritto all’istruzione, la sua messa in opera incontrò non poche difficoltà, sia per quanto riguarda la metodologia didattica e le strategie pedagogiche da adottare, sia per ciò che concerne il reperimento dei materiali per lo studio, tutti procurati tramite autofinanziamento.

Il progetto si esaurì a Cagliari nella metà degli anni ’70, e l’opera Lo studio restituito agli esclusi non vuole ridursi a testimonianza fine a se stessa, ma proporre una riflessione sulla possibilità attuale di concepire progetti di pubblica utilità animati dalla solidarietà e dallo spirito di comunità, in una società sempre più individualista e consumistica: “Sognavamo che questa esperienza potesse diventare mutatis mutandis un modello per l’oggi” ha spiegato Ottavio Olita.

 
Davide Fara e la generazione Master and Back, tra riscatto e denuncia sociale. PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e società
Lunedì 27 Marzo 2017 21:23

Il tema dell’emigrazione di moltissimi giovani dalla nostra  isola è stato al centro dell’incontro pubblico organizzato il 25 marzo 2017 ad Olbia dall’Associazione Culturale “Amistade”. Davide Fara, laureato in Storia della Musica e Letteratura italiana presso l’Università di Cagliari, ha letto alcuni brani tratti dal suo romanzo “Gli emigranti” e alcuni versi scelti dalla raccolta di poesie “La gioia di vivere”, pubblicati lo scorso anno.

E’ una vicenda che riguarda un’intera generazione di sardi, e che assume a tratti i contorni di un’autobiografia collettiva. Il dramma nazionale dell’emigrazione giovanile, l’esperienza di migliaia di ragazzi meritevoli e qualificati, che ogni anno partono dalla Sardegna, ma non solo, in cerca di prospettive occupazionali che la propria terra non riesce a garantire loro. ‘Gli emigranti’ sono quelli che non hanno voce in Italia ma fanno importanti scelte di vita, e professionali, fuori dai confini nazionali. In mezzo v’è il sentimento di rabbia ed amore per una terra che perde sempre nuove opportunità e intelligenze, ma al contempo è incapace di creare le condizioni favorevoli per il ‘ritorno’. È la generazione ‘Master and Back’ in Sardegna, cui il libro prova a dare voce.

I sardi partiti con il programma regionale “Master and Back” programmavano di tornare a casa, ma per molti, troppi, non è stato così. Su 3948 laureati che hanno fatto la valigia per specializzarsi fuori dal territorio regionale, tra il 2005 e il 2014, appena 1985 hanno scelto di usufruire del percorso di rientro. Tutti gli altri sono sparsi per il mondo. A loro dona voce il libro “Gli emigranti”, la prima opera narrativa dell’insegnante e studioso Davide Fara, che in Sardegna vive e lavora.

 
Conalpa boccia la gestione del verde a Cagliari:"Troppi abbattimenti" PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e società
Venerdì 24 Marzo 2017 19:20

Il verde pubblico è un bene comune di inestimabile valore, ma anche in Sardegna sembra essere diventato un problema anzichè una risorsa. Lo dimostrerebbero i tagli delle alberature storiche di Carbonia o, più di recente, quanto avvenuto a Cagliari con l'abbattimento per rischio crollo dei pini del piccolo parco tra via Pantelleria e via Gallinara. Spesso però è proprio la cattiva gestione degli alberi a provocarne la caduta. Pubblichiamo al riguardo l'appello del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio.

Il verde pubblico è un bene comune di inestimabile valore con funzione ecologico ambientale, funzione sanitaria, grazie alla depurazione chimica dell'atmosfera e  fissazione di gas tossici, regolazione microclimatica, schermo antirumore e funzione estetico architettonica. Da troppo  tempo però, l'albero sembra diventato un problema invece che una risorsa da tutelare.

Un primo problema evidente che riguarda i viali e giardini alberati di Cagliari, riguarda gli interventi di capitozzatura, che molti chiamano erroneamente “potatura”, e che asporta totalmente la chioma dell'albero, lasciando uno o più monconi. «Le capitozzature - spiega Andrea Pellegatta, arboricoltore professionista, - sono tecnicamente e scientificamente scorrette, danneggiano il patrimonio arboreo, inficiano i vantaggi sanitari, economici e paesaggistici prodotti dagli alberi e ne riducono l'aspettativa di vita. Espongono, nel medio termine, gli alberi a patologie che ne minano la stabilità, aumentando il rischio di cedimento e schianto. Alberi ed aree verdi vengono purtroppo considerate dalla maggior parte delle amministrazioni pubbliche un costo, quando invece forniscono un “reddito” largamente superiore al costo necessario per il loro impianto e mantenimento».

 

 
Per riuscire a salvare la Sardegna è indispensabile una nuova classe dirigente. Un intervento di Paolo Fadda PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Venerdì 17 Marzo 2017 13:45

Quali dovrebbero essere i luoghi ove poter formare e selezionare un nuova “classe dirigente” e avviare una nuova Rinascita per l’Isola? Secondo Paolo Fadda infatti non basterebbe il richiamo all’articolo 18 del nostro Statuto ed alle grida contro uno Stato inadempiente. Occorrerebbero innanzitutto dei luoghi ove poter formare e selezionare un nuova “classe dirigente”, ovvero in grado di coniugare la competenza tecnico-specialistica con una visione più ampia di carattere sociale, politico e culturale.

Di Paolo Fadda *

Troppi segnali qui in Sardegna inducono a ritenere che la società politica, in indifferenza di schieramento, stia attraversando un periodo assai grigio, quasi di obnubilazione, cioè di offuscamento, di confusione e, per certi versi, anche di inefficacia. Dimostrandosi incapace, non solo di realizzare le azioni necessarie per superare gli ostacoli e le pesanti difficoltà del presente, ma soprattutto di saper tracciare ed indicare il percorso per superare la pesante crisi ed avviarsi verso la ripresa socio-economica.
Si è infatti in molti a ritenere che il primo, vero problema dell’Isola risieda nella sua classe dirigente politica. Sempre meno attrezzata, preparata e dotata di coraggio. Più disposta alla disputa che al confronto, più impegnata a favorire i propri clientes che a ridare nuova vitalità e diffusi equilibri alla crescita socio-economica.
C’è peraltro una situazione assai confusa per chi intenda analizzare e comprendere la “natura” (cioè la composizione, le attitudini e le capacità) dell’attuale società politica isolana. Non può essere un compito semplice, giacché si è di fronte ad un’iper-frammentazione con conseguente micronizzazione degli schieramenti e, soprattutto, ad una scarsità di idee, di proposte, di proponimenti. Ed anche di posizionamenti, giacché c’è un continuo scambio di ruolo, a sinistra come a destra, fra progressisti e conservatori. Non è facile quindi capire quale “idea di Sardegna” la politica intenda proporre, quale sia la strada da imboccare, se andare al seguito del nuovo d’Europa o ritornare al mito aurorale di Esperia. Se, ad esempio, perseguire l’idea dei cento laghi (Angelo Omodeo) o, al contrario, quella del niente più laghi (gli ambientalisti). Anche perché, nell’agenda di governo, non pare contemplata la necessità di una scelta, limitandosi ad andare a rimorchio delle pretese avanzate dalle tante consorterie e dai tanti campanili in cui si è micronizzata la realtà sociale dell’Isola.

 
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