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INFORMAZIONE PER LA RETE DEI SARDI, DENTRO E FUORI LA SARDEGNA
Carbonia: si inaugura il 24 marzo la Casa del Popolo PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e societĂ 
Mercoledì 21 Marzo 2018 11:27

Verrà inaugurata sabato 24 marzo 2018 alle ore 17.00 presso i nuovi locali di via Barbagia n.11, nel popolare rione di via Dalmazia, la “Casa del Popolo” di Carbonia.

All’inaugurazione interverranno: la Presidente Nazionale dell’Arci Francesca Chiavacci, il componente del coordinamento nazionale del Movimento nonviolento Rocco Pompeo, la giornalista del Manifesto Daniela Preziosi, e altri importanti esponenti del mondo della politica, della cultura e della società civile.

"Lo spazio – si legge nella nota diffusa dai promotori –  si ispira ai valori dell’antifascismo, del mutualismo e della nonviolenza e si propone di raccogliere, attualizzandole, l’eredità e la tradizione culturale e politica delle Case del Popolo che, durante il secolo scorso,  hanno animato la vita di tantissimi centri europei, italiani e sardi. La Casa del Popolo di Carbonia è concepita come uno spazio aperto a disposizione della socialità delle cittadine e dei cittadini e ha come obiettivo quello di ospitare iniziative culturali sociali e ricreative di vario genere, proposte dal tessuto associativo del territorio. Stabilmente ospiterà la sede dell’Arci di Carbonia, del Movimento nonviolento nonché le attività all’area politico-culturale tradizionalmente legata ai movimenti antifascisti, mutualisti e della sinistra."

 
Adriano Olivetti e la Sardegna, quando il comunitarismo incontrò il sardismo. PDF Stampa E-mail
Editoriali - Salvatore Cubeddu
Martedì 13 Marzo 2018 15:45

La storia del rapporto tra Adriano Olivetti e il partito sardo nelle elezioni politiche del 1958. Il racconto dell’intellettuale lussurgese Antonio Cossu inviato da Ivrea in Sardegna. Il testo dell’accordo elettorale tra Adriano Olivetti e Titino Melis, segretario del PSd’A(z). Il programma politico-economico-culturale (stralcio). Le elezioni politiche del 1958 in Sardegna.

Di Salvatore Cubeddu

Il 1958 è anno di elezioni politiche, in Italia e, quindi, anche in Sardegna. Nel Psd’ A. si era lavorato agli accordi elettorali già dall’autunno dell’anno precedente.

Alla metà di gennaio del 1958 viene reso di pubblico dominio l’alleanza del Partito Sardo d’Azione con il Movimento di Comunità e il Partito dei Contadini. L’animatore dell’iniziativa, insieme al Par­tito Sardo, è Adriano Olivetti, fondatore, proprietario e manager della società omonima, azienda leader in Italia della produzione delle macchine da contabilità e da scrittura. Già all’inizio dell’anno è pronto il nome della lista (“Comunità della cultura, degli operai e dei del contadini d’Italia – Federazione del gruppi autonomisti”); e il fatto suppone che il gruppo dirigente sardista abbia occupato l’ultima parte del ’57 nei contatti, nella interna discussione e nella conclusione dell’accordo che viene subito diffuso dalla stampa:

Accordo elettorale tra il Movimento Comunità di Adriano Olivetti ed il Psd’A (Ivrea, 13 marzo 1958).

 
Un passato poco conosciuto, un futuro sconosciuto. “Tramas de Amistade” alla solenne cerimonia per i 70 anni dell'autonomia PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Martedì 13 Marzo 2018 15:24

Si è svolta lunedì 26 la solenne cerimonia, alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella, per i 70 anni dello Statuto dell'Autonomia.

Di Daniele Madau

Mattarella non ha parlato, ha ascoltato l'Inno di Mameli, gli interventi del Presidente dell'Assemblea e della Giunta Regionale, Ganau e Pigliaru – interventi non servili ma concentrati sull'autonomia mancata - e l'Inno Sardo “Procura de Moderare”.
La sensazione che si è avuta è stata di una celebrazione in sordina, quasi silenziosa, per un'autonomia che abbiamo capito poco, e conosciuto meno. Da ciò non può che conseguirne un futuro sconosciuto e che, forse, ci fa paura.

 
Disterru 4.0, è ancora tempo di migrare? Presentazione-dibattito il 3 febbraio a Cagliari PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e societĂ 
Sabato 03 Febbraio 2018 00:00

Sabato 3 febbraio 2018, alle ore 17, nella sede della Fondazione Sardinia (Piazza San Sepolcro, 5 Cagliari) verrà presentato lo studio “L'emigrazione qualificata in Sardegna dal 2004 a oggi”. La presentazione è nata dalla collaborazione tra la Fondazione Sardinia e l'associazione Tramas de Amistade, rispondendo alla vocazione e alla missione degli enti proponenti. Colma un vuoto presente nell'attuale dibattito socioculturale e risulta particolarmente pregnante in questo tempo di avvicinamento agli appuntamenti elettorali, sia nazionali che locali. Saranno presenti gli autori, Mariangela Piras e Enrico Lobina. L'incontro è pubblico e gratuito con registrazione su eventbrite.

Lo scopo della ricerca è fotografare l’emigrazione giovanile qualificata, un argomento  particolarmente  cogente  su  cui  discutere  oggi  in  Sardegna.  L’attualità  del  tema  è sottolineata  dal  numero  di  pubblicazio ni  giornalistiche che  analizzano  il  fenomeno  da  punti  di  vista  diversi,  scomponendolo  fino  a  risalire  alle  premesse  sociali  e  politiche che possono averlo caratterizzato.
Il  segmento  temporale  inquadrato  è  il  2004 - 2017. L’anno 2004 coincide, infatti, con  l’inizio del progetto  Master and Back e i dati  relativi a questo programma hanno permesso  di  avere  una  chiara immagine  dell’entità  del  fenomeno  migratorio  e  soprattutto  di  individuare  alcune criticità del sistema che hanno spinto, non solo i beneficiari del programma, ma anche  altri  giovani  sardi  ad  abbandonare  l’isola  per  trovare  condizioni  di  lavoro  più  soddisfacenti e coerenti con il loro percorso accademico e formativo.

La Sardegna non è una regione per cui l’emigrazione è un fenomeno inedito e tuttavia è stato rilevato che negli anni recenti, i soggetti emigrati hanno caratteristiche estremamente diverse rispetto a coloro che sono emigrati nel secondo dopoguerra. Si  tratta di giovani, estremamente qualificati, formati con strumenti e risorse locali e  partiti per mettere maggiormente a frutto le conoscenze acquisite in ambito accademico.

Evento pubblico e gratutio con registrazione su Eventbrite

 
Don Ettore Cannavera e i segreti della “Collina” PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Giovedì 01 Febbraio 2018 11:17

In occasione del conferimento dell' onoreficenza, la cui notizia è di qualche settimana fa, di “Commendatore della Repubblica”, siamo saliti alla comunità La Collina, poco fuori Serdiana, a trovare Don Ettore e scoprire i motivi di questo riconoscimento.

Di Daniele Madau

Certi incontri lasciano il segno e il perché si capisce e non si capisce; “l'essenziale è invisibile agli occhi” - abusata frase del Piccolo Principe - ma, a volte, incomprensibile anche alla mente. E ora capisco che questo incontro mi ha dato qualcosa, più di qualcosa ma lo comprendo soprattutto per una serenità di cuore che ho avuto, e ho, di cui non riesco a realizzare ancora bene la causa.
Innanzitutto, La Collina...La Collina è un complesso di abitazioni, sale per convegni, presentazioni e incontri, campi, biblioteche, luoghi di spiritualità. Dalla sua sommità si gode di un magnifico panorama. E' però, soprattutto, un luogo di detenzione alternativo, che ha tanti segreti, nel suo garantire, a chi lo ha vissuto, una quasi totale percentuale di reinserimento nella società: la bellezza architettonica e del luogo in cui sorge, il fatto che i ragazzi – dai 18 ai 25 anni – lavorino, creino prodotti, come il vino e l'olio, che vengono venduti e dai quali ricevono una parte dello stipendio e, certamente, forse il segreto più importante, la presenza di chi l'ha pensato (donando  per la sua creazione i terreni di famiglia) e lo guida.
Pensato o sognato? Forse è meglio sognato, ma il risultato è un sogno molto reale, un luogo quasi utopico che, però, esiste.
“Quasi utopico” e non del tutto utopico: perché in verità queste realtà sono le uniche logiche, efficaci, rispettose dei detenuti e delle tasse dei cittadini che le finanziano.
Tutto nasce dalla fiducia nei ragazzi e nel ritenere gli ospiti della comunità solo vittime della società e di circostanze avverse: e possiamo chiederci se non sia una considerazione di assoluto, e semplice, buon senso, di un'immediatezza naturale, logica. Eppure, non sembra proprio che la società la percepisca così.

 

 
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