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Cina, al via una nuova generazione di leader PDF Stampa E-mail
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Giovedì 08 Novembre 2012 00:00

In una Pechino presidiata da più di un milione di forze di polizia e vigilanti volontari sono iniziati ieri, giovedì 8 novembre 2012, i lavori del XVIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese che porterà al potere una nuova generazione di leader.  Durante la sessione di apertura, di fronte a 2270 delegati eletti nelle varie zone della Cina e riuniti nella Grande Sala del Popolo nella piazza Tienamnen , Hu Jintao ha lanciato un allarme contro la corruzione che potrebbe portare anche a un “crollo” della Repubblica popolare.

Il congresso, che si concluderà giovedì prossimo, lo vedrà lasciare il posto di segretario del Partito al suo successore designato Xi Jinping (59 anni), che in marzo assumerà anche la carica di presidente della Repubblica popolare. In quel momento, molto probabilmente Li Keqiang, l’attuale vice primo ministro, succederà a Wen Jiabao come primo ministro.

 

Nel suo discorso di addio come presidente e segretario generale del Partito, Hu Jintao ha parlato di tutto, ma si è soffermato più volte sulla questione della corruzione dei membri, che se non fermata, potrebbe causare "la caduta del Partito".

Approfondimenti: video della seduta di apertura del XVIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (Euronews)

Per questo ha esortato i compagni in modo vigoroso a vigilare sui loro familiari e sul loro staff per una corretta auto-disciplina che eviti bustarelle e ricchezze ingiuste.

Dopo un lungo periodo di lotta fra le fazioni interne del Partito, e l'espulsione di un alto membro come Bo Xilai, egli ha esortato tutti i membri all'unità politica, ma ha concluso con una filippica contro la sua fazione rivale, i "principini", i figli dei grandi del Partito, la cui carriera è dovuta ai meriti e alla protezione dei padri. Egli ha sottolineato che la carriera deve avvenire "sul merito, senza alcun riguardo alle origini".

Ritornando sulla questione della corruzione - il problema piĂą grave della Cina, secondo un'inchiesta fra la popolazione - Hu ha minacciato che chi viola la legge sarĂ  perseguito "chiunque egli sia, qualunque potere o ruolo ufficiale abbia".

Il "canto del cigno" del presidente, ha riproposto i temi perseguiti nei suoi 10 anni di governo soprattutto l'idea di "sviluppo scientifico", cioè l'equilibrio fra un progresso economico senza limiti e l'attenzione alla povertà, all'ecologia; all'aumento della ricchezza fra città e campagne; ad alcune riforme politiche. Ma Hu ha subito escluso per la Cina un modello di "democrazia occidentale", rivendicando ancora una volta - come è da oltre 30 anni - il "socialismo con caratteristiche cinesi".

Egli ha anche lanciato l'idea di un nuovo modello di sviluppo, più basato sulla domanda interna, ora che il mercato globale è in crisi e con esso le esportazioni della Cina. Pur ricercando uno "sviluppo pacifico", egli ha detto che occorre modernizzare l'esercito e prepararsi a "salvaguardare in modo risoluto" i diritti marittimi della Cina, che - a suo parere - deve divenire sempre più una "potenza marittima".

Molti dei temi affrontati da Hu erano già stati trattati in passato da lui stesso o dal suo premier, ma senza arrivare a qualche risultato: l'inquinamento è sempre ad un livello abissale; la differenza fra ricchi e poveri è in forte aumento; la corruzione è stratosferica.

Secondo diversi analisti, il problema sta nel fatto che lo stesso soggetto - il Partito - si pone degli obbiettivi e ne verifica l'attuazione, senza accettare giudizi e critiche dall'esterno. Sul problema della corruzione, ad esempio, lo storico Zhang Lifang, giĂ  membro dell'Accademia delle scienze sociali, afferma laconico: "Essi possono anche punire i loro uomini, come Bo [Xilai] ..., ma non vogliono alcuna supervisione dall'esterno del Partito". Insomma, il medico e l'ammalato sono la stessa persona.

(Fonte: Asianews)

 

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