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Vino e pane carasau nella terra del Sol Levante PDF Stampa E-mail
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Giovedì 08 Novembre 2012 00:00

Di Giovanni Runchina*
Lavorare vedendo il mondo è sempre stato il suo obiettivo e non si è mai risparmiato: Sardegna, Inghilterra, ancora Sardegna e ora Giappone. Nakama, isola di Kyushu, 60 chilometri da Fukuoka: questa è l’ultima tappa di Fabrizio Fenu.

Trentasette anni, di Carbonia, laurea in Scienze Politiche indirizzo storico-politico-internazionale conseguita a Cagliari nel 2002, attualmente gestisce assieme alla moglie Ayaka il negozio di famiglia “Oba Saketen”. Aperto dai suoceri tempo fa, originariamente vendeva sake e shochu, un distillato di patate e orzo tipico dell’isola; negli anni è diventato una boutique di vini d’importazione e ultimamente ha arricchito l’offerta con prelibatezze sarde: pasta, formaggi, bottarga e vini. Cantina sociale di Santadi, Capichera, Mura vini di Azzanidò, cantina Mesa, cantina di Calasetta, casa del Grano, panificio Santu Juanne di Rita Sanna, formaggi Podda, bottarga di Stefano Rocca e Casar tra le etichette a disposizione.

«Sono in Giappone da due anni assieme a mia moglie Ayaka – spiega Fabrizio Fenu – e assieme mandiamo avanti l’attività creata dai miei suoceri 50 anni fa. Loro ne hanno fatto un punto di riferimento per i prodotti italiani, noi abbiamo ulteriormente incrementato la varietà portando i sapori della Sardegna. I nostri clienti possono trovare un buon vino carignano o cannonau da abbinare con pecorino e pane carasau. Contatto i produttori per far arrivare le nostre delizie nel Sol Levante. In questo sono enormemente aiutato da un altro sardo doc, Daniele Angiargia di Portoscuso; importa specialità isolane con la sua ditta Cuore Sardo che ha sede a Tokio. Mi appoggio costantemente a lui da due anni e il suo supporto è fondamentale».

I risultati sono molto buoni: «La risposta è ottima in termini commerciali ma ciò che mi gratifica maggiormente è far conoscere i nostri cibi a un popolo curioso come quello giapponese; mi capita di spiegare decine di volte come produciamo, ad esempio, il pane carasau».

Nella vita precedente, guardando la quantità industriale di esperienze accumulate, Fabrizio ha fatto tra le altre cose: il barman, il lavapiatti, il bibliotecario. Alla faccia dei tanti ragionamenti sulla flessibilità. «Sono andato via dalla Sardegna un mese dopo la laurea nell’aprile del 2002 con pochi euro in tasca, destinazione Londra. Volevo guadagnarmi l’indipendenza economica ed ero attratto dall’idea di conoscere un po’ il mondo. Inizialmente il mio programma era stare quattro mesi nella capitale britannica e poi spostarmi in Australia ma le cose sono andate diversamente: mi sono fermato per sette anni e in Australia non sono andato nemmeno in vacanza».

La lunga parentesi britannica è stata densa di novità: «Il primo impiego è stato in un ristorante italiano a Covent Garden come lavapiatti- racconta - poi sono passato a Starbucks Coffee Company UK e qui ho conosciuto Ayaka che è diventata mia moglie». Nel 2005, nuovo cambiamento: «Ero stanco di stare dietro a un bancone e volevo migliorarmi; ho studiato e vinto un concorso da bibliotecario alla British Library nella sezione Rare Books. Nel 2007 ho conseguito il master in Human Rights and Social Justice alla London Metropolitan University». Il tanto agognato, per molti, posto a tempo indeterminato era ormai una realtà ma nel 2009 Fabrizio Fenu decide di reinventarsi nuovamente.«Ad aprile, a sette anni esatti dal mio arrivo, mi sono licenziato e sono tornato in Sardegna con l’ambizione di starci in pianta stabile».

Il rientro è stato agrodolce: «Ero felicissimo sul piano umano ma le occasioni di lavoro erano scarse; dopo due anni di tentativi e di impieghi part-time io e mia moglie abbiamo fatto ancora una volta le valigie per il Giappone». Stavolta con una persona in più: «Ero diventato papà di Daigo che è nato a Olbia e che, all’epoca della partenza, aveva tre mesi».

L’impatto nella nuova realtà, nonostante gli affetti solidi, non è stato semplice soprattutto per via della lingua. La strada per integrarsi è quella che ben conosce: la gavetta. «Il mio ruolo nell’azienda è duplice: da una parte instauro e mantengo i rapporti con i produttori sardi e italiani, dall’altra studio la lingua e la cultura giapponesi, con particolare attenzione al mondo del sake. Dall’anno scorso – aggiunge Fenu - nel mese di febbraio lavoro come operaio in una fabbrica di sake in modo da apprendere il processo di creazione di questa bevanda stupenda. Conosco da vicino i giapponesi e cerco di entrare a far parte di questa società molto diversa dalla nostra ed estremamente affascinante». Delle faccende sarde sa tutto, anche se sta dall’altra parte del mondo: «Sento ogni giorno i miei familiari e leggo su internet le notizie che riguardano l’isola.

Nel sud del Giappone, dove vivo, non ci sono miei conterranei; su una popolazione di oltre un milione e mezzo di abitanti ci sono appena cinque italiani. I sardi però sono andato a cercarli. Nella capitale c’è un ritrovo di corregionali, il ristorante Tharros che è gestito da un giapponese amante della nostra terra e che propone i nostri piatti. Per il resto la cerchia di amicizie è assolutamente internazionale: irlandesi, australiani e un napoletano che coltiva ortaggi italiani a venti chilometri da casa mia».

Tra spedizioni, consegne ai ristoranti e ricerca di nuovi prodotti e clienti, Fabrizio ha poco tempo per la nostalgia: «Mi mancano la famiglia e gli amici però credo che chi emigra come me non abbandona l’isola ma, in realtà, concorre indirettamente a migliorarla facendo nuove esperienze. Ogni giorno- conclude – promuovo la mia terra e le sue genuinità a un popolo che la ama».

 

(Fonte: Sardinia Post)

 

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