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Le guerre sarde da Berlusconi a Monti PDF Stampa E-mail
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Venerdì 16 Novembre 2012 00:00

Da La Nuova Sardegna del 12 novembre 2012

Si era spezzato quasi subito il legame di Cappellacci con Berlusconi. Ma è durato poco anche il feeling che, almeno inizialmente, era parso esserci tra Cappellacci e Monti. La fine del governo del Cavaliere e il primo anno del governo tecnico non hanno modificato la sostanza del rapporto tra la Regione e lo Stato: era ed è rimasto pessimo.

Sul piano dei risultati concreti questa legislatura può essere considerata una delle più povere in assoluto. Tanto che a distanza di tre anni e nove mesi dal successo contro Renato Soru, anche nel centrodestra c’è chi dubita sulle capacità dell’attuale presidente della giunta di condurre con autorevolezza, soprattutto per la debolezza politica, la cosiddetta Vertenza Sardegna.

A dimostrarlo, più che le opinioni, è il fatto che ormai su quasi tutti gli argomenti del confronto la Regione non trova altra strada che rivolgersi alla Corte costituzionale per cercare di far valere le proprie ragioni: dalla questione delle Entrate fiscali alla vendita della Tirrenia, dal Patto di stabilità al decreto sulla spending review, dalla sanità alle norme sugli enti locali. Si è sempre detto: quando la politica si rivolge alle aule giudiziario vuole dire che qualcosa non funziona.

E’ vero che lo Stato è più sordo del solito perché non naviga in acque tranquille, ma è anche vero che la Sardegna non sa parlare. Quanto a parole promettenti questa legislatura era iniziata sotto i migliori auspici. Preoccupato di un’eventuale vittoria di Soru (il patron di Tiscali stava diventando un leader nazionale del Pd e tenzialmente un avversario più che scomodo), tra gennaio e febbraio 2009 Berlusconi – di nuovo premier da meno di un anno – affianca un Ugo Cappellacci che, inesperto ed emozionato, non aveva la parlantina di oggi. Il Cavaliere promette soluzioni di ogni genere su qualsiasi problema. Incontra vescovi, minatori, operai, contadini, impiegati, industriali, giovani, donne. Cappellacci vince andando ben oltre i pronostici ma la luna di miele finisce presto. In un giorno di maggio che non scorderà mai, va sorridente a inaugurare la Fiera, a Cagliari, quando gli comunicano che Berlusconi in diretta televisiva ha appena annunciato che il G8 della Maddalena è stato trasferito all’Aquila in segno di solidarietà ai terremotati. Il peggio che il premier-amico ha anche detto ai telespettatori: «Ah, è vero, mi sono dimenticato di avvertire il presidente Cappellacci, ora lo chiamo».

E’ l’inizio della fine. Spariscono tutti i finanziamenti, compresi quelli della Sassari-Olbia. Passa poco più di un anno, nel corso del quale le porte del governo erano sembre sbarrate, e Cappellacci si autosospende dal Pdl e contesta duramente Berlusconi con toni da capopopolo: un fatto inedito che fa scalpore. A mediare nell’isola non c’è più Romano Comincioli (che si ritira per un malanno e morirà a metà del 2011), lo scontro con il coordinatore regionale Settimo Nizzi è senza esclusione di colpi.

La ricucitura con il partito avviene solo grazie ad Angelino Alfano dopo che Berlusconi ha lasciato Palazzo Chigi. A piazza Colonna, esattamente un anno fa, si è insediato Mario Monti. All’inizio Cappellacci fa dichiarazioni speranzose e il Professore lascia fare. Anzi, a un certo punto, nel febbraio scorso, prende in mano la Vertenza Sardegna, convoca Cappellacci per un vertice bilaterale e annuncia l’apertura di una lunga serie di tavoli: uno per ciascuna vertenza sarda. Cappellacci esulta, parla di svolta, prepara dossier, riunisce sindacati e Consiglio regionale, che però gli chiedono che il tavolo sia unico, sullintera Vertenza Sardegna, e che il confronto sia aperto a tutte le forze istituzionali e alle forze sociali. Monti non risponde e Cappellacci scopre che i tavoli non sono politici ma tecnici.

Non arrivano risposte e lui alza i toni, a tratti sembra indipendentista. Su singoli punti (ad esempio il caso Alcoa, su cui il governo invia domani due ministri) il confronto è spesso duro. Anche con il ministro Corrado Passera, che nella fase iniziale aveva costruito un dialogo con la Regione, rapporto poi precipitato su Tirrenia. Insomma, la guerra continua.

 

 

 

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