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Lo scandalo del Master & Back, di Lilli Pruna PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Sabato 15 Dicembre 2012 14:01

Di Lilli Pruna (da Sardinia Post)

Accade che una giovane laureata e specializzata in Storia dell’Arte si trovi a fare la commessa in una libreria, con l’80 per cento della retribuzione pagata dalla Regione per due anni. A che cosa è servito l’investimento pubblico (oltre quello personale e della famiglia) nella formazione universitaria e post-universitaria se la stessa Regione paga per inserirla in un lavoro in cui le competenze e conoscenze di alto livello che ha acquisito non possono essere utilizzate? Lo scandalo del master & back, la denuncia di Lilli Pruna, docente di sociologia del lavoro.

Anche l’idea più intelligente in mano agli stolti può diventare un abominio. Il programma Master & Back è una idea intelligente, coraggiosa, che coglie la sfida di una società meno diseguale, che dà valore alla conoscenza e investe su questo valore. Siamo una regione in cui l’istruzione è poca, comunque la si voglia misurare, e gode di una scarsa considerazione sociale: il Master & Back risponde all’obiettivo di promuoverla e innalzarla ai massimi livelli. Le disuguaglianze di partenza – quelle che segnano alla nascita il destino di molti – sono rafforzate dal difficile accesso all’istruzione, soprattutto di grado superiore, così il Master & Back ha consentito anche ai figli di operai (che esistono ancora) di frequentare master, specializzazioni e dottorati di ricerca in università italiane ed europee. L’alta formazione, costosa sia in termini di investimento economico che di tempo, è preclusa in genere ai meno abbienti. Ma il Master & Back ha forzato questa regola, ha aperto porte che prima erano chiuse a chi non possedeva le chiavi giuste, poco legate al merito e all’intelligenza, più frequentemente connesse alle condizioni economiche della famiglia. Ma che cosa è diventata questa idea moderna – nel senso più alto che la modernità può assumere – in mano ad una classe politica e dirigente ottusa e incapace? Si è tradotta in una spirale perversa di sprechi e umiliazioni.

Il meccanismo è tragicamente semplice. Questa Regione spende ingenti risorse proprie – oltre a quelle statali che sono anche nostre – per le università dell’isola, per consentire agli studenti (troppo pochi) che arrivano a questo livello di istruzione di conseguire una laurea; la Regione investe poi ingenti risorse per finanziare l’alta formazione post-lauream in sedi universitarie di altre regioni o altri paesi; sempre la Regione, infine, spende ulteriori risorse – in larga parte comunitarie, che sono anche nostre – per favorire il rientro in Sardegna dei giovani, prima laureati e poi specializzati, attraverso l’inserimento lavorativo. Qui crolla miseramente il senso e il valore degli investimenti sull’alta formazione di tanti ragazzi e ragazze: succede, per esempio, che una giovane laureata e specializzata in Storia dell’Arte si trovi a fare la commessa in una libreria, con l’80 per cento della retribuzione pagata dalla Regione per due anni. A che cosa è servito l’investimento pubblico (oltre quello personale e della famiglia) nella formazione universitaria e post-universitaria se la stessa Regione paga per inserirla in un lavoro in cui le competenze e conoscenze di alto livello che ha acquisito non possono essere utilizzate? Ci sono centinaia di esempi di questo tipo, anche molto peggiori, che offendono l’intelligenza di tanti giovani e la nostra di cittadini. E ci riempiono di rabbia, perché queste competenze e conoscenze sono preziose per la Sardegna e dovrebbero essere spese per qualificarne lo sviluppo.

Sul sito della Regione si legge chiaramente che attraverso i percorsi di rientro “il Programma Master and Back mira a creare opportunità occupazionali di elevato livello, favorendo l'inserimento professionale dei giovani laureati sardi che – attraverso lo svolgimento di percorsi di alta formazione post lauream finanziati con il programma Master and Back o equivalenti a quelli finanziati dal programma – si sono impegnati in un percorso formativo di eccellenza al di fuori del territorio regionale, offrendo loro (grazie ai contributi destinati agli organismi ospitanti) la possibilità di mettere a frutto nel contesto lavorativo sardo quanto appreso durante gli anni di formazione e specializzazione. Si punta quindi ad elevare qualitativamente l'inserimento lavorativo degli studenti e, contestualmente, ad offrire agli organismi ospitanti la possibilità, avvalendosi di profili professionali formatisi presso prestigiose strutture nazionali e internazionali, di svilupparsi e crescere migliorando la propria performance o la competitività nei contesti produttivi di riferimento. La combinazione dei due fattori vuole rappresentare un presupposto per creare un'occupazione stabile e qualificata.” Che fine hanno fatto fare a queste parole, a questi obiettivi, a questi impegni? Questa classe politica e dirigente incapace e ottusa – c’è da ripeterlo all’infinito – sta sprecando enormi risorse (nonostante le costosissime consulenze per l’attuazione del programma Master & Back) e soprattutto sta sprecando un patrimonio inestimabile di conoscenze, competenze, speranze e aspirazioni di centinaia di ragazzi e ragazze.

E’ come se dopo il pensiero alto di Gramsci questa miserabile classe politica al governo del Regione stesse vergognosamente

 

 

 

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