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Citizen Journalism: dall'informazione top down a quella bottom up PDF Stampa E-mail
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Domenica 03 Febbraio 2013 09:36

Di Federica Cardia (Cagliari Globalist)

La pungente penna di Federica Cardia, giĂ  editorialista presso l'Huffington Post, ci spiega l'importanza del jprogetto Cagliari Globalist e del concetto stesso di citizen journalism.

Correva l'anno 2000. Internet viveva gli albori di quello che sarebbe stato il suo boom mondiale, centinaia di milioni di computer iniziavano a connettersi in Rete, i personal computer si diffondevano a macchia d'olio tra gli utenti privati e le connessioni diventavano sempre piĂą veloci. Il 22 febbraio dello stesso anno nasceva nella Corea del Sud il portale "OhmyNews". Al tempo ancora unico nel suo genere, il giornale online fu il primo ad abbracciare la formula del giornalismo partecipativo, spalancando le porte dell'informazione globale anche ai non giornalisti e dunque ai comuni cittadini e lettori.

Da quel lontano 2000 sono passati ormai dodici anni e di acqua sotto i ponti ne è passata eccome. Grazie all'esplosione su larga scala dei new media, della Rete Internet, dei blog, dei forum e infine dei social network, abbiamo assistito ad un repentino cambiamento della figura del giornalista, che da autorevole professionista della penna, protetto da una bella scrivania e dalla sicurezza di un contratto di lavoro, ha vestito i panni del cittadino impegnato e sempre sul pezzo, pronto a condividere la notizia in tempi record, proponendola e sviscerandola senza pudore, facendo leva sulla particolarità del suo punto di vista alternativo, non viziato dalle tradizionali logiche di potere, irriverente e spesso disarmante.

Il cosiddetto citizen journalism, il giornalismo fatto dalla persona e dal lettore comune, si è così fatto strada nel nostro immaginario come fonte di informazione aperta, partecipativa, affidabile, fino ad essere preso realmente in considerazione dalle grandi testate e dai colossi del sistema delle news come fonte attendibile. Come nel 2005, quando la BBC trasmise un'immagine ripresa con un cellulare da un non professionista durante l'attentato terroristico nella metropolitana di Londra. Da un'informazione top down, gestita e canalizzata dal sistema dei media tradizionali, abbiamo assistito da quel momento in poi alla nascita di un modello di giornalismo bottom up, aperto, libero e condiviso tra pari.

Dare la possibilità anche ai non giornalisti di accedere al flusso informativo e di farne realmente parte significa dare una sferzata di novità e di freschezza all'informazione: faccio parte con grande entusiasmo di questo nuovo mondo e, pur non possedendo tesserini abilitanti alla professione, mi sono appassionata alla scrittura e sono passata attraverso giornali cartacei, testate online e infine blog, portando la mia esperienza alla gente comune e a chi come me vive una situazione non facile da affrontare. Sono approdata recentemente all'Huffington Post, dove mi è stato offerto uno spazio virtuale all'interno del quale condividere esperienze, pareri e opinioni su qualsiasi tema e mi sono sentita libera, realmente capace di costruire, nel mio piccolo, una piccola agorà di scrittori e relativi commentatori. Globalist.it ripercorre oggi la scia di questa grande rivoluzione informativa abbandonando la logica del supporto e aprendosi totalmente all'innovazione, sia nelle tecnologie che nelle idee. Trovo che la scelta di strutturare dei piccoli nuclei informativi decentrati, basati su realtà locali come nel nostro caso Cagliari, rappresenti poi un'opportunità senza precedenti per chi quella realtà la vive quotidianamente, un modo per arricchire con nuovi point of view quello che è oggi il dibattito sociale e politico, un modo per uscire dagli schemi preconfezionati del giornalismo mainstream e far crescere non solo quantitativamente ma soprattutto qualitativamente l'informazione e la cultura.

 

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