Home Articoli della settimana 2013 Le città di fondazione in Sardegna, a cura di Aldo Lino
Le città di fondazione in Sardegna, a cura di Aldo Lino PDF Stampa E-mail
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Domenica 10 Novembre 2013 09:40

In occasione dell' 85° anniversario della fondazione di Arborea riproponiamo questo articolo pubblicato su Sardegna Economica

Occorre dare merito alla sezione sarda dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, e all'architetto Aldo Lino, per aver promosso e curato il bel volume dedicato a "Le città di fondazione in Sardegna". Che può essere suggerito al lettore, anche non specialista, come una guida esemplare per conoscere e valutare gli insediamenti urbani realizzati in Sardegna a seguito delle tre importanti stagioni economiche dell'età moderna e contemporanea: il ciclo della colonizzazione voluta dal riformismo sabaudo, quello della febbre mineraria nell'alba del capitalismo nazionale e, infine, della bonifica integrale e dell'autarchia energetica negli anni fascisti.

Carloforte (1738), Calasetta (1771), La Maddalena (1777), Santa Teresa di Gallura (1808), Villasimius (1824) nel primo ciclo. Montevecchio, Nebida, Masua, Buggerru, Ingurtosu (1850-65) nel secondo. E, infine, Mussolinia-Arborea (1928), Fertilia (1934) e Carbonia (1938), sono le città sarde di cui parla il libro.

 

Tutte città di fondazione, dunque, perché volute e fondate dalla politica e dalle sue ragioni, e di cui hanno scritto, fra gli altri - oltre al curatore Aldo Lino - Antonello Sanna, Eugenia Tognotti, Franco Masala, Luciano Marrocu, Maria Luisa Di Felice, Giorgio Pellegrini, Giorgio Muratore, Raffaele Pisano, Giorgio Peghin ed Emilio Zoagli.

L'occasione che ha fatto da stimolo alla pubblicazione va certamente ricercata nelle ricorrenze di fondazione di Mussolinia-Arborea (settantesimo) e di Carbonia (sessantesimo), due delle tre città sarde fondate dal regime fascista (che in 12 anni ne avrebbe fondate altre nove in tutt'Italia). E proprio a queste città il libro rende finalmente giustizia, avendole sottratte da quel miope e riprovevole indice dei fatti proibiti ove le aveva collocate l'integralismo antifascista. Che appare ancor più riprovevole sol che si analizzino i fatti edilizi ed urbanistici ispirati alle più internazionali delle correnti architettoniche del tempo e firmati dai più affermati esponenti dell'architettura nazionale.

I nomi di Avanzini, Flavio Scano, Ceas, Muratori, Guidi, Piccinato, Fagnoni, Montuori, Miraglia, Petrucci e tanti altri valenti professionisti che firmarono progetti nelle tre città sarde di fondazione fascista rappresentano senza dubbio una lezione fondamentale - come precisa Lino - per la sprovincializzazione della cultura architettonica isolana.

 

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