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Il convegno del FAI e i tesori dell'isola, di Gianfranca Fois PDF Stampa E-mail
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Sabato 07 Dicembre 2013 07:42

Di Gianfranca Fois (articolo pubblicato su CagliariGlobalist.it)

Quando si devono tagliare alberi per una radura, raccomandava nel suo De agri cultura Marco Porcio Catone, bisogna come espiazione sacrificare un porco alle divinitĂ  arborea.
Era questo l'atteggiamento dei Romani nei confronti dell'ambiente, il massimo rispetto.
Quel rispetto che ha caratterizzato comunque la lunga storia dell'uomo sin da quando è nato il paesaggio, durante il neolitico, con l'apertura, nelle foreste, di radure per coltivare il terreno, costruire villaggi, sentieri. Ma durante queste due ultime generazioni in Italia il paesaggio ha subito disastri di ogni genere, con un forte consumo del suolo, cementificazione insensata a vantaggio di pochi speculatori, copertura di torrenti e fiumi, un disastro idrogeologico che interessa gran parte del nostro paese.

 

Le conseguenze non si sono fatte attendere: frane, inondazioni, alluvioni con morti e feriti, rovina di cose e animali.
E' a fosche tinte, e con ragione, il quadro che delinea Andrea Carandini, archeologo e studioso di storia romana, nelle sue vesti di presidente nazionale del FAI, in occasione del Convegno Nazionale del FAI "Sardegna domani! Terra Paesaggio Occupazione Futuro" che si è tenuto a Cagliari nei giorni scorsi.
Sardegna domani! è un bel titolo per un convegno perché oltre a indagare tutti i guasti che una politica fallimentare e lo scarso senso civico di molti amministratori e cittadini comuni hanno provocato, e vorrebbero ancora provocare, nel nostro territorio, apre la porta alla speranza, a un progetto diverso, non astratto ma concreto che parte da quelle che sono le caratteristiche, la storia, della nostra isola e cioè il paesaggio, l'agricoltura, l'artigianato, i beni storico-artistici.
La Sardegna infatti racchiude al suo interno dei tesori preziosissimi che difficilmente si possono trovare contemporaneamente in un unico territorio: paesaggi, che ci raccontano come si è formata nei millenni l'identità in divenire dei Sardi, clima dolce, un artigianato raffinato e spesso millenario, prodotti dell'attività agropastorale in grado di competere nel mondo per la loro qualità, tracce significative di grandi civiltà che si sono succedute nel corso dei secoli.
La Regione che dovrebbe gestire questo enorme patrimonio e farne una risorsa per tutti i Sardi, ha invece come unico progetto, miope, scriteriato, vecchio, quello di cementificare ancora le coste, con il Piano Paesaggistico dei Sardi che di fatto, come hanno denunciato il Mibac (Ministero per i beni culturali e ambientali) e numerose associazioni ambientaliste, allenta i vincoli del PPR del 2006 che primo in Italia applicò la legge che richiedeva un piano di organizzazione e salvaguardia del territorio. Ricordo che ad oggi oltre la Sardegna solo la Toscana e, in parte le Puglie se ne sono dotati.
Non colpisce perciò l'assenza di Ugo Cappellacci, presidente della Regione, e della sua Giunta che hanno per tutta la legislatura dimostrato di non possedere alcuna capacità culturale per elaborare un progetto per il futuro della Sardegna che non sia quello tipico dei paesi colonizzati: cemento, cemento che deturpa il paesaggio in modo irreversibile, ci consegna nelle mani di turisti che, come sappiamo bene, una volta che lo scempio si è concluso, si indirizzano verso altri lidi.
Tantissimi sono stati gli interventi e diventa impossibile rendere conto dei tanti spunti di riflessione.
Non mi soffermo sul disastro idrogeologico che ha causato la tragedia di questi giorni, se ne sta parlando diffusamente e spero che i media continuino a informare i cittadini sull'argomento, per evitare che nei giorni futuri tutto torni nel silenzio. Vorrei invece dire qualche parola sull'agricoltura che potrebbe essere una risorsa per la nostra economia. Ben l'80 per cento dei prodotti agricoli che arrivano nelle nostre case proviene da fuori, contemporaneamente il suolo è destinato più al pascolo che alla coltivazione.
E' necessario perciò ripensare a questa importante attività, in Italia è l'unica voce dell'economia che abbia un segno positivo, perché si costruisca un'agricoltura moderna ma nello stesso tempo ancorata alle tradizioni delle comunità e alla peculiarità dei territori. Mi vengono in mente le parole di Carlo Cattaneo, grande pensatore lombardo dell'ottocento: "La nuova agricoltura nasce nelle città", parole attualissime, infatti gli agricoltori e i pastori intervenuti sono laureati o diplomati e svolgono la propria attività, pur tra tanti problemi e ostacoli politici e burocratici, basandosi sui saperi tradizionali e grazie all'apporto della scienza e delle conoscenze, della cultura insomma, che viene elaborata nelle città e nelle Università e che consente uno sviluppo ecosostenibile delle campagne.
Concludo con le parole di Andrea Carandini, parole che sintetizzano bene l'idea centrale del Convegno e che condivido pienamente."Nel passato si poteva immaginare una rinascita incentrata sull'industria. Anche in Sardegna si è puntato sui poli petrolchimici e sulla chimica di base, con un'idea di sviluppo eterodiretto, non fondato sulle peculiarità dell'Isola e senza riguardo per la salubrità dei luoghi e la salute dei cittadini. Oggi, che siamo in una società post-industriale, i valori dei luoghi e delle persone devono tornare a essere il fulcro della rinascita economica, sociale e culturale dell'Isola, in una versione nuova, culturalmente e tecnologicamente sviluppata".

 

 

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