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Intervista a Salvatore Borsellino, di Daniele Madau PDF Stampa E-mail
Interviste - Interviste 2014
Lunedì 03 Febbraio 2014 00:00

Di Daniele Madau*

Le ‘trame d’amicizia’ devono varcare il mare, proseguendo quell’idea di dis-isolamento che ha accompagnato la consapevolezza della sardità, subito dopo la prima guerra mondiale. Le trame varcano i confini, percorrono i mari, le terre, per cercare e annodarsi in cuori disponibili, anelanti d’amicizia.

Soprattutto, le trame sono di ampio respiro, abbracciano le problematiche di altre regioni, territori, popoli, dell’uomo, in nome del primato dell’amicizia, che, sarebbe bello, i sardi avessero come vessillo.

Questa volta, questa preziosa prima volta, in cui affrontiamo una tematica che in gran parte esula i canonici temi della sardità, del sardismo e del futuro della nostra isola,non siamo andati noi a cercare ma siamo stati cercati da un altro isolano. Un isolano che, da giovane, ha deciso di emigrare dalla Sicilia a Milano, per sfuggire a cosa nostra. Cosa nostra, però, in senso lato, quello che annoda trame d’odio, connivenza, collusione, morte, con pezzi deviati dello stato, ha ucciso suo fratello e la sua scorta. Lui è Salvatore Borsellino, il fratello era Paolo; della scorta di Paolo faceva parte Emanuela Loi, 24 anni, di Sestu, la prima agente donna della Polizia di Stato a venire uccisa nell’adempimento del suo servizio.

 

La criminalità organizzata sembra lontana da noi, ma non illudiamoci: l’impermeabilità alla malavita non è mai solo un fatto geografico, è soprattutto un fatto di volontà, di scelte.

 

Sappiamo bene come siano appetibili settori come l’edilizia, soprattutto nel nord Sardegna, o quello delle energie alternative e come alcune infiltrazioni siano già avvenute.

Ecco, allora, il perché di questa intervista, che Salvatore ci ha concesso, a margine di un incontro pubblico, tenutosi venerdì 15 novembre, a Elmas per presentare il suo libro “Fino all’ultimo giorno della mia vita”.

Per me, che mi reputo nato, come coscienza, tra il fumo e le lamiere contorte di via D’Amelio, è stata un’emozione grande; ma la nostra chiacchierata è stata davvero all’insegna della semplicità.

Ecco allora il contenuto dell’intervista, concessa dopo un incontro iniziato col ricordo del servizio militare e delle vacanze di Salvatore in Sardegna (a S.Antioco), segnato dalla rabbia per ombre di morte e collusione, sulla trattativa stato-mafia, sulla sparizione dell’agenda rossa, ma anche dall’amore e dalla speranza.

1) Io ho in Paolo un esempio che davvero guida e ispira le mie azioni; io sono nato biologicamente 35 anni fa, ma mi sento rinato, nella coscienza, in via D’Amelio. Le capita di frequente, quando tiene incontri pubblici, di sentire discorsi simili ai miei?

Sì, mi capita spesso, questa è la grande forza di Paolo; quando giro per l’Italia, io trovo ragazzi di 15 anni per i quali Paolo è un simbolo; ricordo una ragazzina di 13 anni, arrivata in via D’Amelio dopo esser stata messa sul treno da Aviano.Ci aveva detto che sarebbe diventata magistrato e avrebbe esercitato a Palermo; beh, ha mantenuto la promessa quasi totalmente: è diventata magistrato a Caltanisetta.

2) Da quella che è la sua esperienza, c’è una modalità, migliore di altre, per evitare l’infiltrazione mafiosa in Sardegna?

Le regioni più ricche sono più a rischio, la Sardegna è più vulnerabile nelle zone ricche, al nord. Bisogna tenere gli occhi aperti, vigilare, soprattutto con le associazioni di giovani, sul vostro patrimonio più importante: il territorio

3)Un regalo, per me, e per i nostri lettori: può ricordarci una frase, un gesto di Paolo, che le dà

la forza per resistere ‘fino all’ultimo giorno’?

La forza è l’amore; Paolo è rimasto a lottare per amore della sua terra, l’amore supplisce al

Coraggio, quando vacilla. La frase che maggiormente ricordo, e amo ricordare, è: ‘Palermo non

mi piaceva, perciò imparai ad amarla, perché si vuol cambiare ciò che si ama davvero’

4)Una domanda provocatoria: io credo, fortemente, che Paolo, ed eroi come lui, abbiano salvato l’Italia; l’Italia, però, ha meritato, merita di essere salvata?

Paolo non era un eroe, ma un martire: da quando l’aggettivo eroe è stato usato per Vittorio Mangano, non si può più accostare a Paolo. Se Paolo ha dato la vita per l’Italia, allora ne è valsa la pena; se l’Italia ha generato persone come lui, allora merita di essere salvata

5)Ogni volta che sento i nomi di parlamentari presunti collusi, sento una stilettata al cuore, anche per lei è così?

Io provo, non una stilettata al cuore, ma una grande rabbia, che è quella che mi spinge,

voglia di regire, e di combattere.

6)Da dove veniva la forza di Paolo, e la sua? Dalla famiglia?

La forza di oggi dalla rabbia, la forza di ieri dall’amore.

Certo, anche dalla famiglia. Nostra madre era una persona eccezionale, ci ha insegnato quanto

valgono i libri, quanto è importante conoscere il mondo, il valore della cultura. Poi i semi

germogliano in maniera diversa, a seconda del terreno: in me meno, in Paolo di più.

7)Perché Grasso, da procuratore antimafia, ha potuto dire che Berlusconi ha meritato un premio per la sua lotta alla mafia?

Grasso si è screditato per quella affermazione, ma è caduto in una trappola opportunista, tesa dalla trasmissione radio “La zanzara”. C’è anche un’ ombra per una legge contra personam, ai danni dell’ormai ex-procuratore Caselli. In quel caso, sarebbe stato meglio si fosse dimesso.

8)Ai giovani sardi in difficoltà, consiglierebbe di andar via o restare e resistere?

Nel libro parlo di un episodio: in una delle ultime telefonate di Paolo, lo imploro di scappare, gli chiedo come sia possibile che si trovi ancora in Sicilia, quando la sua morte sembra certa. Lui mi risponde: “Cosa dovrei fare, scappare come hai fatto tu?”.

Ai giovani sardi dico: non fate il mio stesso errore, non scappate ma restate qui per

migliorare la realtà; io capisco, però, chi va via per cercare lavoro, ma mi piacerebbe che

fosse l’ultima ratio.


Biografia

Sono il fratello minore di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia insieme agli uomini della scorta il 19 luglio 1992 a Palermo, in via D’Amelio. Da allora, sono in prima linea per sensibilizzare la gente al contrasto della criminalità organizzata, del malgoverno e delle collusioni tra politica e mafia. Nel 2008 ho fondato il sitowww.19luglio1992.com e l’anno seguente, in occasione del 17° anniversario della strage di via D’Amelio, ho organizzato la prima “Marcia delle Agende Rosse” in collaborazione con il comitato cittadino antimafia “19 Luglio 2009”. Da questa iniziativa è nato il “movimento delle Agende Rosse”, che fa riferimento al taccuino su cui mio fratello scriveva appunti personali, supposizioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L’agenda rossa, dalla quale Paolo non si separava mai specie dopo la morte di Giovanni Falcone, è misteriosamente sparita dalla borsa che aveva con sé il giorno dell’attentato. Il processo a carico del carabiniere che si sarebbe appropriato degli effetti personali di mio fratello non è mai arrivato alla fase dibattimentale. Eppure l’agenda rossa quel 19 luglio 1992 c’era, eccome se c’era

 

* Daniele Madau,oltre a essere vice-presidente di Tramas, è insegnante di lettere, specializzato in studi sardi.

Ha intervistato Salvatore Borsellino da appassionato, e studioso, dell’antimafia.

Puoi scrivergli (danimadau@gmail.com) o commentare l’intervista sul profilo facebook di Tramas de Amistade

 

 

 

 

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