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Sardegna, terra di legalità. Di Daniele Madau PDF Stampa E-mail
Interviste - Interviste 2014
Domenica 16 Marzo 2014 16:56

Alcuni paesi del centro Sardegna (tra i quali Macomer, Ghilarza e Orgosolo), hanno ospitato il primo festival della legalità, dal 10 al 15 Marzo. Il festival ha avuto come titolo “Conta e cammina”, dalla scena emblematica del film “I cento passi”, in cui Peppino Impastato e il fratello contavano i passi che dividevano casa impastato da casa Badalamenti. Proprio il fratello di Peppino, Giovanni, è stato ospite del festival, e, per l’occasione, abbiamo potuto intervistarlo.

Come tutte le persone che girano l’Italia per educare, soprattutto i ragazzi, alla legalità e alla lotta alle mafie, è stato disponibile, profondo, portatore di speranza. Come altri testimoni di chi ha dato la vita per combattere la malavita, dalle sue parole emerge soprattutto il valore dell’amore.

Intervista a Giovanni Impastato, in occasione del primo Festival della Legalità (di Daniele Madau)

Qual è la situazione che ha trovato in Sardegna, c’è sensibilità per le tematiche sull’illegalità?
Sono rimasto molto sorpreso: ho incontrato ragazzi, anche bambini delle elementari, ebbene, tutti volevano capire, sapere, approfondire.Ciò mi ha fatto molto piacere, perché loro hanno capito il messagio di rottura di Peppino e ne sono rimasti entusiasti.

 

Non appena pronunciamo il nome di Peppino, qual è la prima immagine che le viene in mente: il fratello, il ribelle, l’eroe?
La prima cosa che mi viene in mente è l’amico, il compagno di lotta, ci scambiavamo punti di vista. Non era un eroe ma una persona normale, un militante politico coerente, che cercava di cambiare quella triste realtà. E’ riuscito ad acquisire una forte coscienza politica e ideologica, con la sua voglia di libertà, di diritti, stava sempre dalla parte degli ultimi.

 

Ha qualche cosa da imputare alla Stato? Guardando la situazione attuale, è valso il sacrificio di Peppino?
Il sacrificio è valso! Qualcosa è cambiato, dal basso, dai movimenti antimafia; molto è cambiato anche dal punto di vista giudiziario: mi riferisco alle leggi sull’associazione a delinquere di stampo mafioso (dopo l’omicidio Dalla Chiesa), alla legge antiracket (dopo l’omicidio di Libero Grassi), al 41 bis, alla legge 109 sulla confisca dei beni mafiosi. Questo è successo, anche se abbiamo dovuto aspettare gli omicidi o l’epoca dello stragismo. Questi sono passi importanti, come le cooperative di “Libera terra”.Qui abbiamo vinto. La mafia è ancora presente ma lo Stato è, coi suoi uomini uccisi, era presente. Riina, infatti, ha fallito: Cosa Nostra è in difficoltà, è meno potente, anche rispetto ad altre organizzazioni.Però ora, come in passato, la mafia occupa i posti vuoti lasciati scoperti dallo Stato.

Il nostro giornale cerca di mettere in rete i sardi emigrati con coloro che son rimasti: crede che la percezione di illegalità spinga i giovani a emigrare, in Sicilia come in Sardegna?
Credo proprio di sì: noi abbiamo avuto un esodo biblico dopo la mattanza della battaglia contadina del 1947, quasi un milione di emigrati.Questo prima che la mafia da agricola diventasse urbana. La realtà in Sardegna è diversa e complessa, ma influisce anche questa percezione.

Quali sono i rischi che corre la Sardegna nei confronti della malavita organizzata?
Ho saputo di intimidazioni a tanti amministrazioni: questi sono metodi mafiosi.
La mafia sta cercando di incagliarsi nel nord Sardegna, dove ci sono tanti interessi economici.
Già questo festival, però, è un passo di sensibilizzazione molto importante.

L’essere stato abile comunicatore, oltre al fatto di essere stato un martire dell’anitmafia, avvicina Peppino ai giovani?
Lui aveva delle particolarità uniche: la sua è stata una rottura storica e culturale, a partire dalla nostra famiglia, che aveva collusioni con la mafia. Ha usato molto bene la comunicazione, partendo dal giornale.Poi la radio è stato il massimo: denunce, notiziari, ironia e buona musica.Ha messo, così, in difficoltà i mafiosi: per questo è stato ucciso, Peppino li avrebbe sconfitti.

Un’ultima domanda, quasi una curiosità: il film era relistico?
Sì, qualche piccola estremizzazione ma nel complesso sì: Peppino era ribelle e irruento.

Grazie Giovanni, tramite te ringraziamo anche Peppino: come quelle di Falcone, anche le sue idee camminano sulle nostre gambe

 

 

 

 

 

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