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Le croci dell’alluvione, dall’Australia la poesia di Lino Concas PDF Stampa E-mail
Editoriali - Fabrizio Palazzari
Domenica 01 Giugno 2014 09:13

Di Fabrizio Palazzari
Nato nel 1930 a Gonnosfanadiga, vive a Melbourne dove era arrivato nel 1960. E’ considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura italo-australiana. Scrive, a proposito, Marzia Caria: “la poesia di Lino Concas può davvero essere letta come «un canto fra due terre: la sua Sardegna e l’Australia», una «Sardegna amara e meravigliosa insieme», che il poeta «rievoca costantemente con toni a volte teneri a volte disperati. Paradiso perduto e insieme rivissuto calvario di giorni lontani nel tempo ma non nel cuore», e, insieme, il mondo dei nativi, dell’Australia così come era prima della colonizzazione, ugualmente lontano e ormai irraggiungibile.” Segue un video Lino Concas  legge due sue poesie sull'Australia.

In occasione dell’evento di solidarietà organizzato domenica 27 aprile 2014 dal Circolo Sardo di Melbourne, per la raccolta di fondi a favore dei conterranei rimasti vittima dell’alluvione dello scorso novembre 2013, Lino Concas ha dedicato questi versi:


I
Novembre duemila tredici.
Nuda la mia terra accanto
ai suoi morti in bare
di lentischio e fiori di asfodeli.
La Sardegna piange
i suoi figli e le sue croci,
i figli della tempesta uccisi
dall’acqua e dal fango.
Piange per una terra
che non c’è più, piange
uomini morti nel dare
aiuto, piange madri
e bimbi morti. Muore tutta
la Sardegna per la seconda
volta coi focolari spenti
e i suoi solchi che non
si muovono in una terra ferma
accigliata di tempesta.
Cicatrici aperte al suo corpo
e mai sanate. Lascia
che ti guardi con occhi al sole
per una stretta di luce.

 

II
Ombre scendono con rudi
piogge a levigare le pietre,
ad ingrossare i fiumi,
a frantumare i giorni.
Sabbia e fango ci nutrono
dando spazio ai morti
e a mani sazie di silenzio.
Vento e pioggia spengono i giorni,
i giorni in anni finché una frana
ci seppellisce nudi dopo aver
punto la terra con voce di metallo.
Batte il gufo nella notte le ali
al gonfiarsi delle acque, in case
crollate con un lugubre lamento.
Alla finestra senza più luce
ancora voci di pioggia e col
mugolare della montagna
le greggi non fanno ritorno all’ovile,
né il pastore riposa nella capanna,
conl’agnello morto nel fiume.
Anche la massaia staccia la farina
con venti granulosi di sabbia.
La pioggia ha mietuto la terra
dando ai sassi sapore amaro di pane.
Un’ombra incarna le case e si aggira
nella mensa dolente dei poveri.


III
Dall’Australia, prigionieri della
lontananza, il buio solitario del nostro
essere rivive in te torrenti di vento
e di pioggia, pioggia, melma, fango.
Terra, amata e rubata,
una veemente e impetuosa tempesta
ti ha portato via il sole, il cuore,
le parole, un dialogo muto è rimasto
dentro di te a dipingere acquerelli
d’ombra, ombra, una palude rugosa,
un fiume di fango per un impegno
di vita. Madre di eroi guerrieri
alzati coi tuoi spiriti per risalire
in alto. Dalle tue mani semi
di bianchi fiori germoglieranno,
e con la tua tenacia saprai
vincere ancora. Oggi non abbiamo che
pianto a lagrimare le tue ferite.

 


*** Marzia Caria - “La poesia di Lino Concas tra Sardegna e Australia” ***

Per approfondire e rendere merito all'opera di Lino Concas pubblichiamo qui di seguito un estratto tratto dalla pubblicazione di Marzia Caria “La poesia di Lino Concas tra Sardegna e Australia”.

Lino Concas occupa uno spazio significativo nell’ambito della produzione letteraria di emigrati italiani: la sua poesia, infatti, pur condividendo alcuni dei temi del ‘genere’ (il ricordo della madrepatria, le difficoltà di integrazione sociale, ma anche linguistica, vissute nel paese d’arrivo), non si esaurisce in essi e altri sono i motivi che vi si innestano (soprattutto nelle raccolte Più recenti). Nel suo caso, infatti, l’esperienza migratoria è supportata dalla fede religiosa e dall’amore, che offrono una continua «possibilità di speranza»anche in un paese così lontano e diverso come l’Australia. Tutto ciò rende assai peculiare la produzione di Concas, autore senz’altro di spicco nella letteratura italo-australiana.

VIDEO Tom Padula presenta Lino Concas che legge due sue poesie sull'Australia.

Le raccolte più recenti, in particolare, costituiscono senz’altro il punto d’arrivo del percorso esistenziale di Lino Concas e il momento più significativo di una stagione poetica iniziata con il volume Uomo a metà del 1981 e proseguita con L’altro uomo del 1988. Sono volumi nei quali si delinea una rinnovata immagine dell’Australia, che viene vista dal poeta come un paese sempre meno alieno , «anche perché ha accettato alcuni aspetti della presenza italiana».

Ma per Concas l’Australia “familiare” e “amica” è però quella dei Grampians, di Uluru, delle steppe e dei deserti, quella cioè abitata dagli aborigeni, che diventa lentamente anche la sua terra.
Ed è questa la vera novità dell’esperienza poetica ed esistenziale di Lino Concas: non più solo il rimpianto e la nostalgia per la Sardegna, il senso di isolamento della vita in Australia, ma l’assunzione consapevole e fortemente voluta di una nuova patria, l’Australia dei nativi, che arriva quasi a fondersi e a mescolarsi con l’immagine stessa della Sardegna.
Così non è solo la nuova patria a essere sovrapposta alla terra d’origine, ma sono gli stessi Sardi che vengono per così dire assimilati agli aborigeni, i «fratelli aborigeni» ai quali Concas lega i Sardi, accomunati dalla solitudine, perché entrambi vissuti ai margini del mondo moderno, entrambi invasi, sfruttati e dimenticati da tutti. Ecco che, in questa prospettiva, la poesia di Lino Concas può davvero essere letta come «un canto fra due terre: la sua Sardegna e l’Australia», una «Sardegna amara e meravigliosa insieme», che il poeta «rievoca costantemente con toni a volte teneri a volte disperati. Paradiso perduto e insiem
e rivissuto calvario di giorni lontani nel tempo ma non nel cuore», e, insieme, il mondo dei nativi, dell’Australia così come era prima della colonizzazione, ugualmente lontano e ormai irraggiungibile.

La scrittura in versi di Lino Concas presenta dunque frequenti e interessanti casi di convivenza e contatto tra lingue (e culture) diverse, rispecchiando quel multiculturalismo e multilinguismo che si impose in Australia a partire dalla metà degli anni Settanta, in concomitanza cioè con la nuova politica multiculturalista del governo che iniziò a considerare le comunità di immigrati come una fonte di ricchezza economica e culturale per l’Australia.

 

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