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Il futuro dello Statuto Sardo PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Domenica 08 Giugno 2014 08:41

A cura della Fondazione Sardinia

La Sardegna non può rimanere ai margini del programma di riforme istituzionali che sta animando la politica italiana. Per sollecitare un maggiore interesse e un impegno più concreto delle forze politiche isolane, la Fondazione Sardinia, l’associazione “Carta di Zuri” e il sito www.sardegnasoprattutto.com organizzano per il lunedì 9 giugno un seminario su due temi fondamentali: l’assemblea costituente e il nuovo statuto. Appuntamento a partire dalle 16 nella sala del Palazzo Regio, in piazza Palazzo a Cagliari.

L’obiettivo è quello di risvegliare l’interesse del mondo politico e culturale verso un assetto istituzionale che difenda i diritti dei sardi e che valorizzi la partecipazione attiva e consapevole del nostro popolo, che invoca un ruolo decisivo nel progettare ed attuare la propria storia.

Verranno assemblati e offerti ai partecipanti tutti i progetti di statuto presentati nell’ultimo trentennio per poter riflettere su un materiale interessante da cui può scaturire, alla luce delle esigenze attuali, un possibile modello statutario almeno nella formulazione delle sue linee principali. Verranno inoltre analizzati sette punti fondamentali, ciascuno esposto ed approfondito da un relatore e arricchito da proposte di vari interventi.

Da almeno tre decenni, ogni legislatura regionale ha introdotto i propri lavori proponendosi l’essenziale impegno di riscrittura dello statuto, ma ragioni di varia natura hanno finora impedito quell’indispensabile percorso. Da tempo, però, la società sarda chiede alla classe dirigente di adeguare le proprie istituzioni alle sue nuove esigenze, seguendo l’evolversi della coscienza collettiva nella direzione dei diritti e delle responsabilità. La stesura del nuovo statuto di autonomia – che altri hanno denominato anche “Costituzione della Sardegna” e pure “Noa carta de Logu de sa Natzione Sarda” – rappresenta il punto più alto dell’elaborazione istituzionale di quelle esigenze, con la proclamazione dei diritti di autodeterminazione del popolo sardo, in vista delle responsabilità che è necessario assumere nella condizione del tempo presente.

Ma se in queste settimane il parlamento italiano avvia le sue riforme istituzionali, la Sardegna appare, invece, bloccata in una propria preoccupante afasia istituzionale e muta di osservazioni sulle altrui proposte. Eppure questi decenni non sono passati invano. Molte persone – uomini politici e di cultura, partiti, associazioni, movimenti, comitati – si sono impegnati nel leggere la situazione ed individuarne le risposte, e i recenti referendum hanno approvato alcuni obiettivi e nuovi strumenti di partecipazione popolare in vista della riforma delle istituzioni sarde.

Saranno quindi offerte ai partecipanti le quattro proposte di Statuto presentate nell’ultimo trentennio: Lorenzo Palermo (PSd’az 1988), Mario Floris (Francesco Cossiga), Piergiorgio Massidda (Mario Carboni) e Antonello Cabras.

Il programma del seminario sarà il seguente:

Bachisio Bandinu (Presidente Fondazione Sardinia): l’identità e il popolo.

Primo principio: La Sardegna è una nazione: Piero Marcialis (Fondazione Sardinia)

Secondo principio: La Sardegna sviluppa e mantiene una posizione singolare per quanto si riferisce alla lingua, alla cultura, al diritto civile ed all’organizzazione territoriale: Maria Antonietta Mongiu (Sardegna Soprattutto)

Terzo principio: La Sardegna è un’isola ricca di territorio e di biodiversità anche se povera di popolazione. Tale originalità la definisce e la potrebbe arricchire rafforzandola per i tempi che verranno: Vincenzo Migaleddu

Quarto principio. – La Sardegna considera l’Italia uno stato plurinazionale. Allo Stato italiano le istituzioni della Sardegna sono presentemente legate da un patto costituzionale i cui contenuti, i metodi e le condizioni intendono sottoporre a verifica secondo i propri diritti storici, le convenienze e le mutate condizioni della storia. Nicolò Migheli (Sardegna Soprattutto)

Quinto principio .- La Sardegna convive fraternamente con i popoli dell’Italia ed è solidale con gli altri popoli del mondo: Mario Medde (Carta di Zuri)

Sesto principio.- La Sardegna, forte di una tradizione politica democratica, sottolinea l’importanza dei diritti e dei doveri, del sapere, dell’educazione, della coesione sociale e dell’eguaglianza: Vanni Lobrano (Carta di Zuri)

Settimo principio .- La Sardegna partecipa con propri rappresentanti, progetti e programmi all’Unione Europea, in coerenza con i valori e il modello di benessere e di progresso europei. Offre amichevole collaborazione alle comunità ed alle regioni vicine per formare, a partire dal Mediterraneo, una euroregione per il progresso degli interessi comuni: Pietro Soddu

Don Pietro Borrotzu (Presidente dell’associazione ‘Carta di Zuri), L’etica della storia: la libertà cristiana e la comunità sarda.

Coordina: Salvatore Cubeddu (Fondazione Sardinia)

 

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Vanno avanti le audizioni della Prima Commissione sul tema del nuovo STATUTO SARDO e sulle riforme istituzionali (4 – 6 giugno 2014)

Di seguito la sintesi delle opinioni espresse dagli ex presidenti della Regione:  Pietro Soddu,  Angelo Roich, Antonello Cabras, Italo Masala. Dai presidenti del Consiglio:  Giacomo Spissu e Felicetto Contu. Dall’ex presidente della Regione Renato Soru. Dai deputati Roberto Capelli (Cd), Andrea Vallascas (M5S). Dai parlamentari sardi Emanuele Cani (Pd), Romina Mura (Pd), Francesco Sanna (Pd), Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Luciano Uras (Sel), Roberto Cotti (M5S) e Ignazio Angioni(Pd). Fonte: ufficio stampa del Consiglio regionale.

Pietro Soddu ha puntato l’attenzione sulla riforma costituzionale avviata dal Governo e orientata verso una “visione centralista”. Il Consiglio, secondo l’ex presidente della Giunta, deve avere più coraggio, servono strumenti più forti della mera consultazione. “Più sovranità e meno autonomia”  - ha detto Soddu – rispolverando un suo vecchio slogan. “La nuova questione sarda deve fondarsi su tre elementi: modernità, identità e cittadinanza. La Sardegna – ha sottolineato – non può rinunciare a un nuovo processo di modernizzazione, a una partecipazione attiva al grande cambiamento in atto a livello globale e a capire come difendere le radici profonde della sua identità”. Sul concetto di cittadinanza, Soddu ha ricordato che lo Statuto “è frutto della Costituzione italiana. Lo Stato, cento anni dopo la fusione perfetta del 1848, ha restituito alla Sardegna una forma, seppur parziale, di autogoverno. Rinunciare alla Costituzione sarebbe un’impresa ardua, la cittadinanza non si può buttare a mare”.

Per Angelo Roich, presidente della Giunta dal 1982 al 1984, l’attuale legislatura si giocherà sul tema delle riforme. Una questione decisiva per l’Isola in un’epoca che vede gli spazi delle Regioni appiattiti dalla globalizzazione e la sovranità degli Stati ridimensionata dall’invadenza dell’Unione Europea. Per questo, secondo Roich, occorre procedere a una revisione dello Statuto senza cambiarne i principi e i valori.

Antonello Cabras, presidente della Giunta regionale dal novembre del ’91 al giugno del ’94, ha sottolineato Cabras ha sottolineato come oggi sia “ancora più difficile pensare ad una revisione dello Statuto. Al centro delle riforme nazionali non ci sono più le regioni ma i comuni. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi incarna questa idea. Il rischio è aprire un dibattito sulle riforme con chi non è disposto ad ascoltare”. La Regione sarda può comunque esercitare le sue potestà esclusive in alcune materie – ha aggiunto Cabras – “se non lo fa è perché non vuole farlo”. L’ex presidente della Giunta ha poi affrontato il tema del riordino degli Enti Locali. “Le proiezioni demografiche parlano chiaro. La Sardegna, nei prossimi decenni, scenderà sotto il milione di abitanti. L’attuale sistema non reggerà: occorre mettere insieme i comuni e studiare nuovi modelli di governance per il livello intermedio”.

Italo Masala, presidente della Regione dall’agosto del 2003 al giugno del 2004, ha suggerito alla Commissione di guardare con attenzione ai progetti di riforma portati avanti a livello nazionale. “Saranno più veloci di noi – ha detto Masala – da soli si rischia di non andare da nessuna parte. Bisogna ottenere la giusta considerazione da parte del Governo”. Sul riordinamento degli enti locali, Masala ha sottolineato la necessità, oggi ancora più marcata dopo l’abolizione delle province, di garantire una rappresentanza ai territori.

Giacomo Spissu, presidente del Consiglio nella XIII legislatura, si è soffermato sul metodo da adottare per le riforme bocciando senza mezzi termini l’ipotesi dell’Assemblea Costituente. “Sarebbe una soluzione velleitaria – ha detto Spissu. A un soggetto costituente si ricorre dopo le guerre o in situazioni di emergenza democratica. Ogni proposta dell’Assemblea andrebbe comunque vagliata dal parlamento”. Meglio dunque affidare il compito ad un altro organo.

Felicetto Contu, presidente del Consiglio nella VI e nella VII legislatura, ha rivendicato i risultati ottenuti dalla Sardegna in termini di progresso economico e sociale nella stagione dell’Autonomia. “Oggi è indubbio – ha detto Contu – che lo Statuto debba essere rivisitato, ma il compito è arduo. La riforma nazionale va verso uno Stato centralista. Compito dei legislatori sardi è, non solo la difesa delle nostre prerogative, ma anche l’accrescimento degli spazi di sovranità”.

L’ex presidente della Regione Renato Soru, neoeletto al Parlamento europeo, nel suo intervento ha toccato i punti fondamentali all’attenzione della Commissione: riforma dello Statuto, riordino degli Enti Locali, riorganizzazione della macchina amministrativa regionale. Secondo Soru, “non c’è oggi l’urgenza di procedere alla riscrittura dello Statuto. Meglio ripartire dalla legge statutaria, strumento che consentirebbe alla Sardegna di ottenere un reale cambiamento”. “Penso a una Statutaria pesante – ha detto Soru – con un preambolo di principi e valori simile a quello della Costituzione italiana”. Per l’ex presidente della Regione, scrivere una buona legge consentirebbe di ripensare la società sarda nel suo complesso. “Penso a una società digitale – ha detto Soru – la nostra piccola patria può fare da apripista per l’Europa. La facilità d’accesso alla rete per la pubblica amministrazione, le imprese, le scuole e i semplici cittadini consentirebbe di attenuare lo svantaggio dell’insularità offrendo opportunità di sviluppo e di progresso”.

Anche i deputati sardi Andrea Vallascas, del Movimento Cinque Stelle, e Roberto Capelli, del Centro Democratico, sono stati sentiti dalla Prima Commissione del Consiglio regionale nell’ambito delle audizioni sulle riforme istituzionali.

Secondo Vallascas, le ragioni dell’autonomia sono rafforzate in un mondo dove le differenze vengono ingigantite dallo sviluppo tecnologico e dagli effetti della globalizzazione. Per il deputato del Movimento Cinque Stelle la specialità sarda va difesa “ma occorre però verificare le ragioni per cui non si può parlare di autonomia compiuta e il perché della mancata attuazione dello Statuto”. Vallascas ha illustrato i risultati di una recente indagine sul regionalismo affidata dal Parlamento ad alcuni illustri costituzionalisti. “Il quadro non è roseo. La Sardegna è in forte ritardo rispetto ad altre regioni speciali che invece, attraverso le norme di attuazione, hanno dato gambe alla loro autonomia”. “L’autonomia sarda – ha concluso Vallascas –  può essere rinnovata solo attraverso un legame forte con i cittadini che partecipano al processo riformatore”.

Roberto Capelli, in premessa, ha rimarcato la necessità di procedere ad una verifica attenta e puntuale sull’effettiva attuazione dello Statuto sardo. Nel merito, il deputato nuorese ha evidenziato la necessità di rivisitare l’articolo 8. “La vittoria della battaglia sulle entrate ha migliorato il quadro finanziario della Sardegna – ha detto Capelli – ma addossarsi tutti gli oneri su sanità e trasporti è stato un errore”.

Sul metodo con il quale avviare le riforme in Sardegna, Capelli ha ribadito la posizione del suo partito, orientata verso lo strumento dell’Assemblea Costituente. “Opzione oggi ancora più utile – ha concluso l’esponente del Cd – la politica ha bisogno di recuperare autorevolezza e l’Assemblea Costituente rappresenta una risposta chiara alla richiesta di un pieno coinvolgimento della società civile”.

Con l’audizione dei parlamentari sardi Emanuele Cani (Pd), Romina Mura (Pd), Francesco Sanna (Pd), Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Luciano Uras (Sel), Roberto Cotti (M5S) e Ignazio Angioni(Pd) si è conclusa la maratona sulle riforme della Prima Commissione permanente del Consiglio regionale.

Dai deputati e senatori sardi sono arrivate informazioni utili sull’iter parlamentare della proposta di riforma del Titolo V della Costituzione e alcune valutazioni di merito su come procedere nel confronto con lo Stato.

Roberto Cotti, senatore del Movimento Cinque Stelle e componente della Commissione Bicamerale per gli Affari Regionali, dopo aver informato l’organismo consiliare sui lavori svolti in questi mesi, ha manifestato una forte preoccupazione per la direzione presa dalla riforma. “Le autonomie sono a rischio – ha detto Cotti – la modifica dell’art.117 del Titolo V prevede l’eliminazione della potestà concorrente Stato-Regione e un assorbimento di competenze da parte dell’amministrazione centrale. La norma riguarda le regioni a statuto ordinario ma potrebbe poi estendersi a quelle a statuto speciale. La Sardegna deve rivendicare la natura pattizia del suo Statuto per impedire procedure di modifica senza il suo assenso”.

Per Romina Mura, deputato del PD, l’attuale fase politico-istituzionale deve essere “necessariamente costituente” se si vuole restituire autorevolezza alle istituzioni. L’esponente del Partito Democratico ha sottolineato la necessità di riflettere sulla mancata attuazione dello Statuto: “l’Autonomia – ha detto Mura – si difende utilizzando le prerogative che discendono dalla specialità”. Mura ha poi evidenziato i mutamenti della società sarda durante i 60 anni di autonomia.

Luciano Uras, senatore di Sel, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di studiare un impianto normativo che consenta di riformare le istituzioni e avvicinarle ai bisogni della gente. Secondo Uras, spetta alle autonomie locale arginare la deriva speculativa-finanziaria. “Se si vuole questo non ci si può accontentare di utilizzare la legge statutaria per ampliare gli spazi della specialità. Serve una nuova fase costituente – ha concluso Uras – che veda il popolo sardo protagonista”.

Emanuele Cani, deputato del Pd, ha escluso una volontà accentratrice del Governo Renzi. “La riforma del Titolo V della Costituzione – ha detto Cani – arriva nel momento giusto e rappresenta una grande opportunità per riformare e accrescere la nostra specialità”. L’esponente del Partito Democratico ha definito “urgente la riorganizzazione della macchina amministrativa regionale se si vuole recuperare credibilità e presentarsi con le carte in regola al confronto con lo Stato”.

Francesco Sanna, deputato del Pd, non ha negato il clima sfavorevole in Parlamento nei confronti delle regioni a statuto speciale. “Per questo – ha detto – occorre porsi in modo diverso nei confronti delle istituzioni nazionali”. L’Autonomia può essere rafforzata – ha concluso Sanna – ma molto dipende da noi”.

Pierpaolo Vargiu – deputato di Scelta Civica-Riformatori – ha invocato un intervento sui regolamenti interni delle istituzioni per renderle più efficienti e al passo con i tempi. Per Vargiu è inoltre urgente procedere a un riordino degli enti locali. Sul metodo con cui avviare le riforme, Vargiu ha ribadito, infine, la posizione del suo partito sull’Assemblea Costituente “unico strumento che assicura la partecipazione e il consenso popolare”.

Per Ignazio Angioni, senatore del Pd, occorre “rimuovere gli ostacoli burocratici che frenano lo sviluppo”. Posizioni solo difensive – ha concluso Angioni – rischiano di far perdere terreno all’Autonomia. La Sardegna dovrà individuare altre ragiooni per rivendicare una specialità più moderna, capace di rappresentare gli interessi diffusi”.

I lavori della Commissione proseguiranno lunedì 9 giugno. Alle 10 è in programma l’audizione di altri parlamentari sardi. Nel pomeriggio, alle 16, saranno invece sentiti i rappresentanti di Cgil, Ugl e Uil. (PSP).

 

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