Home Articoli della settimana Perchè è importante preoccuparci delle competenze finanziarie dei nostri giovani?
Perchè è importante preoccuparci delle competenze finanziarie dei nostri giovani? PDF Stampa E-mail
Articoli della settimana - Articoli della settimana 2014
Giovedì 11 Settembre 2014 22:30

Di Magda Bianco e Roberto Ricci *

Un’indagine dell’Ocse sull’educazione finanziaria dice che i giovani italiani non hanno le conoscenze sufficienti per compiere le scelte rilevanti per il loro benessere economico. Che diventano sempre più complesse e importanti. Cosa fare per avvicinarci agli standard internazionali?
Se gli studenti italiani non brillano per competenze matematiche, non stupisce forse più di tanto che anche sul fronte della cultura finanziaria si collochino tra gli ultimi posti sulla base dell’indagine che l’Ocse ha realizzato nel 2012 sul grado di alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni. (1)

Questi risultati sollecitano alcune riflessioni. In primo luogo, è importante preoccuparci anche delle competenze finanziarie? In secondo luogo, ammesso che la risposta alla prima domanda sia positiva, cosa spiega i risultati dei giovani italiani? Infine, vale la pena di riflettere sulla strategie utili oggi per migliorare tali competenze, per i giovani ma non solo.

 

PERCHÉ È IMPORTANTE PREOCCUPARSI DELLE COMPETENZE FINANZIARIE

Come ampiamente discusso in molti lavori da Annamaria Lusardi (2), i giovani saranno sempre più esposti alla necessità di compiere in autonomia scelte economico-finanziarie rilevanti per il loro benessere: quelle sulle pensioni, quelle relative agli investimenti dei risparmi.
E questo in un contesto in cui tali scelte sono via via sempre più complesse, per la disponibilità di strumenti finanziari sofisticati e a volte di non semplice comprensione. Anche se queste riflessioni sono riferite soprattutto al contesto statunitense, dove indebitamento e accesso al credito delle famiglie sono molto elevati, esse si applicano sempre più anche ai mercati europei. Capacità di valutare il rischio, di confrontare diverse opzioni finanziarie, di valutare correttamente la propria capacità di indebitamento sono sempre più indispensabili, e non solo per intraprendere un’attività imprenditoriale. Secondo alcuni tra l’altro la comprensione di money matters sarebbe particolarmente bassa tra giovani e anziani. (3)

Se queste considerazioni sono ampiamente condivise, l’evidenza empirica specifica, relativa all’effetto di una maggiore “alfabetizzazione finanziaria” sulla capacità di ottenere un maggiore benessere, non è ancora univoca. Sempre secondo Annamaria Lusardi vi è ampia evidenza di una forte correlazione tra financial literacy e una serie di comportamenti rilevanti per il benessere individuale, ad esempio in termini di risparmio, accumulazione di ricchezza, scelte di portafoglio.

 

Chi è più financially literate investe con maggiore probabilità in azioni e fondi di investimento; partecipa più frequentemente a piani pensionistici privati. Ma ha anche maggiore probabilità di rimborsare i propri debiti in modo regolare e una minore esposizione a forme di indebitamento eccessivamente costose. (4) Tuttavia, secondo altri studiosi (5) l’impatto di una adeguata alfabetizzazione finanziaria sarebbe molto più contenuto e sarebbe soggetto a un “effetto tempo”, per cui a distanza dall’esposizione all’istruzione gli effetti si ridurrebbero. Per l’Italia, recentemente anche Guiso e Viviano (6), pur identificando un effetto positivo della financial literacy sulla scelta di uscire dal mercato al momento giusto o nel riconoscere i potenziali conflitti di interesse degli intermediari, trovano che anche chi ha elevate competenze finanziarie compie troppo spesso scelte peggiori di quelle desiderabili.

COSA SPIEGA I CATTIVI RISULTATI DEI GIOVANI ITALIANI

Per affrontare questo tema, un primo passaggio è qualificare il dato medio dei giovani nell’Indagine: i 466 punti ottenuti in Italia, contro i 500 della media Ocse; un livello medio di competenze pari a 2 (sui 5 possibili), che significa che in media i ragazzi sanno – nel migliore dei casi – riconoscere la differenza tra bisogni e desideri, prendere decisioni semplici per le spese quotidiane, riconoscere lo scopo di decisioni finanziarie di tutti i giorni come una fattura e applicare singole operazioni aritmetiche di base a situazioni che hanno già incontrato personalmente.
Come per molti altri fenomeni nel nostro paese (7), la varianza territoriale è molto elevata e riflette – almeno in parte – il divario Nord-Sud: il Nord Est ha la maggiore percentuale di ragazze/i che si collocano tra il quarto e il quinto livello (al quinto livello si collocano coloro che sono in grado di calcolare, tra l’altro, il saldo di un estratto conto bancario tenendo conto dei costi di transazione), mentre Calabria e Isole hanno la quota maggiore di quelli al di sotto del secondo livello, considerato quello di base.
Mentre negli altri paesi le differenze di genere non appaiono significative, in Italia lo sono: le ragazze sono meno attrezzate sul piano delle competenze finanziarie, nella maggior parte delle regioni. Se si tiene conto delle competenze di lettura e matematiche, le differenze di genere sono ancora più rilevanti.
Ancora, come negli altri paesi il grado di alfabetizzazione finanziaria è significativamente correlato con le competenze di lettura e (in misura maggiore) di matematica; tuttavia la correlazione appare in Italia inferiore: elevate capacità matematiche sono in Italia meno in grado di assicurare strumenti utili a risolvere questioni applicate in materie finanziarie.
La tipologia di istruzione conta, con i licei che presentano in media risultati superiori, seguiti dagli istituti tecnici. Negli altri paesi il  contesto socio-economico “spiega” una quota rilevante dei risultati: i ragazzi provenienti da un contesto sociale più elevato hanno in media una più alta financial literacy. In Italia la correlazione tra i due aspetti è molto più contenuta; essa non va però letta come un indicatore di maggiore equità sociale, poiché è effetto di risultati ovunque modesti: un contesto sociale più elevato non si associa alla trasmissione di maggiori competenze ai giovani.

Infine, l’esperienza conta ma in misura contenuta: l’accesso a strumenti finanziari semplificati è correlata con risultati migliori, ma in Italia questa esposizione è molto contenuta. Inoltre non emerge una relazione tra esposizione all’insegnamento di conoscenze finanziarie e le competenze osservate in base all’indagine. Queste evidenze forniscono alcuni spunti sulle possibili radici delle debolezze: la modalità di insegnamento delle materie scientifiche nelle scuole, il ruolo della cultura (l’avversione per la finanza…) e delle famiglie nel trasmettere nozioni di cultura finanziaria, le difficoltà cognitive nell’apprendimento di questi concetti sono alcuni dei fattori che vanno esplorati.

COSA SI PUÒ FARE?

È prioritario comprendere meglio sia la natura delle debolezze sia le loro cause profonde. L’indagine realizzata dall’Ocse (in collaborazione con l’Invalsi per l’Italia) rappresenta una fonte di informazione e un benchmark rilevantissimo per future rilevazioni importantissimi a questo fine.
In secondo luogo sono necessarie valutazioni più approfondite dei vari programmi di “educazione finanziaria” esistenti in Italia e dei successi che hanno conseguito per favorire la diffusione delle buone pratiche esistenti e limitare il ripetersi di esperienze poco efficaci.
Infine nella didattica occorre probabilmente tenere presente in misura maggiore i risultati della psicologia cognitiva che evidenzia gli ostacoli “cognitivi” nell’apprendimento dei concetti finanziari e il ruolo di fattori diversi da quelli razionali nelle scelte finanziarie.
Iniziano a essere disponibili evidenze sul ruolo degli strumenti visivi nel rendere la comprensione dei concetti finanziari di base più accessibile ed efficace. (8)
Resta poi la questione degli adulti: altre indagini mostrano gli stessi problemi di scarsa competenza finanziaria e quindi di esposizione a errori e scelte che incidono negativamente sul benessere. Oltre che accrescerne la cultura finanziaria andrebbe evidenziato che è cultura finanziaria anche il “sapere di non sapere” (la consapevolezza di dover chiedere consiglio, supporto) e anche, nel chiedere, la capacità di riconoscere la presenza di conflitti di interesse in chi offre consigli o opera sul mercato.
Tutti gli interventi in queste direzione devono essere complementari – e non sostituti – di una regolamentazione efficace in materia di correttezza e trasparenza dei comportamenti degli intermediari, che però, insieme alla concorrenza sui mercati, è tanto più efficace quanto più i soggetti sono in grado di sfruttare adeguatamente le informazioni disponibili.



(*) Magda Bianco è di Banca d’Italia, Roberto Ricci dell’Invalsi. Articolo pubblicato su lavoce.info

(1) Si veda: http://www.oecd.org/pisa/keyfindings/pisa-2012-results-volume-vi.htm.
(2) Ad esempio in A. Lusardi e O. Mitchell (2014), The economic importance of financial literacy. Theory and evidence, Journal of Economic
Literature.
(3) Cfr. A. Lusardi e O. Mitchell (2014).
(4) Ad esempio A. Lusardi, P. Tufano (2009), Debt literacy, financial experiences, and overindebtedness, NBER WP n 14808.
(5) Ad esempio D. Fernandes, J.G. Lynch, R.G. Netemeyer (2012), Financial literacy, financial education and downstream financial behaviors,
www.ssrn.come che esaminano 201 studi in materia.
(6) L. Guiso, E. Viviano (2013), How much can financial literacy help?, EIEF WP 25/13.
(7) Cfr. https://www.bancaditalia.it/media/notizie/ocse_2014.
(8) Cfr. A. Lusardi et al (2014), Visual Tools and Narratives. New Ways to Improve Financial Literacy, mimeo.

 

Aggiungi commento


Joomla templates by a4joomla

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Cliccando sul pulsante “agree” acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie consulta la sezione dedicata facendo click su “privacy policy”. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information