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Progetto Inveritas: l’antropologia incontra il management. Di Cristin Stella PDF Stampa E-mail
Articoli della settimana - Articoli della settimana 2014
Venerdì 21 Novembre 2014 00:00

Di Cristin Stella*
“Raccontare la verità per creare valore ” è questo uno dei principi cardine del progetto Inveritas, nato a Serramanna, che ha come ideatori: Marcello Carlotti, antropologo, e Fabrizio Palazzari, esperto di management. Due mondi, l’antropologia e il management, che si sono uniti per permettere alle imprese e alle comunità sarde di raccontarsi in modo autentico, facendo emergere quel valore che esiste, ma spesso rimane latente.


L’origine del progetto.
“Il Progetto Inveritas - mi racconta Fabrizio - nasce dall’incontro di due storie personali, professionali, accademiche, la mia di Fabrizio Palazzari, e quella di Marcello Carlotti, di una persona che ha studiato e approfondito il management e di un antropologo. Unisce le capacità dell'antropologia di raccontare le persone, descrivere i territori e interpretare le comunità culturali, e in questo caso anche le aziende, con le capacità del management di fare modelli, analizzare dati e informazioni e trasformarle in strategie sia organizzative sia di controllo budgetario basato sui valori”.

Fabrizio mi spiega come tutto questo crei un unicum che consente a un’impresa o una comunità di conoscere la sua vera storia, il suo valore, di raccontarlo in modo autentico, di essere coerente con quella narrazione anche nei comportamenti aziendali che mette in atto sino a riuscire a farsi raccontare dai clienti e dai cittadini. Per anni abbiamo vissuto in termini di finzione, crediamo sia giunto il momento di ripartire dalle persone, dalle imprese e dal recupero del legame tra imprese e comunità proprio partendo dalla verità.

La sfida. Marcello mi racconta come questo progetto rappresenta anche una sfida: “tornato da Tel Aviv, qui in Sardegna lavoravo per il dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze Umane che oggi è chiuso. Per contratto, dovevo fare delle lezioni in cicli seminariali. Nella prima di queste ho spiegato l'antropologia come io la concepisco e come ho visto che nel resto del mondo (Tel Aviv, Madrid, Stati Uniti) viene intesa, ovvero come una disciplina metodologica della mente che, in quanto tale, serve anche nella vita di tutti i giorni.

 

A fine lezione gli studenti si sono fermati affianco alla porta e, stringendomi la mano, mi hanno detto che era la prima volta che capivano che l’antropologia non serviva solamente per passare gli esami ma che poteva essere utilizzata concretamente anche nella vita di tutti i giorni.
Quest’esperienza mi ha fatto riflettere e pensare a come poter trasformare l’apparente astrattezza di quelle competenze in una professione applicabile alla pratica della vita quotidiana”.
“Da cinquant’anni ci hanno convinto –continua Marcello - dell'importanza della pubblicità intesa come persuasione atta a convincere le persone a comprare un qualcosa a prescindere dalla sua reale utilità o dalle nostre concrete necessità. Avere una società basata su questo genere di controffattualità significa che si stanno firmando delle cambiali in bianco che, anche a distanza di anni, prima o poi torneranno indietro e si dovranno pagare con gli interessi, come del resto sta accadendo in questo periodo. Noi ci siamo chiesti com’è possibile basare oggi un valore di lungo corso sulla fiction? Per questo siamo ripartiti dalla cosa più elementare: raccontare la verità. Ovviamente per saperla raccontare si devono conoscere gli strumenti retorici basilari. Tuttavia, se si racconta la verità non si ha paura che i nodi vengano al pettine, come succede con la finzione. È questo è già un ottimo inizio”.

 



Il villaggio elettronico. “Il progetto cerca anche di superare una contraddizione. – mi spiega Fabrizio - Oggi viviamo in una società della condivisione, della connessione totale, che era quella immaginata nel 1970 da Michelangelo Pira nel libro villaggio elettronico (pubblicato postumo solo nel 1998, dopo l’avvento di internet) sulla società del futuro. In questo bellissimo libro l’autore immagina un mondo connesso, condiviso, dove le informazioni circolano in tempo reale, un mondo capace di creare una vita più degna di essere vissuta, un sistema nervoso planetario che consente al mondo di muoversi in modo armonioso. Oggi, noi viviamo in quel futuro che lui immaginava, ma la domanda è: la vita è più degna di essere vissuta rispetto ad allora? Se ci guardiamo intorno sembrerebbe di no, perché continuiamo a fare competizione negativa, principi quali fiducia, reciprocità non esistono. Da questa contraddizione del villaggio elettronico reale nasce la voglia di mettere in discussione il fatto che non stiamo utilizzando bene gli strumenti che di cui siamo in possesso. Inveritas nasce anche da questa contraddizione per trovare nel nostro piccolo un modo diverso di vivere un elemento fondante della nostra economia: la piccola media impresa”.

La crisi come opportunità. “Oggi viviamo una fase di crisi, dove tutti sono preoccupati perché i consumatori acquistano meno, tutti urlano al consumo che diminuisce, per noi questa crisi può essere vista come una grande opportunità. I consumatori, infatti, sono più attenti che in passato. Questo significa che, se siamo in grado di raccontare il vero valore dei nostri prodotti e servizi, otterremo non solo un maggiore ascolto da parte dei consumatori, ma anche la loro attenzione e comprensione. Se avremo detto la verità, quella nostra qualità verrà premiata, e il nostro prodotto o il nostro servizio non saranno pesati in termini di prezzo, ma accolti in termini di valore”.
Mi spiegano ancora Fabrizio e Marcello come il valore che sta dietro a un servizio talvolta contenga anche l'emozione. “L’emozione è fatta dalla storia aziendale, di quella organizzativa dei valori, della passione, di quanto si crede in un'azienda”. 


I servizi di Inveritas. “Con Inveritas si cerca di raccontare questo valore latente, spesso inespresso, o addirittura sommerso- - mi dicono i due ideatori - Le aziende imparano progressivamente a conoscersi e raccontarsi in termini di autenticità e unicità. Se il racconto scava fino a giungere all’essenza autentica della storia, coinvolgerà anche i clienti, ormai ascoltatori, che finiranno per raccontare a loro volta la storia di quell’azienda. A tutti piace raccontare belle storie, a tutti piace ascoltarle, e una storia autentica è sempre una storia interessante”.
L’unione di antropologia e management porta così alla nascita dei quattro servizi che compongono il progetto:

  • antropologia visuale: il documentario antropologico che racconta in termini antropologici un'azienda o una comunità;
  • storytelling aziendale, che narra in forma testuale questi elementi e diventa uno strumento di autoconsapevolezza per l'azienda, perché riesce a far capire quali sono le sue caratteristiche, il suo modello di business, le sue relazioni con i clienti, con i fornitori e con le altre imprese, costruisce la sua comunità;
  • marketing e networking: la comunicazione della storia con l’utilizzo dei diversi strumenti a disposizione quali la piattaforma web condivisa con tutti i documentari, il codice QR nell'etichette dei prodotti con un rimando locale e globale, la creazione dei gruppi di video omogenei che si autonarrano e tanto altro;
  • consulenza manageriale, il management dove tutti i valori emersi con la storia diventano anche l'input per creare una struttura organizzativa che sia coerente con l’autenticità narrata. Un'azienda che è diventata Inveritas ovvero si sa raccontare in maniera autentica, integra con quel racconto, a cominciare dal controllo budgetario basato su suoi valori ormai emersi.

Inveritas Champion. “Un terzo elemento centrale del progetto sono gli Inveritas Champion ovvero coloro che credono nel progetto e che si fanno carico di portarlo avanti nel territorio e tra le imprese. A Serramanna il Champion è stato Alessandro Cireddu. – mi racconta Fabrizio - Ora stanno nascendo altri Champion in diverse zone della Sardegna. Chi crede nel progetto può farsi carico di organizzare tavoli d'incontro. Siamo in contatto anche con alcune scuole e abbiamo in mente diverse iniziative tra cui una Inveritas Academy e un altro progetto internazionale chiamato fubu operazione balu in collaborazione con la comunità di Padre Pedro in Madagascar.



Networking. “In Europa il 94% delle imprese sono piccole e medie imprese, in Sardegna sono nano e micro imprese, il progetto permette anche di metterle insieme. A Serramanna, abbiamo visto, che quando alcune piccole imprese devono fare un progetto insieme si uniscono, grazie all'azione di networking. Le sei imprese di Serramanna, ad esempio, hanno creato www.serramannaimpresa.it, che sta diventando un brand territoriale e potrebbe, in futuro, anche arrivare a concepire dei modi per finanziare delle start up locali di giovani, creando occupazione sul territorio”.

Un progetto nato da pochissimo che ha già trovato molti consensi e suscitato l’interesse di tanti. Fabrizio e Marcello sono stati contatti dal Sole 24 ore e martedì 18 andranno a Milano per parlare del loro progetto. Giovedì 20 novembre si troveranno a Roma per l’evento Digital Champion. Nei prossimi mesi è previsto l’incontro a Serramanna,  dove saranno presentati i sei documentari delle aziende (Studio-A, Sardex, Multiservice, Frongia Legnami, Lasio Macchine e Ricambi Agricoli e Arpos) che fanno parte del primo progetto, ma sicuramente ci saranno altre novità prima di allora.

 

* articolo pubblicato si sandalyon.it

 

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