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Sa Lingua Nosta - Sa Lingua Nosta - num. 11-2014
Martedì 25 Novembre 2014 00:00

Est beru chi si podit acatai un’identidadi sarda?

Gesualdo Bufalino, studiosu mannu de sa Sicilia, at nau: «Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’dentità, né so se sia un bene o sia un male».

Candu si chistionat d’identitadi, est simpri chistionai d’identidadi sarda.

Musicas, festas, tradizionis, lingua, literadura, storia, ainas, fainas:totu, de cussu chi est passau, fait identidadi.

Po sa vida, perou, dognia dì, po sa genti chi bivit in cust’isola nosta, poi s biddas, poi is citadis, poi s piciocus, is mannus, ita est s’identidadi?

Po mei s’identidadi est, cumenti su “slogan” de s’Unione Europea, “Unità nella diversità”.

No est sceti unu sentidu miu, mi praxi, po custu, scriri calincunu fueddu asuba de s’identidadi trentina, de s’antropologu Annibale Salsa: «Una visione sovra-nazionale, accompagnata dalla riduzione delle sovranità degli Stati, porterà alla creazione di quello spazio di libera circolazione di persone e merci caldeggiato dai padri dell’Europa unita.

Un’entità politica che ci ha risparmiato altre guerre e conflitti sanguinosi fra nazioni, garantendoci settant’anni di pace. Gli euroscetticismi populisti, non soltanto quelli di matrice ultranazionalista, giustificabili per lo meno sul piano della coerenza, ma anche quelli di sedicente matrice federalista o regionalista, in palese contraddizione logica, prospettano un ritorno al modello dello Stato-Nazione mediante il ripristino di una completa sovranità nazionale. Le ragioni dell’accanimento sono spiegabili nella ricerca di un capro espiatorio della crisi economica attuale, ma anche in una burocrazia europea che non è riuscita ad attuare il vero federalismo riducendosi a sommatoria dei singoli Stati. Nonostante i limiti posti nella difficile costruzione europea le Regioni alpine, precedentemente soffocate dai centralismi nazionali, hanno trovato nuovo respiro riannodando gli antichi legami storici attraverso forme inedite di collaborazione transfrontaliera (Euroregioni, Gruppi Europei di Coordinamento Territoriale, ecc.).
L’apertura delle frontiere europee è stata, pertanto, la realizzazione di un’utopia e di un sogno, una conquista di civiltà. Le comunità e le minoranze alpine, oppresse dai vecchi Stati-Nazione, hanno ritrovato il loro autentico ruolo di cerniera fra gli opposti versanti delle montagne, mettendo in evidenza l’anacronismo delle frontiere naturali trasformate in frontiere politiche dalle due guerre mondiali, figlie degli irredentismi e degli imperialismi. Ricordo l’entusiasmo con cui, nei primi anni duemila, le associazioni alpinistiche e le Regioni di confine delle Alpi Occidentali franco-italiane, furono chiamate a collaborare alla stesura del progetto cartografico europeo “Alpi senza frontiere”, dove ogni linea divisoria fra i due Stati doveva essere cancellata. I valligiani, che ancora portavano con sé i tristi ricordi del fronte di guerra e le lacerazioni territoriali conseguenti al Trattato di pace del 1947, non credevano ai propri occhi. Conservo viva l’immagine di alcuni anziani montanari che faticavano a trattenere le lacrime per la commozione. Con grande tristezza, oggi registriamo indirettamente la messa in ridicolo di quelle sensazioni nell’ascoltare proclami che ci riportano indietro di cento anni. Dovremo di nuovo rassegnarci a quella condizione territoriale che il grande geografo Paul Guichonnet definiva “Alpi chiuse”? Cerchiamo allora, con un po’ di buon senso, di non gettare via il bambino (l’Europa) con l’acqua sporca (gli errori commessi nella costruzione europea), poiché sarebbe un’eclisse della ragione ed un oscuramento dell’intelligenza. »

 

De prus, s’identidadi no est tantu allogamentu de custu chi est passau, cantu cussu chi si fait, e si sciberat, dognia dì.

Aundi est s’identidadi in su “non finito edìle sardo” de is biddas nostas?

Identidadi noa depit essi custoiri is logus, is biddas: cantu est prus bella una bidda cun is murales de cussas cun is matonis de is domus a foras?

De prus, respetu de s’ambienti,e legali dadi: Fabrizio De André at narau chi sa Sardigna est “uno dei territori più puliti d’Europa”. No est, perou, addolumannu, beru: est prus “terra dei fuochi”.

Deu creu chi poi s sardus no ballit custu chi at nau Bufalino: no teneus identidadi. Podeus biri s’alluvioni de s’annu passau, chi at cumprovau cumenti seus alienau de sa terra nosta.

S’identidadi si depit fai, dognia dì, cun in su coru s’amori po su passau e, pruschetotu, de su presenti e de su benidori.

 

 

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