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Il silenzio e l’oblio, di Salvatore Cubeddu PDF Stampa E-mail
Editoriali - Salvatore Cubeddu
Mercoledì 31 Dicembre 2014 00:00

Di Salvatore Cubeddu

Il silenzio e l’oblio: le due parole con le quali possiamo chiudere questo 2014.

Il silenzio e l’oblio: le due parole con le quali possiamo chiudere questo 2014. Silenzio quale strumento del potere, oblio quale abitudine di un popolo sconfitto. Periodicamente riemergenti, ce li portiamo con noi da tanto tempo, questi due elementi che fanno parte del marchio della nostra soggezione.

Pare sia impossibile rintracciare i piani particolareggiati di approvvigionamento agricolo per l’invadente chimica verde, nessuno li ha visti in Regione, si teme che neanche esistano. Perché poi: si tratta di terre abbandonate, di nessuno, a disposizione di chi vuole seminarvi canne e cardi  …

Pochi ricordano chi ha deciso di regalare le banche sarde ai bolognesi. Vagamente si sa che fu una giunta a maggioranza di sinistra (ma senza opposizioni).

Chi ha deciso la petrolchimica si colloca in un’epoca ancora più lontana. E chi se lo ricorda? Perchè poi …

Nel silenzio viaggiano scelte e sperimentazioni di un nostro futuro già scritto senza che pubblicamente sia stato deciso: il progetto Matrica è stato firmato a Sassari da sindacati e ceto politico locale, per il Sulcis esiste un ufficio presso la presidenza della giunta. Al destino di poche centinaia di operai – che nulla hanno deciso – si sacrificano decine di milioni di euro e gli unici 5000 ettari di  pianure sulcitane irrigate. Ma ci sembra un affare per i Sardi?

Prima i risparmi, ora le pianure e l’acqua: perché non si dice chiaramente che dobbiamo sparire come popolo? Solo così si capiscono le servitù industriali energetiche militari, l’abbandono della nostra cultura, l’impossessamento di Mont’e Prama, la cancellazione dei paesi, la lenta insignificanza di città quali Sassari, Nuoro ed Oristano, il via libera all’esodo dei giovani …

Queste cose vanno facendosi nel silenzio, chi decide conta sull’oblio di coloro che, senza  speranza, faticano ad andare oltre la quotidianità.

Il silenzio del 2014 è calato sulle istituzioni dell’Autonomia. La maggioranza del Consiglio regionale ha bloccato la riscrittura dello Statuto per la quale in tanti lavorano da decenni. Rivela così che la Sardegna di oggi non ha, presso la sua più importante istituzione, la capacità di pensarsi nuova e diversa, una classe dirigente in grado di proporre al suo popolo un progetto di futuro che possa ottenere l’attenzione e l’approvazione degli altri popoli del mondo, ad iniziare dall’italiano.

Al silenzio e all’oblio contrapponiamo la memoria e la parola. Auguri.

 

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