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Expo Milano 2015: di nuovo figli della Madre Terra PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Giovedì 25 Giugno 2015 12:52

Come sta affrontando la Sardegna la sfida con l’Expo di Milano? Abbiamo potuto immergerci nel caleidoscopio di culture in mostra, e verificarlo di persona

Di Daniele Madau

“Think globally, act locally” - pensa globalmente agisci localmente - è uno dei pensieri, e dei modi di agire, dominanti, per moda o per vera convinzione, in questi anni: inutile, superficiale scriverlo; possono davvero essere i quattro termini che racchiudono la mentalitĂ , la weltanschauung piĂą nobile dei nostri tempi.

Romantico? Illuso? Troppo sensibile a speranza destinate a svanire come un alito al vanto? Forse, però devo dire che questo è quello che penso appena rientrato dall’Expo di Milano: dove il globale è un mosaico di culture locali e dove dovrebbe esserci il modello di questa osmosi di vita.

 

E’ tanta la voglia di non pensare alla corruzione che –l’abbiamo visto – ha accompagnato il cammino dell’Esposizione, insieme ai ritardi, alle tante “varianti”, chiamiamole così, rispetto al progetto originario, alle polemiche sui giovani che non si sarebbero abbassati a lavorare per un compenso non adeguato.

 

Fa bene, è rigenerante non pensarci, ma solo immergersi nel caleidoscopio, nell’inventario di volti, abiti, lingue diverse: basterebbe questo, questo corto circuito di giro del mondo, per dare ragione dell’esistenza di Expo.

E oso, rischio, pronto a difendermi: è un orgoglio che l’abbia organizzato l’Italia.

Certo, l’italianità, nel senso più abusato e ironico del termine, si nota: alcune strutture sembrano pronte alla fatiscenza, come fossero in uso da dieci anni invece che da un mese, alcuni settori sono ancora chiusi; meglio, poi, non parlare dei servizi igienici.

Vi è anche, ampiamente annunciata, una massiccia presenza delle dominanti multinazionali e delle aziende di punta del settore alimentare italiano: Mc Donald’s, Ferrero, Perugina, Eataly, Algida son davvero dappertutto.

Eppure l’ingegno umano, la bellezza umana, che si squadernano nel decumano – la strada principale- che riproduce in scala il nostro mondo dal Sultanato dell’Oman, al Kirghizistan, al Turkmenistan (molto belli i loro stand) sino al Giappone, al Vaticano, agli Stati Uniti, alla Turchia - portati direttamente a Milano dagli occhi, dai colori somatici, dai costumi di coloro che abitavano gli stand dei vari paesi- fanno dimenticare ogni pecca.

E’ la passione umana, annacquata da interessi bassi o no, che alla fine prevale: passione fatta arte, passione finalmente ancilla , ancella, serva nobile, della Madre Terra: le sue piante, le sue colture nascono su pareti, tetti, terrazze, giardini. Un omaggio alla terra dall’uomo: cosa può esserci di più bello? Che l’uomo vada, davvero, in questa direzione!

All’incrocio tra cardo e decumano, le due direttrici perpendicolari dell’area dell’Expo, si apre la zona dominata dall’Italia: entriamo nel settore Eataly, dove ci sono i ristoranti regionale e ci avviciniamo a un piccolo stand dedicato alla Sardegna, nel ristorante condiviso con la Sicilia.

E’ imprescindibile l’indagare come il locally Sardegna sta affrontando la sfida con questo evento globale.

Bisogna subito dire che, come già alcuni media hanno riportato, arrivare, e soprattutto tornare, da Milano non è facile: la continuità è davvero insufficiente, costretta a Linate, con il monopolio Alitalia è ben lontana da essere un vero affrancamento.

I ragazzi dello stand ci dicono che la mostra del pane appena concluso ha avuto un grande successo;  ricevono, poi, molte visite di persone curiose (notevole l’interessamento di alcuni cinesi per sa cordula) ma sottolineano la criticitĂ  nel condividere il ristorante con la Sicilia: si va a periodi alterni, quando sono disponibili i cuochi sardi, si cucina sardo, se no siciliano.

Il ritorno d’immagine sembra garantito, tuttavia ancora non sfruttato a dovere.

Eppure, eppure la Madre Terra deve essere il futuro della Sardegna, dobbiamo essere protagonisti, vincendo l’autarchico isolamento e collaborando: mi viene – ancora, l’avevo già scritto- in mente il Trentino, regione a Statuto Speciale, dove si sta sperimentando una civiltà del territorio che è un esempio mondiale di valorizzazione, grazie a zone ad altissima biodiversità, che si offrono a un turismo responsabile.

Questo è il futuro, percorso anche dall’Unesco, che vuole andare oltre i grandi trattati, spesso disattesi: una valorizzazione che vada oltre le zone protette, perché è l’uomo che si fa garante.

Dobbiamo imparare? Facciamolo con umiltĂ , ricordandoci, soprattutto, che la Madre Terra con la Sardegna ha, da millenni, un rapporto speciale.

 

 

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