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Festival Family di Cagliari, intervista con il teologo Vito Mancuso. Di Daniele Madau PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Lunedì 06 Luglio 2015 07:56

Come testimoniato dai numerosi dibattiti, dalle prese di posizione, dai confronti spesso accesi, il tema del riconoscimento dei diritti richiesti dalla coppie omosessuali richiede urgenza di riflessione e decisioni. Se ne è parlato, nel fine settimana scorso, al Festival Family di Cagliari, a margine del quale abbiamo potuto incontrare il teologo Vito Mancuso.

di Daniele Madau

Cagliari, al principio dell’estate, e poi la Sardegna tutta, si rivestono di festival, e questa è di sicuro la strada giusta verso una totale emancipazione e autosussistenza della cultura come forma di arricchimento per una città; città, poi, come ricordiamo, che ha ambito a essere Capitale della Cultura 2019 e che è Capitale Italiana della Cultura 2015.

Dal 26 al 28 giugno, in concomitanza con i Gay Pride di Cagliari e di tante città del mondo, presso l’ExArt (ex Liceo Artistico) di piazza Dettori, si è poi entrati al cuore dell’attualità: si è svolto, infatti, il Festival Family (sottotitolo: Festival Allargato Multisexual), durante il quale, nell’ultima giornata, è stato invitato a presentare il suo ultimo libro il teologo Vito Mancuso.

 

 Non a caso è stato scelto il professore, autore di successo, giornalista di Repubblica e teologo Mancuso: il figlio spirituale del cardinal Martini – così ama definirsi – per le sue posizioni era forse uno dei pochi interlocutori cattolici a cui le Lucido Sottile, organizzatrici del festival, potevano rivolgersi.

Ed è bello vedere che c’è stata una possibilità d’incontro, anzi di totale accordo, tra i sostenitori delle famiglie (multisessuali) e uno studioso che comunque è ancora all’interno dell’ortodossia cattolica e che spera che le forti parti avverse a Papa Francesco e alle sue aperture non trionfino.

Quale che sia il sentire di ognuno, dovremmo comunque avere la percezione di essere davanti a una transizione storica fondamentale, che vede da una parte, come in una nuova genesi delle carte figlie delle rivoluzioni di fine 1700, la richiesta di nuovi diritti dell’individuo; dall’altra la volontà, sempre viva nella Chiesa, di cercare e trasmettere le verità antropologiche più profonde. E’ possibile una mediazione tra queste due parti? Risponderà la storia, cioè i nostri giorni, delegando a personalità già consegnate alla storia stessa (Papa Francesco, Obama) i destini dell’uomo; ma parte attiva saranno anche tutti i cittadini, e il loro anelito di verità e diritti.

Sono questi, infatti, e coloro che ne sono detentori, gli uomini tutti, i veri protagonisti di questa materia che così tanto appassiona anche le discussioni quotidiane e che perciò, dopo le parole, richiede sempre il silenzio della riflessione e della compassione.

Vito Mancuso pensa che il futuro della famiglia sia la sua declinazione al plurale, accogliendo le istanze che da tante parti si levano: è il naturale sbocco del suo pensiero che, espresso nei suoi libri passati, individua nella libertĂ  di autodeterminazione l’essere piĂą profondo dell’uomo, e dell’uomo di fede, secondo quanto detto da GesĂą Cristo nel vangelo di Luca ("E perchĂ© non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?”).

La sua posizione, anzi, diventa addirittura più ardita, arrivando a sostenere che il riconoscimento, in tutto, delle nuove famiglie non potrebbe che dare linfa stessa a un’ istituzione che, oggi rinchiusa nei canoni tradizionali, attraversa un momento di fortissima difficoltà e identità.

La famiglia, seguendo sempre il suo ragionamento, per essere fondamento della società deve essere composta, appunto, da socii, e cioè alleati, compagni, esseri solidali, che desiderano e rispettano i diritti di tutti.

Sembrerebbe quasi la società di amanti descritta da Platone nel Simposio, l’unica, secondo il filosofo, che avrebbe un esercito invincibile, perché ognuno darebbe la vita per il suo amato.

Come spiegato anche nel suo ultimo libro “Questa vita- Nutrirla, Conoscerla, Proteggerla”, il desiderio di relazione, di creare ed essere in relazione, termine al quale rimanda anche la parola stessa di religione, attraversa trasversalmente la materia, dall’universo all’uomo; questo desiderio si concretizza a livello di unione interpersonale con il matrimonio o le unioni di fatto, ed essendo connaturato in ogni individuo, e chiaramente presente anche in chi vorrebbe realizzarlo con persone dello stesso sesso.

L’essere rispondente a una logica universale di tale desiderio fa sì che sia assolutamente doveroso il suo soddisfacimento, anche in termini di diritti e protezione giuridica.

Per Mancuso è solo questione di tempo, e anche questo diritto, come esito necessario del divenire storico, sarà universalmente riconosciuto. Alla fine dell’incontro col pubblico, abbiamo potuto incontrare il teologo, e realizzare una breve intervista:

Prof.Mancuso, come possiamo spiegare il fatto che la scorsa settimana a Roma i fedeli siano scesi in piazza per difendere la famiglia tradizionale e non siano scesi in piazza contro Mafia Capitale, che ha così danneggiato la Città Eterna?

Lei parla di Mafia Capitale, ma oltre alla corruzione si potrebbe aggiungere l’inquinamento, l’ingiustizia sociale e tanti altri temi.

Vede, la Chiesa gerarchica da sempre parla di valori “non negoziabili”, indicandoli nella triade vita, scuola, famiglia, e afferma che per essi i cattolici devono combattere. A questi valori però, soprattutto dopo la recente enciclica del papa, se ne devono aggiungere altri, quelli legati alla dimensione sociale della vita che richiamavo prima.

Il punto è se questi valori possono essere calati dall’alto e non piuttosto emergere dal basso, per andare incontro alle reali esigenze delle persone.

Inoltre, dovremmo riflettere se i cosiddetti “valori non negoziabili”, che si reputano eterni, siano sempre più urgenti o importanti delle altre tematiche.

Quali strade deve percorrere la Chiesa sarda per essere a servizio di una terra a rischio povertĂ  come la nostra?

Non conosco bene la realtà della Sardegna, anche se conosco bene i sardi, che frequento anche nella comunità “La collina”, di Serdiana.

Il fatto è che la Sardegna non è la sola terra a rischio povertà: di nuovo, la Chiesa dovrebbe davvero concentrarsi sulle urgenze maggiori, senza farle calare dall’alto, per poi agire tramite chi conosce il territorio: il vescovo, i sacerdoti.

L’ultimo suo libro ,“Questa vita”, è dedicato alla vita: conoscerla, nutrirla, proteggerla.

Viene dopo un testo interamente dedicato all’amore, quello umano, carnale. Sono libri di teologia?Se sì, in che senso? E’ un bene che esista la divulgazione teologica o c’è il rischio di annacquarla?

Non è un libro propriamente teologico, come invece sarà il mio prossimo; è più un libro di filosofia che tocca la teologia. Questo, però, il fatto che la teologia incontri il pensiero, è un bene, come ci insegna la stessa storia della filosofia e della teologia.

Non furono filosofi i teologi Sant’Agostino, San Tommaso D’Aquino, San Bonaventura da Bagnoregio? Non parlarono di Dio e di religione filosofi come Kant e Hegel?

Da dove viene il male? Sant’Agostino parlava del male come assenza di bene, non come realtà esistente

La teoria del male come “privatio boni”, mancanza di bene, ne spiega la natura ma non ne spiega adeguatamente l’origine. C’è una volontĂ  di male, di negativo, di caos, che non è privazione, ma è consistenza. Essa produce il male che è privazione, ma non è a sua volta privazione. Lei mi chiede da dove viene. Il male inteso come caos, disordine, in contrapposizione all’ordine (“Logos”), è connaturato al mondo, ed è condizione indispensabile per la nascita della libertĂ  umana. Ma il male inteso come malvagitĂ , come lucida volontĂ  di male, è un’altra cosa, non è per nulla indispensabile, anzi sarebbe molto meglio non ci fosse e per questo costituisce un sommo mistero. 

 

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