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Ricordo del professor Radhouan Ben Amara PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Politica
Martedì 14 Luglio 2015 00:00

Radhouan Ben Amara è stato consigliere comunale e regionale, persona di grandi doti umane che ha profuso profondo impegno nella vita scientifica e didattica dell’Ateneo di Cagliari. Nel Consiglio regionale della Sardegna è stato anche vicepresidente della Commissione permanente sulle Politiche comunitarie e sull’immigrazione. Nato a Tozeur (Tunisia) il 25 febbraio 1953, si era trasferito in Sardegna con un incarico di docente presso la Facoltà di Studi umanistici. A più di un mese dalla sua scomparsa lo ricordiamo con un suo intervento in Consiglio Regionale (Seduta n.291 del 01/02/2012 *).

Di Radhouan Ben Amara

 

“Presidente, io tengo a ringraziare soprattutto la Commissione bilancio per il lavoro svolto durante questi ultimi giorni, ma rimango convinto del fatto che il difetto originario di questa finanziaria sia quello di non avere tenuto conto della manovra iniqua di Monti e delle sue negative ripercussioni, e anche del nuovo patto fiscale che è stato accettato lunedì scorso dai paesi dell'Europa.

Questa finanziaria non fa i conti con i limiti imposti dall'Unione europea, non risponde né all'intelletto collettivo né all'intellettualità comunitaria, non rispecchia le aspirazioni dei cittadini sardi, non recupera le risorse per gli investimenti e non attribuisce quasi niente al sistema delle autonomie locali per la promozione dell'occupazione. Non rientra per buona parte nei vincoli del patto di stabilità, non libera la spesa vincolata in modo da rendere spendibili i milioni per impresa, sviluppo, istruzione, lavori pubblici e occupazione, non fa diminuire i costi fissi della macchina pubblica che comporterebbe un risparmio di centinaia di milioni di euro, non distribuisce equamente e secondo i bisogni le risorse tra i diversi Assessorati, non tiene in considerazione che la crisi attuale è una crisi strutturale per eccellenza ma è anche una crisi conoscitiva e dunque colpisce ancora una volta un settore vitale per ogni crescita e sviluppo.

La cultura viene ferita nella sua anima, aggredita nel suo corpus: teatro, musica, spettacolo, arte e così via. Ed è evidente che lo sviluppo di ogni democrazia cognitiva è possibile solo nel quadro di un'organizzazione del sapere che richiami ad una riforma del pensiero e che permetterebbe non solo di separare per conoscere, ma di ricollegare ciò che è già separato.

 

Se noi chiediamo alla Regione di investire di più nella cultura è perché siamo per una riforma non solo programmatica, ma soprattutto paradigmatica, che concerna le nostre attitudini ad organizzare le conoscenze. Pensiamo anche che ogni politica del bel vivere deve coltivare la poesia della vita, la quale implica la capacità di partecipazione affettiva, di ammirazione, di meraviglia, deve favorire la cultura estetica che ci aiuta a vivere poeticamente. Lo spettacolo, la musica, il teatro, la letteratura e la danza ci aiutano a meravigliarci e ci permettono di guardare anche l'orrore in faccia. La natura imita ciò che l'opera d'arte propone, ed è ciò che deve animare una politica della cultura. Una politica dell'estetica che contribuirebbe a democratizzare la poesia del vivere.

Il nostro Assessore della cultura, una persona impegnata, sa di sicuro che nessun paese o regione al mondo taglia i fondi della cultura, ed è l'investimento nella cultura che può permettere di favorire le capacità dello spirito e ripensare ai veri problemi individuali e collettivi nella loro complessità. L'esproprio del sapere non può essere compensato da nessun altra cosa, perché questa espropriazione pone il gran problema della democrazia cognitiva.

Questa finanziaria taglia anche i fondi per la lingua sarda, ben sapendo che sono a disposizione 1,6 miliardi di euro per la promozione della diversità linguistica e culturale dell'Unione. Con questa finanziaria la Regione si autoalimenta e si nutre senza nutrire gli altri, e conseguentemente non riesce a garantire grandi investimenti per lo sviluppo e l'occupazione. L'idea fissa di crescita dovrebbe essere sostituita da un complesso che comporta crescite diverse, decrescite diverse e stabilizzazioni diverse. Il puro calcolo economico come strumento di conoscenza ignora non solo le attività non monetizzabili, ma soprattutto ciò che non può essere calcolato, né misurato, vale a dire il tessuto stesso delle nostre vite.

Noi viviamo un sottosviluppo intellettuale, psichico e anche morale. Intellettuale perché la formazione disciplinare che riceviamo, insegnandoci a dissociare ogni cosa, ci ha fatto perdere l'attitudine a rilegare, e di colpo quella di pensare ai problemi fondamentali e globali. Psichico perché siamo dominati da una logica puramente economica che non vede nessuna prospettiva politica. Morale perché dappertutto l'egocentrismo prevale sulla solidarietà.

Sotto questa prospettiva la finanziaria è atemporale, spaziata (e necessita di un ulteriore cambiamento per essere condivisa) equa e democratica. Deve uscire dai calcoli prefabbricati. Ogni partito deve coltivare il suo giardino, la sua casta, i suoi aderenti, deve tenere in considerazione l'autosufficienza e l'autoregolamentazione dell'economia di mercato, e il profitto deve essere ulteriormente adeguato per una condotta razionale. L'amore di sé deve essere sufficiente a determinare un comportamento socialmente utile e razionale.

Questo taglio alla sfera cognitiva e conoscitiva è un delitto perfetto in una regione con un tasso di scolarizzazione basso (che ci allontana ancora di più dagli obiettivi di Lisbona del 2020 circa il livello d'istruzione dei paesi europei) dove il 36 per cento dei ragazzi non completa il percorso scolastico (contro il 22 per cento dell'intera Italia) e che conta una percentuale di laureati di circa il 13 per cento (contro una media nazionale del 18 per cento). Bisogna dunque rivisitare e risanare i finanziamenti per il fondo unico degli atenei. Non si può continuare a mortificare il sistema universitario isolano sul quale lo Stato, con la riforma Gelmini, ha già calato una pesante mannaia portando i dipendenti dell'Ateneo di Sassari, per esempio, da 700 a 600, e riducendo i corsi da 30 a 12.

La società del futuro è una società conoscitiva, la parola d'ordine del commissario dell'opera per l'istruzione è: "investire in istruzione, giovani e creatività". Nel piano finanziario dell'Unione la Commissione istruzione ha infatti proposto di portare a 15 miliardi di euro le risorse comunitarie destinate all'istruzione e alla formazione. Da noi invece il legame sociale, che è la prima condizione e necessità di ogni forma di sopravvivenza umana, viene sottoposto agli strappi continui di una competizione feroce, favorendo funzionalità protettiva e proteste individuali di fuga nei rifugi isolazionisti della mente e del comportamento.

Questa finanziaria non risponde a niente, non rispecchia le aspirazioni dei cittadini sardi, non recupera le risorse per gli investimenti. Per essere credibili, dunque, questa finanziaria deve ridurre il sottosviluppo e le disuguaglianze: piĂą investimenti nelle strutture e infrastrutture, nella creazione di posti di lavoro stabili, soprattutto nel settore agricolo, alimentare, paesistico e ambientale, nel campo della cultura e del sapere. Deve mirare a farci uscire dalla crisi urbana che costringe intere comunitĂ  a vivere nei ghetti e nei luoghi inquinati e inquinanti. (...)

Questa finanziaria chiede tanti sacrifici ai nostri cittadini, soprattutto ai poveri, ai disoccupati e ai precari. Ne consegue un'epidemia depressiva che non può stupire. Kant aveva ragione quando disceva che se la giustizia scompare non ha più alcun valore che vivano uomini sulla terra. Cari colleghi, l'assenza o l'essenza di un valore non si dà che con un risveglio, è questo respiro che ci manca a ridurre in cenere i nostri giorni, forse a ridurre anche la crescita del PIL, certamente a togliere credibilità alle parole stanche, ripetitive o alle pacche dei politici che dovrebbero dar forma ad una stagione nuova nella nostra Repubblica.

Diceva qualcuno che sotto un buon governo la povertà è una vergogna, sotto un cattivo Governo la ricchezza è una vergogna; oggi la crisi occupazionale che attraversiamo è doppia: colpisce le condizioni di lavoro e dell'impiego. Le condizioni di lavoro sono diventate più disastrose a causa del sovraccarico del personale, delle costrizioni, della competitività e della razionalizzazione. La riforma che proponiamo consiste nello sviluppare dentro le imprese e le amministrazioni una autentica razionalità umana che restauri la comunicazione tra i settori e scomparti ed autorizzi nello stesso tempo iniziative creatrici ed una partecipazione di tutti all'insieme del risultato.

Lo Stato assistenzialista o Welfare State è in regressione nel nostro paese, un nuovo tipo di assistenza è necessario. Non solo bisogna portare soccorso ai malati, ai disoccupati e ai poveri, ma l'aiuto pubblico deve necessariamente estendersi alla creazione di imprese e di opere necessarie al welfare collettivo; così lo Stato investitore sociale deve completare lo Stato assistenziale.

In materia di economia bisogna promuovere una economia equa, sociale e solidale in seno ad una economia pluralista. Il rigore e l'austerità rovinano la società. Ma l'austerità purtroppo è diventata un obbligo per l'Europa. Il pareggio di bilancio sarà scolpito nelle costituzioni di tutti gli Stati. Sul deficit e sull'obbligo di riduzione del debito avrà potere la Corte di giustizia europea, i limiti del debito saranno vincolati e validi per sempre, non si riuscirà mai a cambiarli attraverso maggioranze parlamentari. Questo è il patto fiscale accettato lunedì, due giorni fa, a Bruxelles da 25 dei 27 paesi dell'Unione europea.

Lo sconfitto più immediato qui è dunque Mario Monti che, a parte la credibilità internazionale, dovuta al suo curriculum vite, non ha ottenuto niente!

Mi fermo qui perché c'è molto chiasso…”

 

* Seduta n.291 del 01/02/2012  discussione generale congiunta del "Documento annuale di programmazione economica e finanziaria (DAPEF)" (21/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2012)" (332/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2012 e bilancio pluriennale per gli anni 2012-2014" (333/A) Link documento.

 

 

 

 

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