Home Editoriali Daniele Madau Nuove prospettive culturali a Pirri: per progettare il futuro, si torna “A s’antiga”
Nuove prospettive culturali a Pirri: per progettare il futuro, si torna “A s’antiga” PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Mercoledì 09 Settembre 2015 11:23

Le associazioni culturali Il Crogiuolo e Symponia hanno iniziato una collaborazione, con centro all’Ex-Vetreria, per riproporre – dal 18 settembre e per quattro serate, a cadenza mensile - il nostro ballo tradizionale, proprio come si suonava a s’antiga. E’ un modo per coinvolgere la popolazione, creando una comunità, anche culturale. Con questo progetto Il Crogiuolo inizia la prima di una lunga serie di attività a Pirri. Per parlarne, abbiamo incontrato e conosciuto Rita Atzeri, organizzatrice, attrice e autrice teatrale, impegnata ed eclettica (può spaziare da Marcel Marceau al teatro civile),  da vent’anni nell’associazione di via Portoscuso, e con Enrico Pichiri, suonatore e fondatore di Symponia. Con loro abbiamo discusso di teatro, cultura popolare, tradizioni, come si potrà leggere, ben sapendo, però, l’impossibilità di riportare la densità dell’oralità.

Di Daniele Madau

Rita, tra i tuoi lavori teatrali ci sono progetti su autori sardi, sui classici greci e latini e sui grandi del novecento. Quali di questi hanno contribuito di più a rendere Rita Atzeri ciò che è oggi?

Sicuramente il teatro del novecento: Brecht, Pinter, Beckett. Per formazione c’è, poi, grande sensibilità per la nostra terra, per riscoprire il nostro modo di essere. Grande attenzione, inoltre, abbiamo per autori un po’ meno famosi ma attentissimi nel raccontare il novecento. Attenzione, poi,che cerchiamo di avere anche noi, con progetti originali; grazie al lavoro del direttore artistico Mario Faticoni abbiamo un occhio particolare verso ciò che viviamo: crediamo, infatti, che gli artisti debbano dire la loro sul loro tempo. Abbiamo, perciò, fatto spettacoli sul lavoro, in particolare sull’incidente alla Saras di tre anni fa, sul terrorismo e sulle manipolazioni genetiche.

 

 

Queste, tra l’altro, sono opere create, in quanto autrice, da te 

Queste ultime sì, ma sono un’autrice sempre in formazione, mai compiuta.

Enrico, in cosa consiste precisamente il progetto “A s’antiga”?

“A s’antiga”, nato da un brainstorming tra me e Rita, consiste nel rendere nel modo più tradizionale il ballo sardo: i suonatori eseguiranno le musiche completamente in acustico e saranno al centro dei danzatori, stabilendo con loro, grazie alla vicinanza, un rapporto quasi simbiotico. Ci sarà un gioco anche di sguardi e gesti che, con la modernità, si è perso

Cos’ha avuto, e cos’ha, Il Crogiuolo, Rita, per averti trattenuto per vent’anni?

Il Crogiuolo mi ha formato, umanamente e professionalmente: posso dire che, senza, non sarei quello che sono. Sposare il progetto, e l’etica, di una compagnia significa crescere insieme, fare una scelta di appartenenza. Ci sono attori che scelgono di essere liberi professionisti per apparire quanto più possibile: io ho voluto fare una scelta diametralmente opposta, abbracciare un sogno, non ancora completamente realizzato, di rendere Cagliari, col Teatro dell’Arco, luogo di professionalità forti riconosciute a livello nazionale. In passato, con lavori di Ginzburg, Pinter,Coover, abbiamo avuto prime nazionali e, per un periodo, abbiamo retto la competizione con Milano, Roma, Torino. Ora, a livello di finanziamenti, è cambiato il rapporto con le istituzioni e certe vette non riusciamo più a raggiungerle, ma il sogno e il progetto rimangono.

Il progetto “A s’antiga”, Rita, nasce anche per creare un legame stretto con Pirri

Esattamente. Facciamo parte di una cordata che si è aggiudicato un bando comunale per la gestione dell’Ex-Vetreria: da maggio, terminato un contenzioso col museo Aquilegia, possiamo usufruire della nostra porzione di spazi. Qui cerchiamo un radicamento, provando a costruire un ponte, grazie anche alla collaborazione con Symponia, per avvicinare le persone a teatro. Il teatro è sempre stato fruito da persone di un certo livello, perciò abbiamo intenzione di allargare la platea, instaurando un rapporto vivo, un contatto col territorio per formare un nuovo pubblico. La cultura popolare, in questo caso la musica e la cultura sarda, sono di sicuro un volano per questo. Io stessa ho seguito i corsi di Symponia. La comunicazione e il rapporto che si creano con la musica tradizionale sono un grande patrimonio, da non disperdere. La comunità locale, così, potrebbe sentire il teatro come casa propria.

Enrico, come nasce e di cosa si occupa Symponia?

Symponia nasce nel 2013, con me, Andrea Puddu e Jonathan Della Marianna: tutti suonatori, abbiamo voluto concretizzare e rendere organica - tramite progetti di ricerca, di corsi di ballo, musica e lingua sarda, attività concertistica - la nostra attività e la nostra passione.

Qual è l’origine, a questo proposito, il tuo amore per “s’antigu”?

Ho sempre avuto questa passione per le tradizioni, e le ho sempre vissute, nei paesi dei miei parenti. Quando, poi, sono entrato nei gruppi folk e le ho assaporate da dentro, l’amore è cresciuto.

Per la tua persona,per il tuo essere, cosa dona “s’antigu”?

E’ una cosa innata e irrazionale, è una parte, irrinunciabile,d i me; potrei dire che “è” Enrico

Rita, quali sono le altre, attuali, attività de “Il Crogiuolo”?

Si concluderà il 13 settembre il NurArcheoFest, restano quattro appuntamenti più un laboratorio teatrale, a Ussassai, per i bambini. Questa piccola comunità crede davvero nella trasmissione della cultura popolare, delle tradizioni orali – in questo caso leggende - anche ai piccolissimi. Ci sarà poi, a opera di Giovanni Carroni, un lavoro su Costantino Nivola (Villagrande), un lavoro sulla memoria e sui racconti tradizionali (Ilbono), uno spettacolo sul Decamerone (Gonnesa), un’opera inedita di Bepi Vigna (Sinnai) sui rapimenti dei pirati barbareschi. Progetti che reputiamo interessanti sia per noi sardi sia per viaggiatori attenti, interessati ad andare oltre i gadget per immergersi nel patrimonio storico-artistico di una terra. La stagione nell’Ex-Vetreria, invece, sarà tematica:tutte le arti saranno concentrate sulla maternità. Abbiamo, davvero, tanto entusiasmo per questo nuovo inizio.

Qual è lo stato del teatro sardo e cosa ti senti di dare al teatro?

C’è tantissimo fermento, tutti hanno voglia di cimentarsi nel teatro, di creare cenacoli culturali: e questo è un bene e un male. Purtroppo questo proliferare di iniziative non sempre hanno avuto una qualità certificata. Tutti dovrebbero esprimersi ma, credo, con una qualità artistica adeguata. Il pubblico, poi, è aumentato ma non è equamente distribuito nel territorio regionale: man mano che ci si allontana dai grandi centri l’offerta e il pubblico diminuiscono. Per questo dobbiamo continuare a investire sulla cultura, sia noi sia le istituzioni.

Io spero di riuscire a fare bene il mio lavoro, in termini di operatore culturale. Vorrei portare alla gente una scintilla di pensiero divergente, far sì che si pongano domande o, semplicemente, che gioiscano o che si ricordino un verso. A me il teatro ha lasciato tanto, ha davvero contribuito a definire la mia personalità e a scegliermi, per così dire, i compagni di viaggio che hanno segnato la mia vita.

“E invece, Enrico, lo stato delle famose, o famigerate, tradizioni sarde, così usate, così oggetto di studi?”

Sì, sono state usate e sfruttate: per fortuna che c’è stata un’inversione di tendenza. C’è molta più attenzione da parte delle associazioni,dei gruppi folk, degli studiosi: approfondiscono e studiano maggiormente, adeguandosi ai veri canoni della tradizione. Si può essere positivi anche se, purtroppo, siamo reduci da cinquant’anni di superficialità, in cui il miraggio del guadagno vinceva sull’aspetto meramente culturale.

 

 

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