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Il Carnevale e il sentimento del tempo PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Domenica 31 Gennaio 2016 09:48

Di Daniele Madau

Parliamo del tempo, in questo tempo di carnevale, perché il tempo è il luogo in cui decidiamo cosa essere, a livello singolo e come comunità.

Da Einstein in poi, il tempo non è più la coordinata oggettiva sulla quale costruire tutte le nostre certezze; ma così era già per gli antichi indoeuropei, dove, nel sistema verbale, non esistevano passato, presente e futuro, ma solo azione in divenire o conclusa o momentanea.

Anche le stagioni più antiche del mondo greco-romano presentano questa  caratteristica.

Sant’Agostino parlò del tempo come tempo dell’anima, Proust ne fece addirittura, come End, il protagonista della sua “ricerca”.

In ambito filosofico contemporaneo, però, il dibattito sul libero arbitrio ruota intorno a quanto l’uomo possa essere libero di fronte alle leggi di natura, al tempo…

Le stagioni climatiche ci avvisano, è tempo di riflettere: sul silenzio, e sul suo risveglio, della natura, sul passaggio dei venti, dei cicloni e anticicloni.

Anche, però, le stagioni della storia, della memoria, ci avvisano di ricordare quando il tempo era scandito dall’uomo per l’uomo, anche se magari sotto l’aspetto di un precetto divino.

Pensiamo al carnevale: per lo studioso tedesco Nilsson, il rovesciamento dei valori, parte integrante del carnevale, è un Urbedurfnis, un “bisogno primitivo”: la riprova si ha negli indiani d’America delle grandi pianure del centro-ovest, dove, in una cultura così altra dalla nostra, ritroviamo lo Heyoka, periodo in cui, in un “capovolgimento totale”, tutto era lecito nei confronti dei più anziani e saggi della comunità.

Pensiamo anche alla quaresima cristiana, quel “ricordati che sei cenere e cenere ritornerai”, così simile al “memento mori” sussurrato dagli schiavi ai generali romani durante il trionfo.

Pensiamo ora ai nostri tempi: senza forzata esaltazione del passato, solo per riflettere.

La perdita della scansione del tempo, da un punto di vista antropologico, è grave? Pensiamo che ci causerà danni? Almeno riflettiamo…

L’omologazione del tempo: penso al lancio del film “Quo vado” il 31/12 a mezzanotte; nessun risentimento contro l’autore, ma il tempo della famiglia, della festa, dell’amicizia, degli affetti è una perdita troppo cara.

E’ il tempo del carnevale? Era quello in cui, dalla rigenerazione, dalla spinta che da sotto la terra portava a sopra la terra, si arrivava al sovvertimento, anche se regolato: allora i potenti dovevano rendere conto, venivano burlati, inerti, e fatti vittime di canzonature e offese sino alle più oscene. In una catarsi, ogni parte, il popolo e il potente, si rendeva conto, come in un’illuminazione, di ciò che era davvero. Ora non abbiamo sovvertimento regolato, ma abbiamo sovvertito tanti nostri valori: il tempo della domenica, del riposo, della festa sta, forse, diventando quello dell’individualismo e del narcisismo: banalità, certo, forse, o buon senso.

Dov’è, ora, il nostro tempo della protesta, anche se regolato? Detto in maniera semplice e concreta: quando possiamo tirare una torta in faccia a un parlamentare? Mai. Il distacco dai cicli della terra, rigenerazione e sovvertimento, ha portato i potenti in un luogo più elevato, lontano dall’humus, e perciò, per forza di cose, dall’umiltà.

Certo, abbiamo tutti gli strumenti democratici: la possibilità di voto, le sedi giudiziarie, ecc…, ma sono tempi mediati, non immediati; c’è prima la campagna elettorale, o le immunità: e così il nostro istinto primigenio (“dionisiaco” direbbero i greci ) viene, anche giustamente, razionalizzato.

La crescita dal punto di vista socio-politico, ha limitato i tempi della nostra rivalsa, o protesta?

Pensiamoci, ed è bello farlo e riflettere sul nostro tempo.

Forse sì, perché, almeno in Italia, la crescita morale si è arenata: non credo che in Svezia ci sarebbe bisogno di “tempi di protesta”.

Chiudo con un ultimo pensiero, per la nostra Sardegna.

Per noi il carnevale è tempo di sovvertimento o solo di ritorno alla natura animale, con le nostre misteriose maschere?

C’è mai stato per noi il tempo del sovvertimento contro i potenti?

 

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