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Qualcosa di bello per Cagliari PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Lunedì 07 Marzo 2016 21:20

Di Daniele Madau

In una democrazia compiuta - come fu quella di Atene – a esempio, il periodo che precede le elezioni dovrebbe essere caratterizzato dal più ampio dibattito possibile, comprendente i cittadini da quattordici anni in su, sul futuro di una città.

Sarebbe bello che se ne parlasse a scuola, tra amici, nelle piazze: le varie coalizioni per convincere gli elettori, gli altri per uno scambio di idee.

Ricordo quanto diceva M.Teresa di Calcuta: “Facciamo qualcosa di bello per Dio”, ecco si dovrebbe discutere su qualcosa di bello per Cagliari.

Cosa intendo dire precisamente?

Il bello, per il futuro prossimo, per me sarebbe che Cagliari, prima di tutto, si conoscesse e rispettasse: la storia di Cagliari è la grande sconosciuta. Si dovrebbero valorizzare tutti i luoghi storici segnati dagli apporti di varie epoche e culture (la Cagliari punica, romana, giudicale, pisana, catalana, aragonese, spagnola, piemontese, italiana; gli storici mi bacchetteranno: so bene che usare il nome di Cagliari per tutti questi periodi è improprio, è solo per semplicità). Conoscersi significa anche ricordare una Cagliari che, nella prima metà del secolo scorso, conosceva già le rotonde e la metropolitana di superficie, viveva il Poetto in maniera, forse, più responsabile (nonostante i casotti) e altre spiagge ormai dimenticate come Giorgino.

Rispettarsi significa rendere le periferie meno periferiche, “ricucirle” come direbbero Renzo Piano e Maria Lai; significa anche rivalorizzare tipicità come la Marina o Borgo Sant’Elia, ma anche non pensare a una Cagliari per i turisti o capitale del Mediterraneo (perché poi solo del Mediterraneo?), ma una città per i cittadini. Solo così, diventando funzionale, sostenibile, accogliente, viva, potrà diventare non solo attrazione del Mediterraneo ma città di e per l’Europa, con un occhio al resto del mondo.

Concorrerebbe a questo una riscoperta e un’incentivazione dell’evergetismo e del mecenatismo, una apertura alle nuove forme d’arte per abbellirla (sull’esempio di quanto, anche se poco, si è fatto con le opere di Sciola e degli artisti di strada).

Così, Cagliari, potrebbe ritrovare un’anima. Qual è, ora, l’anima di Cagliari? E’ difficile vederla.

In ultimo, Cagliari dovrebbe diventare il capoluogo della Sardegna. Non lo è ora, se non di nome. Ci vorrebbero un museo delle tradizioni popolari, un museo storico e uno sul regno di Sardegna.

Qualcosa di bello sarebbe una cittĂ  dalla forte tradizione, aperta, poi, alla bellezza del futuro e alle sue sfide.

 

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