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La ricchezza delle feste patronali in Sardegna PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Lunedì 29 Agosto 2016 09:42

Tutto l’anno la Sardegna, come altre regioni d’Italia, presenta un panorama variegato, e prezioso, di feste patronali, e sagre: alcune antiche, alcune recuperate, altre nuove. Quelle nuove, però, hanno necessariamente un’anima antica, in quanto ricreano, ripropongono, ridanno vita a saperi, modi di vita, tesori di comunità, di un tempo passato. Più bello? Chissà. Di sicura ci affascina quel modo di vivere il luogo, quel legame con la terra, quella forte spiritualità e senso del divino. Ci affascina così tanto che, lontano da scomparire, sopravvivono e richiamano abitanti e turisti.

 

Di Daniele Madau

Qualche giorno fa ricordo di aver letto su di un giornale questa domanda provocatoria: «Ma è proprio vero che è meglio vivere a New York che a Bitti?». La domanda non è solo retorica, o ironica o provocatoria: richiama una necessità profonda e fondamentale, quella di uno stile di vita che dia benessere, che ci permetta di, anche solo, tendere alla meta di ognuno di noi, la felicità.

La festa patronale, riunendo la comunità attorno a un principio autorevole di stile di vita, di regolamenti del vivere insieme, di leggi non scritte, come quelli rappresentati dal santo, ci riporta oltre l’individualismo, oltre la decostruzione, oltre la solitudine delle metropoli o dei non-luoghi, come i centri commerciali o i fast-food.

I piatti e la musica tradizionali ci ricordano il legame con la terra e l’eredità del passato, che come la musica di Orfeo, ci invitano a seguirli, ma per ritornare indietro, a rincontrare l’uomo e la sua essenza.

 

I comitati, le famiglie che preparano la festa, si regalano nuovamente la bellezza dell’attesa della gioia, con la condivisione delle fatiche a vantaggio degli altri, che fruiranno di questa passione, prima che, in un circolo virtuoso, i compiti si capovolgano.

Le preoccupazioni, le ansie, i problemi vengono, nei giorni dei festeggiamenti, portati via dal ballo sardo, dalla commedia, dalle processioni al suono delle launeddas.

E sarà, poi, altrettanto bello, condividere con le stesse persone la quotidianità, la ferialità, i giorni che passano.

Ora, però, dopo aver sognato, è necessario aprire gli occhi e ricordarci che non è sempre, o forse non lo è mai stato, tutto così idilliaco, così perfetto: quello descritto è forse un archetipo, o una realizzazione quasi paradisiaca, di clima comunitario.

Però è bello che esistano ancora le feste a risvegliarci e a chiederci di tendere a quel modello, a quell’ideale di comunità, dove i figli venivano educati da su bixinau e dove i piatti prestati, in una logica di dono, non venivano mai resi vuoti.

Chi scrive, in effetti, è una persona che ha sempre sentito, o letto, di quel clima e che ha provato a ricrearlo, in maniera molto semplice e con meno lavoro di altri membri della comunità; ma che vive in periferia di Cagliari, e non disdegna le dinamiche della città, anche se, fortunatamente, non proprio una metropoli.

Riflettendoci meglio, ciò che, in paese o in città, non deve mancare è la sensazione dell’altro, del prossimo, per potersi sempre pensare parte di una comunità umana: insieme davanti a un anonimo (e terribile) distributore automatico di bevande o a una birra col compaesano che sa tutto di te, l’importante è non provare mai ciò che provava Sartre quando scrisse “l’inferno sono gli altri”.

Le feste patronali, e le persone che le vivono, forse, alla fine dei conti, aiutano a non abdicare dalla comunità umana; forse in una metropoli è tutto più difficile ma, in questo caso, va elogiato lo sforzo.

In ultimo, non ho detto a quale festa patronale ho dato il mio piccolo apporto per aiutarla a non morire: è quella di San Gregorio Magno, periferica, ma bella, parrocchia di Cagliari, precisamente di Pirri.

Poiché ogni anno rischia, per un mancato ricambio generazionale, di morire e se sopravvive è solo grazie alla buona volontà di poche persone, è quasi d’obbligo che, di seguito, scriva il programma della festa, che si svolgerà a settembre: siete tutti invitati, in semplicità, perché il clima di festa, che ognuno ha nel cuore, come ricordo e speranza, non muoia mai.

2 settembre:

ore 21: Fàulas - concerto di world music; a segurire ‘Symponia in pratza’: balli sardi con la fisarmonica di Andrea Puddu, l’organetto di Walter Mameli e la voce di Nicola Migheli

3 settembre:

ore 19: santa messa solenne, animata dal coro ‘San Gregorio Magno’ di Pirri, diretto dal M. Roberta Cassinelli, e dal coro polifonico ‘S.Maria’ di Siurgus Donigala diretto dal M.Felice Cassinelli

ore 20: processione col simulacro di S.Gregorio Magno per le vie della parrocchia, accompagnato dal gruppo scout di Dolianova e dalle launeddas di Jonathan Della Marianna

ore 22: serata danzante di liscio

4 settembre: commedia dialettale dal titolo “Su mundu de oi” a cura della compagnia teatrale di Ussaramanna

 

 

 

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