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Il Premio Dessì tra libri e disegni PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Lunedì 03 Ottobre 2016 10:01

In occasione della trentunesima edizione del Premio Dessì proponiamo l’intervista di Cristina Caboni a Mara Durante, cultrice e appassionata di letteratura per l’infanzia.

Di Cristina Caboni

La trentunesima edizione del Premio Dessì, dopo un’intensa settimana, è terminata domenica 25 Settembre con la proclamazione dei vincitori: Milo De Angelis per la poesia e Edgardo Franzosini per la narrativa. La fondazione ha lavorato anche in questa edizione per promuovere e diffondere la cultura in ampio raggio nazionale. Numerosissimi gli eventi e gli incontri che hanno visto protagonisti scrittori e lettori, appassionati, curiosi e abitanti del paese natale dello scrittore di origine sarda. Incuriosita e appassionata di letture per l’infanzia, un po’ per mestiere un po’ per diletto, ho partecipato all’incontro, che si è tenuto sabato 24 presso il Mulino Cadoni, con due esponenti esperti di letteratura per bambini e ragazzi: Roberto Innocenti abile e acutissimo illustratore Italiano e Mara Durante cultrice e appassionata di letteratura per l’infanzia.

L’incontro si è svolto tra lo stupore e l’ammirazione delle tavole disegnate da lui e gli approfondimenti interessanti e talvolta curiosi di lei. È stata una piacevole ora che ha lasciato in noi uditori la consapevolezza della ricchezza racchiusa nelle pagine di libri senza età, illustrate da mani esperte e la impellente esigenza di acquistarne di nuovi.

 

Al termine ho potuto conversare amabilmente con Mara che si è prestata con molta disponibilità a rispondere a qualche mia curiosità.

Come nasce questa passione per la letteratura per bambini?

L’origine la devo ai miei studi universitari. Avevo 19 anni, ero molto appassionata d’arte, appassionata di letteratura e mi ponevo anche tante domande sulle cose del mondo, finché ho incontrato la letteratura per l’infanzia. Secondo me era il luogo dove queste tre passioni in qualche modo stuporoso (concedetemi l’aggettivo non semanticamente corretto) si incontravano, perché la letteratura, come abbiamo visto stasera con Innocenti, è luogo d’arte, luogo di domande inaggirabili. Quelle grandi domande che l’uomo si pone da sempre da “chi sono io”” a cos’è la vita, la morte, l’amicizia, il tradimento”, “cosa voglio fare da grande”. Tutti i grandi temi che mi ronzavano in testa.

Ritengo, per averlo sperimentato in prima persona, che questo tipo di libri siano veramente salvifici, cioè sono quei luoghi, anche di conforto emozionale, di scoperta ma anche di approdo nei momenti di difficoltà della vita e penso che porgerli ai bambini in questo modo significhi aiutarli a crescere e a vivere meglio.

La funzione salvifica della letteratura, non solo per quello già detto, ma anche perché palestra il pensare altrimenti. In qualche modo alimenta il dissenso rispetto al pensiero unico, all’omologazione, perché favorisce un fervore di ipotesi e di idee che diversamente non potrebbero produrre e allo stesso tempo un luogo di emozioni e di risarcimento.

Alla fine quando noi leggiamo una bella storia, viviamo le mille vite che non potremo mai vivere. Lo diceva anche Vargas LLosa, Nobel della letteratura, grazie ad essa noi comprendiamo meglio gli altri, perché entriamo in una serie di vite che per limiti temporali non ci è dato sperimentare, che ci aiutano a capire il genere umano.

La letteratura ha questo grande merito, i libri per bambini hanno questo merito perché decentrano il punto di vista, immergono in situazioni altre. In un momento in cui gli italiani stanno diventando sempre più un popolo razzista e respingente, abbiamo bisogno di luoghi che ci insegnino a comprendere e ad includere.

Primo libro letto?

Sono arrivata alla passione per le storie grazie a mio padre, appassionato cantante lirico. Sono cresciuta con delle ninne nanne che erano la Bohème, la Traviata, la Tosca. Sono arrivata alle storie attraverso la lirica. Lui cantava sempre che gelida manina, se la lasci riscaldar e quando gli chiedevo perché la povera Mimì aveva la mano gelida, per non dirmi che aveva la tisi, diceva che non aveva il riscaldamento.

I libretti d’opera belli, complessi, strani da porre ad una bambina, sono stati strumento per me. Quello che viene veicolato da un genitore appassionato può diventare cibo per la mente dei bambini.

Cosa rappresenta il premio Dessì, secondo te, per la Sardegna?

Il premio Dessì, secondo me, rappresenta l’opportunità di investire nella cultura, nella disseminazione e nella bellezza oltre la settimana del premio. È il luogo dove l’evento diventa il trampolino di lancio di una serie di attività che vengono fatte durante tutto l’anno.

Siamo stanchi di eventi spettacolo! Abbiamo bisogno invece di una rivoluzione di piccoli passi, di momenti in cui entriamo nelle scuole, facciamo delle cose assieme, ci troviamo, come in questa sede, a confrontarci.

La fondazione sta investendo moltissimo nella formazione dei docenti, motivati a stare con persone appassionate, che si propongono, non come esperti, ma come facilitatori.

Pennac chiama gli appassionati di letteratura “an passeur”: il passatore. Questo abbiamo fatto con la fondazione, siamo entrati nelle scuole e abbiamo passato libri e passione.

C’è molta improvvisazione intorno alla letteratura, detesto il termine “animazione alla lettura”, perché ritengo che il libro e la letteratura siano talmente vivi che vanno letti, non animati e proposti. Educazione alla lettura è altra cosa. È quello che abbiamo vissuto stasera. Quando chi legge anima troppo sposta l’attenzione del bambino dal libro all’animazione. Io ho interesse che il bambino si innamori del libro non dell’animatore, perché deve capire che quella bellezza, quel divertimento, quel palcoscenico mentale che solo il libro permette, non la tv che propone sempre le stesse immagini, viene da questo scrigno. Gli esperti che tengono il laboratori di letteratura stanno dietro le quinte, preparano il contesto, ma il libro è sempre al centro.

Come si fa a trasmettere l’amore per la lettura e per le illustrazioni di R. Innocenti a questa generazione nativa digitale?

Si fa perché gli si mostra altro. I ragazzi hanno bisogno che i docenti leggano, leggano molto, conoscano la produzione migliore dell’editoria e solo così si possa scegliere per quella data classe, per quel particolare ragazzo. Non esiste il libro giusto o la bibliografia che va bene per quella fascia d’età, esistono libri che devono entrare in risonanza con quel bambino particolare, in quel momento particolare. Esiste la crossmedialità e un genere letterario, il crossover, per i ragazzi adolescenti, che mescola i linguaggi degli smartphone di internet con la buona letteratura. C’è un libro che cito sempre, che è “Skeleton Creek” dove a un certo punto il libro rimanda al sito per poter conoscere il finale. È un’interazione tra testo letterario e multimedialità, scritto benissimo che, nonostante utilizzi altri linguaggi, non perde in termini di cifra stilistica. È un dialogo con la tv digitale.

Eco scrisse nel famoso libro “Apocalittici integrati” che non possiamo essere apocalittici e privare i giovanissimi del tablet, privarli di questo strumento dobbiamo invece provare ad aprire a nuove forme letterarie che si fanno contaminare.

La strategia più semplice è arrivare con la valigia dei libri a lezione, avere tanti libri in casa, mostrarsi lettori. Un genitore che non legge non può pretendere di aver figli lettori. L’esempio, l’immersione, la conversazione attorno ai libri, la curiosità, la frequentazione di librerie e biblioteche.

Attualmente mi occupo di corsi per genitori, che sono quelli che prediligo, in quanto hanno bisogno di sostegno e supporto che la scuola non riesce a dare.

Qual è l’uditorio migliore: adulti o bambini?

I bambini assolutamente! Sono i più intelligenti. Non hanno sovrastrutture e pongono domande, se non veicolate dalle maestre, senza problemi. Dall’incontro con i bambini esci sempre arricchito e con nuovi dubbi.

Hai pubblicato sull’argomento, ma quando potremo leggere un tuo libro di storie e racconti?

Amo raccontarle e inventarle. Ci sono, ma nel cassetto. Lo lascio fare ad altri. Anche se, stando in mezzo ai bambini, sono nate una serie di storie legate a delle mie scarpe viola con un decoro con strass. I bambini che incontravo ai laboratori mi chiedevano a chi appartenessero, perché apparivano un po’ fiabesche. Così sono nate una serie di storie di una lucciola dalle scarpe viola, che però rimangono nell’oralità tra me e i bambini.

Da maestra a maestra qual è il libro che un bambino deve assolutamente leggere?

I bambini in età prescolare devono assolutamente leggere il libro di Maurice Sendak “Nel paese dei mostri selvaggi” che è un libro che può cambiare veramente la visione delle cose del mondo.

Non possono mancare i classici illustrati da R. Innocenti o da Fabian Negrin. Tutto quello che transita nella casa editrice Orecchio Acerbo perché si rivolge all’idea di bambino che abbiamo. Ogni casa editrice ha la sua idea di bambino e a quella si attiene. Ci sono dei capolavori anche nell’editoria contemporanea. Davvero l’imbarazzo della scelta!

Consiglio albi illustrati che sono educatori silenziosi ma anche un dispositivo, un congegno alfabetico per mettere in movimento tutta una serie di abilità cognitive che poi il bambino utilizzerà quando diventerà un lettore esperto.

 

 

 

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