Home Succede in Sardegna Cultura e società “Retribuzioni uguali per tutti e impresa sociale.” Unisulky promuove un incontro pubblico con l’economista Marco Desogus
“Retribuzioni uguali per tutti e impresa sociale.” Unisulky promuove un incontro pubblico con l’economista Marco Desogus PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e società
Lunedì 21 Novembre 2016 06:55

 

Si svolgerà a Carbonia, lunedì 21 novembre 2016 alle ore 16.30 presso la Sala Conferenze della Provincia del Sud  Sardegna (in via Mazzini a fianco ex scuola media Pascoli), l’incontro pubblico dal titolo “Introduzione all’economia umanistica” con l’economista Marco Desogus. L’evento è promosso da Unisulky – Università Popolare del Sulcis S’Ischiglia Onlus - e sarà introdotto e moderato da Fabrizio Palazzari, presidente della cooperativa Acanta Mag. Coop.

E’ forse il lavoro dell’elettricista meno valido di quello del chirurgo? O quello del pubblico manutentore rispetto all’economista? Il cambio di paradigma proposto dall’economia umanistica muove dall’omogeneizzazione della remunerazione di qualunque lavoro per unità di tempo, quale giusta riallocazione del prodotto nazionale complessivo, dove ciascun individuo restituisce la sua eccellenza attraverso la propria opera – qualunque sia – prendendo parte all’interrelazione e all’interdipendenza sociale e contribuendo a perseguire congiuntamente il divenire dell’insieme.

L’orientamento proposto intende superare il dualismo tra profitto e gratuità coniugandosi a un rinnovato modo di fare impresa, in un’ottica di social business e bene comune. Un approccio avulso da prevaricazioni e arrampicate sociali, dove l’individuo non trovi più realizzazione nell’accumulazione, ma in un nuovo umanesimo di condivisione e felicità globale.

Infelicità, ineguaglianza, parossismi di accumulazione e parallelo rafforzamento delle povertà e marginalità sociali sono, infatti, i tratti più marcati della nostra contemporaneità.

La ricerca proposta muove dall’indagine delle cause più profonde di tale discontinuità per superare i modelli macroeconomici attuali, che hanno dimostrato e continuano a manifestare la loro inadeguatezza e fallacità nell’offrire una corretta regia verso la giustizia, l’equità e finanche per superare le secche socio-economiche in cui la nostra epoca continua ad essere impantanata.

Saranno questi alcuni dei temi al centro del dibattito promosso dall’Università Popolare del Sulcis, che sarà arricchito da alcuni casi pratici: come la banca delle relazioni e il caso Acanta, la prima Mutua AutoGestione (MAG) della Sardegna.

 

 

 

Commenti   

 
-1 # Francesca 2016-11-22 08:36
Vediamo quanti saranno disposti a studiare per diventare medici, se devono essere retribuiti quanto un manovale.
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0 # Fabrizio Palazzari 2016-11-22 08:37
L’interrogativo è più che legittimo e ti ringrazio perché ci porti ad ampliare il ragionamento, andando oltre la voluta provocatorietà del titolo dell’articolo (!). Nello schema concettuale proposto, i piani sono completamente ribaltati. In un contesto normalizzato secondo gli auspici teorici proposti, infatti, alla omogeneizzazion e verso l’alto dei redditi da lavoro farebbe da contraltare l’annullamento del condizionamento , nella comparazione tra gli indirizzi formativi e professionali, dall’attuale maggiore o minore capacità di attrarre reddito.
Proprio per questo, il rischio di una paventata tendenza ad una progressiva de specializzazion e della forza lavoro in presenza di un livellamento (verso l’alto) dei redditi, sarebbe comunque mitigato da una più ampia competizione verso le occupazioni maggiormente generaliste e verso il poter perseguire tutti le proprie ambizioni di perfezionamento.
Ecco pertanto che saremo comunque disposti a studiare per diventare medici, anche se fossimo retribuiti quanto un manovale. In un contesto di redditi livellati verso l’alto e integrato da un meccanismo di premialità (non, attenzione, di incentivi).
Il tutto nasce dalla concezione filosofica, prima ancora che economica, alla base dell’economia umanistica. Cito testualmente: “Le specializzazion i individuali, cui la complessità del divenire sociale ci ha portato rispettivamente a scegliere e conseguire, ci pongono infatti in una condizione di profonda “disabilità”, anche primaria e di assoluta dipendenza dalla reciprocità. Il sapere scientifico che ciascun lavoratore possiede e che gli è strumentale al corretto svolgimento del proprio mestiere è peraltro nient’altro che un “affidamento pro tempore” che l’organismo “società” gli dispensa; da solo, nessuno sarebbe evidentemente in grado di acquisire le competenze richieste dai raggiunti livelli di complessità sociale. La conoscenza è detenuta dalla società nella sua interezza: la medicina, la fisica, l’artigianato tessile (eccetera) non sono proprietà dei singoli esercenti, ma patrimonio indivisibile dell’Umanità, il quale, nelle necessarie declinazioni sistemiche, viene parcellizzato in specializzazion i poi consegnate ai singoli nodi o sottoinsiemi perché ritornino alla stessa opportunamente dotati di forma e concretezza, tutelando l’alterità e compensando reciprocamente le citate e inevitabili “disabilità” dei singoli interagenti.”
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