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Danilo Dolci e il mosaico del sardismo, è tempo di un Gandhi sardo? Un intervento di Daniele Madau PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Sabato 03 Dicembre 2016 11:52

Sabato 5 novembre 2016, nella sede della Fondazione Sardinia a Cagliari, che ne ha curato l'organizzazione, è stato presentato il libro di Carlo Pala, dottorando in Scienze Politiche all'università di Sassari, edito da Carocci, "Idee di Sardegna": moderato da Enrico Lobina,  arricchito dagli interventi dell'assessore Demuro,  l'evento si è trasformato anche in un dibattito con le forze sardiste, i cui leader, invitati, sono potuti intervenire per provare a presentare la loro posizione nell'ormai multicolore mosaico del sardismo. Era presente anche l’Associazione Tramas de Amistade.

Di Daniele Madau

L'analisi scientifica presente nel libro di Pala, meritoria, ha definito lo status forze politiche che, con diversi percorsi, afferiscono al sardismo. Il momento storico-politico, e di riflessione politica, o, possiamo dire, politologica, sembra favorevole a una risistemazione del pensiero sardista che, addirittura, sembra ritrovare parti di contatto trasversali e aspirazioni all'unità, anche se ciò non per tutti vale.
Bisogna sempre avere a mente, e nel cuore, che, contrariamente ad altri movimenti (il pensiero va subito a quello leghista), la riflessione autorevole sulle ambizioni e sulla fondatezza del sardismo non è mai mancata, e mai è stata disconosciuta.
Terminati, tuttavia, la presentazione e il successivo dibattito, la sensazione è che ancora manchi una forte spinta pragmatica, tesa a ottenere un qualcosa, o tutto, subito, hic et nunc.
E' davvero tempo di risposte, se non definitive, almeno risposte, delle forze sardiste, a domande che si pongono su due livelli: uno teorico e uno pragmatico.

Quello teorico riguarda la forma che si vuole dare alle rivendicazioni politiche, ossia il tipo di entità che dovrà essere la Sardegna da loro pensata: autonoma, sovrana, federale, indipendente.
Dal suo punto di vista, e cioè di sistemazione scientifica, risponde a questa domanda il testo di Pala, che partendo dalle più recenti teorie politiche sul divario centro-perifieria e, registrando un tentativo di
nuovo accentramento come risposta alla ancora non superata crisi, analizza le posizioni dei partiti sardisti, in riferimento alle loro, citando il titolo volutamente semplificato rispetto al contenuto, "idee di Sardegna".
Il livello pragmatico, a mio parere, riguarda quelle tematiche, che potremmo ormai chiamare "finte siamesi" della nostra storia recente, e cioè che sembrano far parte di noi e dalle quali non riusciamo a emanciparci: continuità territoriale, servitù militari, lingua e cultura, politiche economiche, territoriali e agricole, spopolamento, povertà.
Se dovessimo prendere un giornale di fine anni 70 inizio anni 80, gli anni d'oro del Psd'az, che arrivò anche al governo della regione, le ritroveremo tali e quali, dimostrando un immobilismo e una mancata crescita davvero mortificanti.
Ora, il livello teorico è assai più facile da definire e proporre per ognuna delle forze politiche, non dovendo, per forza di cose, risolvere problemi così concreti e quotidiani, anche se l'autodeterminazione della Sardegna, per essere quello che vorrà essere, è il problema dei problemi.
Il livello pragmatico, invece, la cui urgenza assoluta è inutile sottolineare, è il banco di prova, per dare un futuro prossimo, alla nostra terra. Il governo Pigliaru è al giro di boa, e le forze sardiste devono ripassare al setaccio queste tematiche.
Ciò che mi sto chiedendo io è questo: si deve evitare un lacerante dissidio tra i due livelli e continuare affannosamente a concentrare tutte le forze sul livello teorico? O è ora di pensare a una Realpolitik e di concentrarsi più sul livello pragmatico, magari aumentando gli sforzi di unità?
A mio parere, come già emerge, ci si dovrebbe concentrare sul livello pragmatico, e cercare di tamponare queste enormi ferite.
Aspettare mi sembra , per ora, anche se mi costa scriverlo, ancora puro esercizio intellettuale; servirebbe, allora, un nuovo, diverso, leader, con la preparazione culturale dei grandi pensatori che hanno elaborato la teoria delle rivendicazioni sardiste ma che abbia anche il pragmatismo, la forza e l'abilità di raggiungere risultati, quale a esempio, fu Danilo Dolci.
Sembra un'offesa concludere un articolo sul sardismo con la citazione di un triestino trapiantato in Sicilia, ma quale miglior esempio di Realpolitik se non quello di guardare anche agli altri per ottenere, alla fine, le nostre rivendicazioni?
Termino con un episodio della vita di Dolci, tratto da Wikipedia, sperando di lasciare nei lettori la uriosità di conoscerlo maggiormente.
"ll 2 febbraio 1956 ha luogo, a Partinico, lo sciopero alla rovescia. Alla base c'è l'idea che, se un operaio, per protestare, si astiene dal lavoro, un disoccupato può scioperare invece lavorando. Così centinaia di disoccupati si organizzano per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata; ma i lavori vengono fermati dalla polizia e Dolci, con alcuni suoi collaboratori, viene arrestato. L'episodio suscita indignazione nel Paese e provoca numerose interrogazioni parlamentari. Dolci viene successivamente scagionato, dopo un processo che ha enorme risalto sulla stampa: a difenderlo è il grande giurista Piero Calamandrei."

 

 

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