Home Editoriali Altri autori Il caso Fluorsid e il ricatto ultradecennale sul diritto al lavoro e alla salute. Un intervento di Massimo Dadea
Il caso Fluorsid e il ricatto ultradecennale sul diritto al lavoro e alla salute. Un intervento di Massimo Dadea PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Lunedì 22 Maggio 2017 00:00

Dopo il caso Fluorsid di Macchiareddu, che ha portato all'arresto di sette persone con l'accusa di associazione a delinquere e disastro ambientale, in Sardegna è di nuovo tempo di bilanci sullo stato del nostro ambiente. Da Porto Torres a Ottana, fino a Capo Teulada, sono tante le aree ancora avvelenate e per le quali non sono mai partite le bonifiche. Pubblichiamo al riguardo un intervento di Massimo Dadea.

Ancora una volta la bulimia del profitto e del facile arricchimento ha avuto il sopravvento sulla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Cosa altro deve succedere perché qualcuno si accorga del disastro ambientale su cui sta seduta la Sardegna?

Le vicende di E.On a Porto Torres, dell’Euroallumina a Portovesme, della SARAS a Sarroch, dell’amianto ad Ottana, degli inceneritori di Tossilo e di Macchiareddu, del Salto di Quirra e di Teulada, aspettano ancora una risposta.

Tutte domande retoriche, evidentemente, visto che chi dovrebbe rispondere, ad iniziare dalle istituzioni regionali, si è guardato bene dal dare una qualche rassicurazione alle paure dei sardi. Si è preferito mettere la testa sotto la sabbia, quasi che ignorare le tante denunce – lo studio epidemiologico SENTIERI, Lega Ambiente, Greenpeace, Medici per l’ambiente (ISDE), Gruppo d’intervento giuridico – potesse esorcizzare il disastro ambientale che incombe.

Quanto disprezzo per la stampa libera e democratica, per le Associazioni di cittadini – Aria Noa a Sarroch, Non Bruciamoci il Futuro a Macomer ed altre ancora – che da anni chiedono di essere ascoltati prima di assumere decisioni che possono avere ricadute nefaste sulla esistenza dei cittadini.

Quanta sufficienza nei confronti di Vincenzo Migaleddu, un medico, uno studioso, un combattente, che ha dedicato la sua troppo breve esistenza alla tutela dell’ambiente e della salute dei sardi, a cercare di liberare la Sardegna da predatori e faccendieri, da incapaci e approfittatori.
Quanta disistima verso coloro che da anni invocano l’avvio di una indagine epidemiologica ed ambientale che prenda in esame l’intero territorio regionale, da Sarroch a La Maddalena; di uno screening diagnostico che coinvolga le donne, gli uomini e i bambini che vivono a ridosso delle aree industriali contaminate; la concreta operabilità del registro regionale dei tumori e delle malformazioni neonatali.

Ancora una volta i cittadini dovranno fare affidamento sulle iniziative della magistratura che, in tutti questi anni, ha svolto un’azione di supplenza rispetto all’inerzia, ai ritardi, alle connivenze della cattiva politica e delle cattive istituzioni, di sindacati deboli e distratti.

La verità è che la Sardegna, le sue istituzioni, le sue classi dirigenti, le forze sociali e sindacali, sono ostaggio di quel terribile ricatto che da sessant’anni contrappone diritti costituzionali inalienabili: diritto al lavoro, diritto alla salute e ad un ambiente salubre.

Una Sardegna prigioniera di quel “cerchio magico” delle decisioni che unisce conservatorismi di diverso colore, lobby affaristiche e cattiva politica.

 

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