Home Succede in Sardegna Cultura e società “L' Annetta C. Storia di un barca goletta”, uno straordinario concentrato di memorie che fa luce sui primi conflitti sociali del Novecento sardo.
“L' Annetta C. Storia di un barca goletta”, uno straordinario concentrato di memorie che fa luce sui primi conflitti sociali del Novecento sardo. PDF Stampa E-mail
Succede in Sardegna - Cultura e società
Lunedì 19 Giugno 2017 08:04

Il libro “L' Annetta C. Storia di un barca goletta. Nel centesimo anniversario del suo naufragio." Scritto da Annetta Cavallera - pronipote di Giuseppe Cavallera - racconta la storia e le vicende di questa famosa goletta. Verso il 1908 Cavallera portò infatti a termine l'acquisto di una aragostiera che si chiamerà Annetta C., dal nome della moglie Anna. Non si trattò di un’attività imprenditoriale collaterale, ma di un modo per consentire alla Cooperativa dei pescatori di Carloforte di far arrivare le aragoste sui mercati di consumo e liberarsi della mediazione dei grossisti. Il libro è uno straordinario concentrato di memorie che fa luce sui primi conflitti sociali del Novecento sardo.

Nel dicembre del 1904, dopo il tragico eccidio di Buggerru dello stesso anno, Giuseppe Cavallera ritornò con la famiglia a Carloforte, dove riprese ad occuparsi con impegno e zelo dei lavoratori del mare, della professione medica, della vita politica locale, e decise di acquistare un battello sufficientemente attrezzato, per trasportare in proprio le aragoste senza alcuna intermediazione, migliorando sensibilmente le condizioni di vita e di guadagno dei pescatori della Lega. Nascono da queste premesse storiche e dai fatti, le pagine dedicate all’Annetta C. Il libro narra le vicende della bella barca goletta, lunga circa 23 metri, dalle bianche vele, chiamata l’Annetta C. e dedicata all’amatissima moglie Anna Vassallo. Acquistata a Ponza, fu la prima aragostiera tabarkina dell’isola. Sulla goletta il figlio, anch’egli Giuseppe di nome, chiamato in famiglia Nottino, compie viaggi che assumono nel ricordo, apparenze fantastiche: cavalca come un corsaro l’avventura sui mari del Mediterraneo, nelle tratte da Carloforte a Marsiglia, da Genova alla Tunisia nell’isola della Galita, con esperienze che affondano in un sensibile vissuto infantile, intriso di sogni e di realtà, di profumi e suoni, colori e voci, rimasti vivi nella sua memoria per 84 anni. Egli era nato a Carloforte il 21 dicembre 1900 mentre il padre era detenuto nel Carcere del Buon Cammino a Cagliari: aveva sognato fin da piccolo di diventare capitano di lungo corso e di battere tutti i mari, ma la scomparsa della goletta avvenuta nel marzo del 1913, durante un viaggio di ritorno da Marsiglia, cancellò per sempre ogni illusione. Un naufragio? La nave non tornò, sparì semplicemente, in un luogo imprecisato nel Golfo del Leone, tratto notoriamente noto e flagellato dai venti, in particolare dal terribile Mistral; del probabile naufragio non si seppe nulla, né vi furono notizie ufficiali. La tragedia, cui (per un caso del destino) sfuggì Cavallera, pose fine al sogno di Nottino: la vita gli riservò altre sorti. Divenne dottore commercialista, apprezzato pittore, fu partigiano in Valle Maira e si attivò nella Resistenza come Commissario Politico della 104 Brigata Garibaldi con il nome di battaglia di Copeko. Ormai anziano affidò alla carta i ricordi incancellabili, legati all’Annetta C, dedicandoli al figlio Araldo affinchè raccontasse ai nipoti Andrea e Anna qualcosa dei nonni: lasciò un’eredità morale, con- divisa con il padre e i fratelli, che nessun patrimonio o ricchezza avrebbero potuto eguagliare.

È passato molto tempo da quella dedica, scritta il 21 marzo 1984: con cautela e rispetto ho voluto riprendere fra le mani il testo - racconta la pronipote Anna - integrarlo, con appunti, lettere e scritti successivi, pagine tratte dai “Ricordi d’infanzia a Carloforte (isola di San Pietro) all’inizio del 1900”; ne è uscita una rielaborazione integrata, innervata e puntellata dai fatti della storia e dagli esiti delle ricerche effettuate nell’archivio Cavallera, depositato in parte presso l’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea della provincia di Cuneo. Ne emergono i protagonisti con vicende strettamente intrecciate, le cui disamine restituiscono riflessioni ed interrogativi. Prima fra tutte la memoria di quella domenica, 4 settembre 1904, a Buggerru: la piccola Parigi, eccentrica, con villette e decori liberty per accontentare le maestranze francesi, contrapposta alle baracche povere e fatiscenti dei minatori il cui sangue macchiò la terra e l’identità di quel giorno. E Achille Georgiades, direttore greco delle miniere della Società des mines de Malfidano, nel panico per la dichiarazione dello sciopero generale, richiese l’intervento delle forze dell’ordine, mentre Giuseppe Cavallera tentava dapprima la mediazione con le autorità governative e, in un secondo momento, il contenimento della rabbia dei minatori. Nella folla, in attesa della contrattazione, Alcibiade Battelli, segretario della sezione della Lega, tentò invano di calmare i minatori. L’arrivo improvviso di due compagnie del 42mo Fanteria del Regio esercito diede il via alla strage, alle morti, ai feriti, all’eco che rimbalzò in tutta Italia e provocò il primo sciopero generale italiano. Questa è una pagina di cronaca sindacale oltreché politica, eppure i convegni, le commemorazioni e gli scritti che la tramandano, affondano spesso nella miopìa, nelle approssimazioni, quando addirittura nella rimozione di responsabilità e meriti, letture un po’ partigiane, in cui talora emerge un sottile sentimento di auto vittimismo, imputabile ad un colonialismo storico mai debellato, anche alimentato dal ricordo dei moti antifeudali del 1794. Dalle pagine del libro, unite e mescolate alla bellezza del luogo, ai giochi, ai giorni di scuola, al ricordo di personaggi indimenticabili dell’isola di San Pietro, emergono, come da sfondo, i giorni del padre, medico socialista che plasmò la sua giovinezza: la fondazione della Lega dei Battellieri, le Leghe dei minatori, gli scioperi di Carloforte, la Cooperativa dei pescatori di Carloforte, la promozione del Congresso regionale socialista ad Oristano nel 1897, l’elezione a Segretario della Federazione Regionale dei minatori sardi, protagonista del II Congresso nazionale della Federazione dei Minatori di Massa Marittima nel 1903 come rappresentante delle cinque neonate leghe sarde, la nomina a primo sindaco socialista di Carloforte nel 1906, a primo Deputato a rappresentare l’isola nel Parlamento italiano, Deputato Socialista nella provincia di Cuneo nel 1919 e infine Senatore per il fronte democratico popolare nel Collegio di Iglesias, nel 1948. E presente con forza, ma sempre defilata per riserbo e prudenza, spunta la figura dolce ma decisa della madre Annetta che, con saggezza, spirito di partecipazione ed amore, colora di dolcezza l’intero racconto.

 

 

 

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