Home Editoriali Daniele Madau Doddore, l’umiltà tenace sino alla morte
Doddore, l’umiltà tenace sino alla morte PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Giovedì 06 Luglio 2017 06:52

Salvatore "Doddore" Meloni è  morto il 5 luglio 2017 all'ospedale Santissima Trinità di Cagliari, dove era stato ricoverato dopo due mesi di sciopero della fame in carcere. Personaggio di spicco dell'indipendentismo sardo, 74 anni, era in carcere per essersi rifiutato di pagare l’iva in quanto non riconosceva lo stato italiano. Non aveva mai rifiutato di sottoporsi a giudizio (per il quale ha vinto la sua battaglia di avere un procedimento in sardo e italiano) e aveva deciso di consegnarsi spontaneamente al carcere una volta che la pena era passata in giudicato. A quel punto si era dichiarato “prigioniero politico”, iniziando un lungo e fatale sciopero della fame e della sete. La sua scomparsa avviene a pochi mesi di distanza da quella del radiologo e ambientalista Vincenzo Migaleddu,  un altro convinto attivista e combattente in difesa della salute del popolo sardo.

Di Daniele Madau

Non mi aspettavo la morte di Doddore Meloni. La notizia è stata il classico fulmine al ciel sereno: forse perché avevo sottovalutato il suo sciopero della fame, come avevo sottovalutato tanti aspetti della sua battaglia, che è stata la sua vita.
Forse contribuiva – parlo sempre personalmente – a questo quel suo sorriso così ampio, così marcato di certe suo foto, quando si apriva sotto i baffi folti: non era un sorriso beffardo, era un sorriso dolce, autentico, che si ritrovava nel nuovo conio della repubblica di Malu Entu come nei vini della stessa repubblica.
Ha voluto, a volte, fare il beffardo, prendere in giro le autorità e la massa, cercando il gesto estetico, eroico e decadente di D’Annunzio: ma lui non era D’Annunzio; era più sincero, più povero, forse più ignorante: più vero.
Queste righe non saranno di esaltazione, anche se chi muore combattendo, tranne i terroristi ( e non credo abbia mai voluto esserlo), raggiunge un’alta dignità. Pensiamo a Custer.

E’ impossibile, però, fare di Doddore un eroe post-mortem e, del resto, lui non avrebbe neanche voluto, a mio parere; queste saranno righe di riflessione: quella riflessione che non ha mai, o quasi mai, accompagnato la sua azione.Per realizzare i propri immensi sogni, quelli che coincidono con i sogni e le aspirazioni della gente, di un popolo, di una nazione, è sempre necessaria l’azione e la riflessione.
Se parliamo di sardismo (voglio, volontariamente, rimanere nel generale) e di rivendicazioni dei sardi, quasi mai queste due parti di ogni necessario successo hanno convissuto: abbiamo avuto parlamentari, e intellettuali, sardi, i quali avrebbero potuto unire benissimo il decisionismo alle riflessioni teoriche.
Abbiamo avuto cattedratici, luminari, alti studiosi del sardismo, i quali, però, non hanno avuto l’umiltà dei gesti di Doddore e la battagliera volontà del popolo di Pratosardo o dell’isola dei cassaintegrati.
Io non sono né un luminare né un combattente – anche se vorrei essere entrambi – ma credo che il futuro sia questo: una figura forte, nobile e umile che a una riflessione che convinca e abbia il sostegno di un’ampia forza politica, e di conseguenza di una grande parte dei sardi, faccia seguire una serie di azioni di rivendicazioni vere, non violente, significative per i sardi.
Coloro che protestano, civilmente, contro l’invasività delle servitù militari, e qualche loro mistero, hanno bisogno di una voce autoritaria che ancora non mi sembra si sia levata.
Non lo è stata quella di Doddore ma forse non lo voleva neppure essere: altri avrebbero potuto unirsi a lui e accompagnarlo con l’aspetto intellettuale della battaglia, lui voleva riprendersi Malu Entu, darle il nome sardo originario e morire per un’idea.
Forse il suo ampio sorriso si sarà nuovamente disteso al pensiero che un’amante della Sardegna, Faber, non senza ironia, iniziò una sua canzone così: “morire per delle idee, l'idea è affascinante, per poco io morivo senza averla mai avuta”.
Doddore l’ha avuta e qui, davvero, ha fatto seguire alla nobile riflessione, l’azione: e noi, possiamo solo chinare il capo.

 

 

Aggiungi commento


Joomla templates by a4joomla

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Cliccando sul pulsante “agree” acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie consulta la sezione dedicata facendo click su “privacy policy”. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information