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Sviluppo locale e sostegno all'imprenditoria in Sardegna. Tutto giusto, tutto bello. A parole PDF Stampa E-mail
Editoriali - Amos Cardia
Domenica 13 Agosto 2017 15:08

Quando si parla di sviluppo locale e di sostegno all'imprenditoria in Sardegna uno degli attori principali chiamati in causa è quello pubblico, il cui ruolo è spesso anticipato e accompagnato da efficaci campagne pubblicitarie e divulgative. Per un imprenditore locale affidarsi a una delle tante iniziative di sviluppo locale significa innanzitutto investire tempo ed energie per partecipare alle attività previste, una scelta che però può diventare una vera e propria scommessa. Soprattutto in assenza di meccanismi di monitoraggio e controllo del reale impatto generato da queste iniziative. Pubblichiamo al riguardo questo contributo di Amos Cardia,  imprenditore locale e fondatore di Sardinia Biking.

Di Amos Cardia *

Cultura di impresa e marketing territoriale. Volani, acceleratori e incubatori sociali. Amministrazioni partecipate, start up e tecnologie smart. Modelli top-down e bottom-up. Matrici SWOT ed economie della condivisione. Facilitazioni di processo e approcci inclusivi. Capacità propositiva ed ecosistema produttivo. Collaborazioni pubblico-privato e attivazioni di circoli virtuosi. Networking, coworking e storytelling… Se siete un funzionario di qualche ente pubblico che deve promuovere lo sviluppo locale e vi serve qualche concetto per dare un senso al vostro ruolo, allora potete prendere qualche parola fra quelle elencate sopra. Farete un figurone, tanto nessun giornalista andrà a verificare e a documentare se a quelle parole sono seguiti i fatti e se agli eventuali fatti sono seguiti effetti positivi.

Però attenzione, ogni tanto qualcosa può andare male. Per esempio può succedere che qualche impresa e qualche cittadina/o del territorio, che conosce quelle parole, quei concetti e quelle tecniche da prima e meglio di voi, vi creda e frequenti le vostre riunioni. Questo è il peggio che vi possa succedere, che vi si creda. Allora sarebbero grossi guai. Perché credendoci ci metterebbe impegno, tempo, quindi soldi, fatti concreti, e lo stesso si aspetterebbe da voi. Poi andate a spiegare che era come un gioco di ruolo e che se non avete conseguito risultati non fa niente, perché tanto voi avete lo stipendio fisso, le ferie pagate, le tredicesima, la malattia pagata e che anche se non avete conseguito i risultati prendete lo stipendio ugualmente.

A me purtroppo non l’hanno spiegato, l’ho dovuto capire da solo e meno male che l’ho capito in tempo. Ho partecipato anni fa alle attività di un ente pubblico per sviluppo locale, ho sacrificato ore e giornate di lavoro ma alla fine non ne è derivato il guadagno di un solo cliente in più. Non mi interessano le polemiche personali e quindi non farò nomi e cognomi, fermo restando che sono a disposizione di chi voglia saperne di più, la questione è tutta politica, vale a dire che ci sono persone, retribuite con le tasse che pagano i cittadini e le imprese, che non conseguono i risultati e sono ugualmente retribuite come se avessero lavorato bene.

Un bel giorno la mia e altre imprese attive in un certo territorio sono invitate a fare proposte di attività utili alle imprese stesse, nei limiti di ciò che è consentito dalla programmazione dell’ente. La programmazione consente poco o niente di utile alle nostre imprese, non per colpa dell’ente, ci si dice, ma per colpa dell'Unione Europea e della Regione. Comunque scopriamo che sono consentiti dei seminari formativi e quindi veniamo invitati a fare una proposta per un ciclo di seminari di cui possiamo avere bisogno. Con altre imprese, in base alle nostre esigenze di formazione (inglese avanzato, informatica, marketing, archeologia e altro) presento la proposta, completa anche di nomi degli esperti dai quali avremmo voluto imparare, come ci era stato richiesto, ma la dirigenza dell’ente non organizza un bel niente, né con quegli esperti né con altri. Non fornisce alcuna spiegazione in merito alla mancata organizzazione dei seminari e non sembra afferrarre il concetto elementare che questa è mancanza di rispetto: mettere le persone a sacrificare il loro tempo a lavorare gratuitamente, per poi interrompere il loro lavoro e quindi non conseguire i risultati e avere fatto sprecare tempo a quelle persone.

Nel frattempo veniamo invitati a una riunione con uno psicologo (scelto dall’ente e non certo da noi) che, senza conoscere le nostre persone né le nostre imprese, inizia la sua relazione in modo temerario descrivendo i mali di cui secondo lui soffriamo e pone particolare enfasi sulla cosiddetta attribuzione esterna. In modo cortese ma fermo lo invitiamo a informarsi prima di giudicare e, magari, a dare uno sguardo anche nella stanza dei bottoni, giusto per capire di cosa soffra invece la dirigenza dell’ente. Siccome non è scemo, capisce subito che si sta mettendo in una brutta situazione e con una certa eleganza arriva a più miti consigli. Sostiene che l’ente non è ricettivo nei nostri confronti per un difetto di comunicazione che può essere anche nostro e quindi ci invita a formulare le nostre richieste secondo uno schema che chiama "smart", una semplice griglia espositiva che secondo lui migliorerebbe la leggibilità e la comprensione. Bene: presentiamo la proposta di seminari proprio secondo lo schema "smart" senza ottenere comunque alcun risultato. Come se non bastasse, lo psicologo ci aveva invitato, nel caso avessimo presentato una proposta "smart" e l’ente non avesse risposto nei tempi che la nostra stessa proposta stabiliva, a contattarlo e avrebbe fatto lui da garante, sollecitando l’ente a essere altrettanto "smart". Io informo lo psicologo del fatto che l’ente non sta rispondendo, né in modo "smart" né in qualunque altro modo, e non solo non arriva riposta dall’ente ma non risponde neanche lui stesso. Non c’è bisogno di commentare.
Qualche tempo dopo arriva una mail con la quale l’ente, come se nulla fosse, ci invita a una riunione su tutt'altro tema e io replico che prima di aggiungere altra carne al fuoco sarebbe corretto assolvere agli impegni già presi. Al che la dirigenza risponde, in modo secondo me pretestuoso, che la proposta dei seminari era stata formulata in modo non sufficientemente "smart" e che somigliava piuttosto "a una lista della spesa". Anche in qiesto caso non c'è bisogno di commentare, dico soltanto che ho tutta la corrispondenza conservata (di questa e delle altre vicende, in più copie in hard disk diversi conservati in locali diversi), nel caso a qualcuno o a qualcuna venisse in mente di sostenere che non è vero.

Un'altra vicenda significativa è quella del bando per la realizzazione di percorsi escursionistici. Tale bando era destinato agli enti pubblici e lo vinse l'Unione dei Comuni del territorio, che a sua volta avrebbe fatto un secondo bando per trovare un'impresa che avrebbe realizzato i percorsi. Un sistema macchinoso, sarebbe stato più economico e veloce che l’ente avesse fatto un bando direttamente per le imprese per realizzare i percorsi. Poniamo che, come al solito, non sia colpa dell’ente ma dell'Unione Europea e della Regione che impongono queste procedure assurde, la questione rilevante è un'altra.

Chiedo alla dirigenza se può mostrarmi il progetto col quale l'Unione dei Comuni si è aggiudicata il finanziamento, affinché io possa vedere quali lavori si effettueranno e possa così programmare le mie iniziative future in considerazione delle infrastrutture che sarebbero state realizzate. Mi risponde che il progetto non può mostrarmelo, al che io chiedo se possa mostrarmelo dietro una richiesta formale di accesso agli atti, in qualità di portatore di interesse, e mi invita a presentarla. Presento la richiesta formale e formalmente mi viene risposto di no. Quali saranno i percorsi escursionistici da realizzare, con i soldi nostri, e dove, e come, e a che prezzo, è un segreto. E poi l’ente parla di fare rete.
Al che io e altre imprese chiediamo che l’ente chiami l'Unione dei Comuni, che non ha ancora scritto il suo bando per l'individuazione dell'impresa, affinché ascolti le esigenze delle imprese e realizzi percorsi escursionistici funzionali alle esigenze reali del mercato escursionistico, e non cattedrali nel deserto. È ovvio: siamo noi imprese a essere a contatto ogni giorno con gli escursionisti e quindi a sapere cosa è necessario fare, non certo i funzionari dell'Unione dei Comuni, che meritano tutto il rispetto e sono preparatissimi nel loro mestiere, ma in fatto di mercato escursionistico non sono competenti. Bene, questo incontro l’ente non l'ha mai voluto organizzare, trincerandosi nella posizione per la quale l'Unione dei Comuni aveva preso il finanziamento in modo legittimo e ora l’ente non c'entrava più niente. Verissimo, ma l’ente non doveva promuovere il lavoro di rete?
L’ente quindi ci lascia soli e allora chiamo io l'Unione dei Comuni, spiegando che è opportuno organizzare questo incontro pubblico, per fare in modo di realizzare opere utili, spendendo i soldi pubblici nel modo più produttivo possibile, dato che in Sardegna è pieno di percorsi escursionistici che poi non frequenta nessuno e diventano soldi sprecati. Spiego che è necessario che il bando sia inclusivo, entro ciò che la legge consente, per dare la possibilità a quante più imprese di partecipare e arrivare così a una selezione per merito tra quanti più soggetti possibili. Spiego che c’è una gruppo di operatori del territorio disposto a dare loro consulenza gratuitamente nella scrittura del bando, affinché siano chiari sin dall’inizio i bisogni del territorio che l’impresa dovrà soddisfare. Ho avuto l'impressione di venir preso per un marziano, ma questa è una mia impressione e in quanto tale non conta nulla, tanto più se ricavata da una telefonata, fatto sta che mi si risponde in modo vago e non vengo mai contattato. Poi si lamentano che sono oberati di lavoro e che nessuno li aiuta.

Tempo dopo scopriamo il bando per l'individuazione dell'impresa già scritto e pubblicato: un bando che si è rivelato inadeguato rispetto all'obiettivo di creare percorsi escursionistici frequentati e di successo, capaci di migliorare l'economia del territorio. Questa non è una mia opinione (che sarebbe comunque legittima), è la realtà: dopo due anni quali sono i percorsi escursionistici realizzati? Dove iniziano? Non si sa. Sul sito dell’ente non c'è niente, neanche alla voce "Turismo", niente anche sul sito dell'Unione dei Comuni, neanche alla voce "Itinerari e gite". Cosa deve fare l'escursionista che ne vuole usufruire? Non si sa. Non ne usufruisce. Non sa neanche che esistono.

Sia chiaro, la responsabilità non è dell’impresa vincitrice, che giustamente persegue il suo profitto ed è tenuta a fare soltanto ciò che il bando gli impone, la responsabilità è tutta dell’ente e dell’Unione dei Comuni che, pur avendone la possibilità, non hanno voluto usufruire di consulenze gratuite che, se recepite, avrebbero portato a realizzare opere produttive.

Tra l’altro, una volta che l’Unione dei Comuni aveva individuato l’impresa vincitrice del bando, avevamo chiesto all’ente di organizzare lo stesso incontro tra noi operatori del territorio attivi sui percorsi escursionistici e l'impresa, ma anche in questo caso l’ente non vuole organizzare e non organizza, pur trattandosi di una iniziativa a costo zero (mi ero persino offerto di portare io il mio computer, il mio videoproiettore e i miei software cartografici per illustrare i percorsi da realizzare). Tutto ciò che otteniamo è l'indicazione che possiamo contattare l’impresa per conto nostro. Come se già non sapessi di essere libero di telefonare a chi mi pare. Anche in questo caso, l’ente non doveva promuovere il lavoro di rete?

(* Sardinia Biking – www.sardiniabiking.com)

 

 

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