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Libertà e conoscenza , libertà è conoscenza. Tramas de Amistade all’apertura dell’anno accademico PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Venerdì 06 Ottobre 2017 07:49

Lunedì 2 ottobre 2017 nell’Aula magna del Palazzo del Rettorato si è svolta la solenne cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico 2017/18 dell’Università degli Studi di Cagliari, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e della senatrice a vita Elena Cattaneo. Di seguito il racconto del nostro invitato Daniele Madau, con una breve intervista alla senatrice Cattaneo.

Di Daniele Madau

L’inaugurazione dell’anno accademico, celebrata lunedì 2 ottobre dall’Università di Cagliari, ha avuto come filo conduttore il percorso verso le fonti dell’università stessa, verso il suo cuore e, in fin dei conti, verso il cuore stesso dell’uomo: la conoscenza e la cultura. Gli accedemici invitati erano funzionali a questo fine, soprattutto colei a cui è stata riservata la prolusione, la senatrice a vita Elena Cattaneo; ospite d’onore, in occasione anche delle commemorazioni per l’ottantesimo anniversario della morte di Gramsci, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E’ un periodo storico, nel nostro Paese, in cui, faticosamente, la cultura e la conoscenza tornano a essere oggetto identitario dello stato italiano, del suo uomo e del suo cittadino: una nuova, timida, primavera le cui primizie sono minacciate da eventi atavici – ma non vogliamo scrivere congeniti, in un articolo in cui si parla di libertà dell’individuo - conosciuti ma non combattuti, come quelli della corruzione, e depravazione, all’interno delle università.
Quando, però, come in questa occasione, gli interventi toccano la libertà come frutto della conoscenza, è naturale intuire e avvertire come il discorso si elevi verso quei cieli e quelle corde in cui si può avventurare l’uomo, ogni uomo, seguendo la sete di conoscenza scolpita nel nostro cuore, il cuo modello è in Ulisse, quello di Omero e di Dante.
Allora l’Università riscopre tutto il suo senso di esistere, allora una cerimonia pomposa, stridente – almeno da noi che non sempre celebriamo il nostro passato e le nostre tradizioni, forse per il pudore e la vergogna verso il presente - e, a voler essere taglienti, autoreferenziale, diventa imprescindibile.

Per renderla meno autoreferenziale, sarebbe bastato invitare qualche studente in più nella sala principale, a contatto col Presidente e la senatrice a vita – e ricercatrice – Cattaneo, o, magari, spostare la cerimonia in un luogo capace di contenere più docenti, studenti e, magari, famiglie.
Il rappresentante degli studenti, però, è riuscito a dar voce alla sua componente studentesca, intervendendo subito dopo l’inno nazionale e le parole della rettrice Del Zompo – il cui intervento è stato incentrato soprattutto nei numeri dell’ateneo, indicato come sano e in crescita – chiedendo maggiori fondi, strutture, attenzione per la cultura, lo studio, gli iscritti. I due primi discorsi, così, si sono bilanciati ed equilibrati, limando quel senso di vanagloria che è sempre in agguato in queste situazioni.
Chi ha saputo armonizzare, tuttavia, in un unico intervento il bene e il male, il cielo e la polvere del nostro sistema, è stata la senatrice Cattaneo, la cui prolusione ha avuto come centro l’etica della conoscenza. Partendo dalla libertà di ricerca che, se finanziata, permette agli studiosi di occuparsi, con dignità, di ogni aspetto dello scibile umano (efficace l’esempio della struttura sociale delle formiche), ha toccato il punto più alto nel momento in cui ha ricordato come nessuna risorsa pubblica, nemmeno un euro, possa essere usato in maniera personale e discrezionale, ma debba essere messo a frutto per la cittadinanza, che finanza l’università stessa attraverso le tasse.

Dopo di lei, l’intervento di Sergio Mattarella, breve e intenso, come sempre spontaneo, guardando l’uditorio, senza leggere.
Avendo in mente la stretta attualità, in particolar modo gli eventi catalani e spagnoli, ha elogiato la cultura come veicolo di unità, confronto produttivo, condivisione, ripetendo più volte la parola “insieme”: un termine semplice e difficile, più bello da pronunciare che da vivere, forse.
Un termine appropriato, infine, per chi incarna l’unità nazionale.
Su tutti gli interventi stendeva la sua ombra solenne il pensiero e la figura di Gramsci, più volte citato - e poi omaggiato da Mattarella a Ghilarza - come emblema della cultura che illumina il buio e vince le bocche di lupo delle celle, del pensiero libero che vola attraverso i tempi, della conoscenza che innalza i sottomessi.

A fine cerimonia, abbiamo avvicinato e posto tre domande alla senatrice a vita, per meriti di ricerca,  Elena Cattaneo:

Senatrice, anche senza gli ultimi scandali nell’università, avrebbe ugualmente incentrato parte della prolusione sul rispetto per ogni euro destinato alla ricerca?
Sicuramente, l’università deve essere luogo dell’etica e della moltiplicazione delle risorse in termini di benessere, crescita, conoscenza per la comunità.
Ogni studente deve avere il diritto di non essere tradito, di poter investire la propria speranza e di sentirsi tutelato dalla nostra istituzione.
Cosa pensa del nuovo codice per le università che la ministra Fedeli sta studiando con Cantone e l’Anac?
Non conosco a fondo i termini di quello che sarà il codice, ho piena fiduca nella ministra Fedeli; tuttavia vorrei che l’università trovasse al suo interno le risorse, la forza, il codice per essere luogo dell’etica.
Quando finirà, senatrice, l’emorragia dei nostri studenti, del nostro futuro, verso l’estero?
Anche se è obiettivo di tutti noi far sì che gli studenti restino nostro patrimonio, ricordiamoci, però, che anche un loro diritto quello di formarsi nei luoghi di eccellenza stranieri e di conoscere altre realtà oltre quella italiana.

E d’obbligo lasciare uno spazio, infine, alle polemiche che hanno accompagnato questa visita: alcuni indipendentisti hanno protestato contro colui che incarna lo Stato, mentre ad altri è sembrato fuori luogo spendere per risuscitare, per un solo evento, il cadavere dell’aeroporto di Fenosu. Ragionando di cultura e libertà, il minimo che si può fare è ascoltare ogni voce e provare a cogliere gli aspetti che sembrano utili a crescere, appunto, insieme. Pigliaru, infine, nel suo intervento di Ghilarza, non ha nascosto i malumori dell’isola. Dovrà venire il giorno in cui, però, non dovremo presentare le nostre richieste, come nell’inno Procura de moderare, ma forti e liberi, insegneremo la libertà che vince i regimi: quella di Gramsci.

 

 

 

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