Home Editoriali Daniele Madau La svolta storica del Moby Prince: anche sulle stragi italiane può esistere la verità
La svolta storica del Moby Prince: anche sulle stragi italiane può esistere la verità PDF Stampa E-mail
Editoriali - Daniele Madau
Giovedì 25 Gennaio 2018 16:50

Tramas de Amistade ha seguito, dalla sua istituzione, il lavoro della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla tragedia del Moby Prince, seguendo il naturale desiderio di verità insito in ognuno di noi e il desiderio di non dimenticare tante vittime innocenti, 140, tra cui molti sardi. Ora possiamo gioire, per i contenuti della relazione finale, con Luchino Chessa, figlio del comandante, morto, con la moglie, nell'adempimento del suo lavoro e vittima di accuse infondate.

Di Daniele Madau

La Commissione Parlamentare d'Inchiesta istituita per far luce sul disastro del Moby Prince, a causa del quale hanno perso la vita 140 cittadini italiani – quasi il doppio dei passeggeri del DC9 di Ustica- e tanti sardi, ha terminato i suoi lavori e presentato, il 24 gennaio, i contenuti della relazione finale.
E' stata una giornata di gioia e soddisfazione, intima ma da condividere con tutta l'Italia assetata di verità, per i parenti delle vittime: la Commissione, infatti, ha accertato che l'inchiesta portata avanti dalla procura di Livorno è stata carente e condizionata da eventi esterni. Questa affermazione risuona come un grido di liberazione, per tutti noi abituati ai muri di gomma.
Altri punti cardine, che ribaltano l'esito delle precedenti inchieste giudiziarie ormai concluse, sono il fatto che non ci fosse stato dolo da parte del comando del Moby, che la Petroliera Agip Abruzzo si trovasse in un luogo in cui non poteva stare e in una posizione diversa da quella che la magistratura aveva ipotizzato. La nebbia, la grande accusata, non c'era – in una notte limpida – ; e, soprattutto, la parte più drammatica: i soccorsi che non sono mai arrivati, le persone che sono morte soffocate o bruciate, benché, come confermato in audizione dal mozzo Bertrand, lui stesso avesse informato i suoi soccorritori della presenza di persone ancora in vita.
Luchino Chessa, figlio del comandante Ugo, può finalmente parlare di vittoria di tutta la repubblica italiana e della democrazia, in questa lotta per la verità.

 

“Ora gli atti verranno trasmessi alla stessa procura di Livorno e a quella di Roma, per una eventuale riapertura del processo: chiaramente, visto il precedente, ci auguriamo sia Roma a riaprire il caso.”
“E' incredibile la macchinazione che è stata messa in piedi subito dopo la collisione – continua Luchino - : Bertrand ha subìto un lavaggio del cervello – visto che dopo una prima dichiarazione ha cambiato subito versione - mentre i due armatori si sono subito messi d'accordo per non intraprendere azioni l'uno contro l'altro. Poi la Commissione ha portato a conoscenza, grazie alle indagini della Guardia di Finanza, una sospetta assicurazione stipulata dall'armatore per 20 miliardi”.
Ora non bisogna arrendersi, resta ancora da capire lo scenario in cui è potuto accadere questa sciagura.
C 'è però, ormai, un qualcosa di impagabile, una roccia solida per il futuro: tutte le istituzioni si sono congratulate coi familiari delle vittime, dopo essersi apertamente schierate dalla loro parte.
Forse l'Italia sta diventando una democrazia matura, o almeno ha capito qual è la base per esserlo.

 

 

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