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Il 'Master and Back' non funziona, di Davide Fara PDF Stampa E-mail
Editoriali - Altri autori
Sabato 06 Ottobre 2012 07:30

di Davide Fara*

Era il Dicembre del 2005 quando il programma ‘Master and Back’ divenne cosa ufficiale, riconosciuto da molti come strumento innovativo che il futuro della Sardegna merita e aspettava da tempo. Il programma, avuto il plauso della Commissione Europea, fu ‘copiato’ dalla Regione Puglia, con il ‘Ritorno al Futuro’, e altre regioni d’Italia, Toscana e Lombardia, avendone intuito le enormi potenzialità, si attrezzarono con strumenti simili.

In due parole Master e Ritorno, significa dare la possibilità a chi ha la voglia ma non i mezzi finanziari per farlo, di formarsi all’estero o in Italia, studiare e conseguire un titolo che conta nelle più importanti Università del Mondo, per poi aspirare a un possibile ‘percorso di rientro’ nell’isola: investendo così conoscenze, esperienze e competenze nuove, innovative nella propria terra.

 

 

È chiaro che un’impostazione simile, tanto generosa quanto lungimirante, in una terra come la Sardegna suscitò un vespaio di polemiche. Accanto, infatti, alla bontà della proposta e alla forte carica ideale che riponeva nei giovani le sorti dell’Isola (fatto unico per la storia sarda!), si sono presentati allo starter tutti i nodi al pettine che già al suo costituirsi mettevano in crisi il sistema di gestione del programma: il merito, o l’autonomia di potere della stessa Agenzia del Lavoro che lo amministrava. (Un libro dal titolo “Master and Back. Un’inchiesta. 2006/2009”, pubblicato da Pablo Sole, lo testimonia).
Al contempo si creavano una miriade di competenze specifiche, in grado di districarsi settorialmente entro i campi dello scibile: dalla microbiologia molecolare, al marketing e finanza, dal management dei trasporti a quello della rete integrata nel settore museale e archeologico, il chimico, il turistico, il giornalistico, l’artistico.
La domanda, a questo punto, nasce spontanea: 1) la Sardegna pensata per il ‘Ritorno’ è in grado di assorbire tutte queste Alte competenze professionali? O meglio, la Sardegna - del Ritorno - ha forse percepito la ricchezza storica, per non dire epocale, d’avere tutti i settori di conoscenza coperti da una e più competenze portate ai massimi livelli professionali, di chi è partito con un’idea ed ha una forte motivazione a tornare, per ‘investire’ finalmente in Sardegna. O ancora, siamo sicuri che la Sardegna del ritorno vuole questo?

Doveroso, ora, fare un minimo di abbecedario del lessico qui utilizzato:

Per Sardegna s’intende: Pubblica Amministrazione, locale e Regionale; Università, Classe politica, locale e Regionale; tessuto economico sardo, fatto da privati, imprenditori, Enti di programmazione e Ricerca.
Per sardi s’intende: le persone nate e vissute, operanti in Sardegna, con esperienze di lavoro sul campo, con titoli nei vari settori di riferimento.

Detto questo, sappiamo tutti - lo diceva nostra nonna - che non bisogna essere laureati, masterizzati, o dottorati per essere intelligenti. Così come non bisogna avere origini sarde per volere il bene della Sardegna. È chiaro, però, che questi due parametri vanno a scardinare una pesante eredità che la Sardegna da sempre si porta dietro: quella di essere professionalmente incapaci, fuori da certe logiche non meritocratiche, di costruire il proprio destino in casa, per poi trasmetterlo ‘a catena’ nel luogo in cui si opera. Se ciò non avviene, infatti, porterà, come bene sappiamo, al servilismo, alla subalternità politica, energetica, industriale: quella che non mira allo sviluppo culturale, ‘professionale’ e civile del popolo sardo nei suoi settori strategici.

Il confronto con l’estero e altri sistemi competitivi è, in virtù di questo programma e della globalizzazione dei mercati, ora, necessario. Estero significa lingue, in primis, e allora un masterizzato o dottorato per la propria lingua si chiede come mai nelle Università sarde - le differenze sono minime - un sardo debba insegnare l’arabo ai sardi, o il cinese, quando si è appreso che in tutto il mondo le lingue, per ovvi motivi, vengono insegnate dai madrelingua? E poi ci si chiede qual’è il metodo di ‘valutazione’ in itinere, secondo l’efficienza e la produttività? Pare che i dieci minuti di un colloquio, possano valere una carriera, anche quando in quel colloquio si fa scena muta, ma si ottiene comunque il posto.

Questo è un esempio, ma allora perché si è investito in eccellenze se poi, carte alla mano, si preferisce chi neppure conosce il lavoro per il quale si propone? Dico questo perché è routine quotidiana, vita concreta, nelle aspettative e nella consapevolezza del mestiere e delle professioni, in qualità di termini di risposta ai problemi di ogni giorno, in ogni campo, che un’isola come la Sardegna si trova a dover per forza a fare i conti. Il salto generazionale deve necessariamente essere legato a competenze specifiche, e deve anche essere data, non negata, la possibilità di creare le competenze, metodo che, ad oggi, è a dir poco contraddittorio.

Detto questo, va evidenziato il fatto che la Sardegna non ha mai avuto una classe di studiosi così preparata, numerosa e desiderosa di investire il proprio futuro in quello della Sardegna. Dopo il boom economico, la crisi, il disastro antropologico al quale assistiamo, quando si ripresenteranno, infatti, le condizioni favorevoli per avere competenze pronte, già ‘formate’, desiderose di ‘operare’ per inserirsi nei vari settori di crescita e sviluppo in ciò che dovrà necessariamente essere l’isola di domani?

Il rimandare la palla in avanti è una tattica che non può funzionare più, il livello di coscienza politica, civile, culturale, il disastro ecologico e occupazionale dell’industria, tra crisi, servizi e promesse disattese, netti come oggi la Sardegna non li ha mai avuti. Questo, alle prossime elezioni, o prima, farà saltare il tappo di una politica che imbroda nelle sue vecchie logiche una lotta che intende evitare il confronto con i tempi.
È chiaro, dunque, che il Master and Back, cambiato, ridotto, pur distorto quanto si vuole dall’idea originaria, impone una valutazione basata sui criteri di merito a ogni livello. Non più ‘politici’, dunque, già a partire dall’Università o dalla pubblica amministrazione. Questo dovrebbe essere il motore produttivo, il primo e diretto riflesso fondante dell’economia nel territorio.

A questo punto è chiaro che serve una Commissione di Valutazione del Merito interna al Master and Back, per il rientro, ma non solo. Commissione in grado di estendersi a tutte le iniziative che ricadono nelle politiche di sviluppo della Sardegna. Oltre a collocare competenze e progettualità in un piano integrato di sviluppo a partire dalle criticità di fondo della Sardegna: industria, turismo, trasporti interni, connettività, questa dovrà essere in grado di espletare in tempi certi progetti, idee, proposte secondo le priorità d’urgenza che la Sardegna maledettamente ha. Non può ovviamente essere un doppione dell’esistente, dato che l’applicazione nei vari campi richiede in ogni campo il confronto costante con il resto del mondo, con sistemi che regolamentano progettualità di carattere internazionale.

Una Commissione Valutatrice, composta da backisti, dunque, (ma non solo) sulla base di competenze e risultati certi, non onnipotente, da sottoporre a valutazione di operatività, in grado di ‘recepire e instradare’ una direzione duratura di sviluppo a breve, medio e lungo termine. Tale Commissione dovrà valutare motivazioni, idee, e progetti per ‘investire’ sul proprio ritorno in Sardegna. Capire insomma se ci sono occhi diversi da parte dei candidati, con progetti di ritorno alla mano, rispetto a quando erano partiti.

Si dovranno perciò premiare i livelli di conoscenza ed operatività, quando l’Università, la pubblica amministrazione, o la politica, non è autoreferente: fare rete locale, globale, territoriale. Valorizzare, scoprire, organizzare il nostro immenso patrimonio culturale, paesaggistico, archeologico, linguistico, antropologico, multiculturale, delle popolazioni che ci hanno dominato.

È allora, oltre alla modalità, è fondamentale la tempistica. Burocrazia politica per l’espletazione delle pratiche, numerosi proclami a mezzo stampa, spesso non consequenziali nei fatti: informazione, disinformazione. Bandi con cadenze irregolari, scollegati dagli inizi di anni accademici, ritardo nei pagamenti, contributi Inps non versati, tasse esose e cumulate, tutto questo è fondamentale sanare per garantire la ciclicità fruttuosa di un programma di studio che si deve tradurre in lavoro.
Dopo il forte investimento che la Sardegna ha fa fatto in termini monetari, e di vita professionale dei candidati, è chiaro che se non si chiude il cerchio (ancora dopo un anno si aspetta il bando Back-Impresa: annunciato come deputato a garantire nuova occupazione, per creare opportunità di formare qui altro lavoro, e nuovi campi d’impresa). Se non si fa questo, si pone certamente il problema dell’efficacia e della validità stessa dell’intero programma Master and Back, oneroso, certo, ma in tal maniera diversamente sostenibile dalle casse pubbliche.

La sfida del miglioramento professionale quando si ha a che fare con altri sistemi più efficienti del nostro, non è da richiedersi solo a chi usufruisce del programma, e poi subisce, in ogni settore, bandi avulsi dalla realtà, contradditori o rettificati con l’improvvisazione, o l’approssimazione posticcia del burocratese. Tutto questo perché non solo si ha a che fare con soldi pubblici europei, ma prima con persone con valigie ancora piene di sogni, che sperano un giorno di poterle aprire con successo a casa propria, così come hanno fatto altrove.

È questo, infine, un appello agli studiosi, backisti, professionisti, aspiranti imprenditori (seri) a fare RETE. C’è un sito internet recentemente costituito: masterandback.oneminutesite.it - Ci si può scambiare progetti, conoscere profili, competenze di chi opera. Progettare e proporre nuove idee di sviluppo: è la chiave per connetterci a un dinamismo che finora qui è stato volutamente lasciato scollegato dal resto del mondo. Un investimento da fare con lo sforzo nella multidisplinarietà, incontro reale tra talenti e risorse. Un lavoro di team, che (si è appreso da altre parti) qui ora manca, potrà far ‘funzionare’ lo sviluppo della Sardegna. Sappiamo che la vera economia oggi è internet, e la vera continuità territoriale qui è la banda larga: tante nuove e vecchie imprese potrebbero beneficiare di ciò.

I trasporti interni, poi, di un’isola ‘sedicente’ votata al turismo che non riesce a fare un serio sistema di rete integrato, cui è sempre impreparata. Per spezzare l’isolamento interno della Sardegna dal suo isolamento esterno, da quello mentale e ‘monoculturale’ nella quale è piombata, occorre far crescere la consapevolezza di un alto numero di partecipanti al Master and Back che parlano le lingue, vivono fuori, per invertire l’emigrazione a vita del passato in una mobilità moderna in Europa e nel mondo. Far smuovere le evangeliche montagne, nella consapevolezza di una maturità da parte di chi ha voglia di investire nell’Isola, rifacendosi alla natura del programma d’origine: seminare per, ora, raccogliere.

La ricchezza della Sardegna - giunti fino a qui - solo i sardi saranno in grado di sperderla: senza un piano di sviluppo sostenibile, fatto da persone valide, competenti, abituate per formazione a intersecare dati e conoscenze. Allora non potremo più incolpare i turisti, né la Tirrenia, né lo Stato, quando cederemo nuovamente il passo al prossimo invasore.

(* articolo pubblicato sul numero di settembre 2012 della rivista online Sardinews.it diretta da Giacomo Mameli)

 

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